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Caso Sea Watch, Passerini : "Mi vergogno di far parte di un Paese che arresta chi ha salvato dei naufraghi''

Dopo 17 giorni si è concluso il braccio di ferro sulla sorte dei migranti che si trovavano sulla Sea Watch 3. La capitana Carola Rackete è riuscita ad attraccare a Lampedusa e a far sbarcare 40 persone. Lei subito dopo è stata arrestata dalla Guardia di Finanza

Pubblicato il - 30 June 2019 - 20:28

TRENTO. Se da un lato esulta il ministro dell'interno Matteo Salvini dall'altro non manca l'indignazione di una grossa fetta della società civile che in queste ore sta esprimendo la propria solidarietà alla capitana della Sea Watch, Carola Rackete, arrestata l'altra sera e messa ai domiciliari con l’accusa di aver violato le norme sul blocco navale e speronato una motovedetta della Guardia di Finanza. Un fatto, quest'ultimo, per il quale la stessa comandante si è già scusata.

 

Al porto di Lampedusa l'altra notte si è concluso il braccio di ferro sulla sorte dei migranti che da 17 giorni erano bloccati sulla Sea Watch 3. Le 40 persone a bordo della nave, stremate dalla situazione, sono state fatte sbarcare tra un massiccio cordone di forze dell'ordine.

 

Le accuse mosse nei confronti della capitana sono quelle di violazione di un articolo del codice della navigazione, che sanziona con la pena massima di 10 anni chi fa violenza o resistenza a una nave da guerra, e il tentato naufragio, previsto dagli articoli 110 e 428 del codice penale, e sanzionato con la pena massima di 12 anni.

 

Qui riportiamo la lettera di Vincenzo Passerini

 

Mi vergogno di far parte di un paese che arresta chi ha salvato dei naufraghi. È un giorno sciagurato della nostra storia. È un giorno di una tristezza infinita che non avremmo mai voluto vedere.

 

Mi vergogno di far parte di un paese che vuole mandare in galera Carola Rackete, ammirevole comandante della nave Sea Watch che ha salvato 52 naufraghi, e manda al governo un partito come la Lega Nord che ha truffato lo Stato per 49 milioni di euro e non li restituisce. Mi vergogno di far parte di un paese che usa la legge per colpire i giusti e calpesta la legge quando deve colpire i potenti.

 

Mi vergogno di far parte di un paese che è stato la culla dell’Umanesimo e ha fatto una legge che considera un reato salvare delle vite umane.

 

Mi vergogno di far parte di un paese che finanzia gli aguzzini dei lager libici dove migliaia di essere umani sono imprigionati, ricattati, torturati e muoiono di stenti, di malattie, di violenze.

 

Mi vergogno di far parte di un paese che ha dimenticato la sua storia di emigrazione, i milioni di italiani migranti in tutto il mondo, che hanno chiesto ad altri di esseri accolti, che hanno percorso i mari e hanno trovato dei porti aperti, che hanno subito naufragi e che sono stati salvati, ma che sono anche annegati o morti di malattie e di stenti nei lunghi e pericolosi viaggi, che hanno subito l’emarginazione da parte dei razzisti, che hanno resistito e fatto grandi i paesi dove sono stati accolti. Mi vergogno del mio paese che dimentica cosa vuol dire essere emigrante.

 

Mi onoro di far parte di un paese che ha una Guardia costiera che ha salvato migliaia di migranti e che la politica ha poi costretto ad arrendersi e a ritirarsi nella battaglia per la vita di tanti infelici.

 

Mi onoro di far parte di un paese che ha tanti volontari, sindaci, amministratori locali, tanti uomini e donne che continuano ad aiutare i migranti e i poveri e che non si sono piegati alla disumanità dominante.

 

Mi onoro di far parte di un paese che ha un presidente come Sergio Mattarella che difende i valori umani e civili della nostra Costituzione calpestati da una classe politica indecente.

 

Mi onoro di far parte di un paese dove vive un papa immigrato come Francesco, discendente di emigranti italiani, che non si stanca di dare voce ogni giorno agli umiliati e offesi e a dare speranza ai credenti e ai non credenti che in tempi di barbarie continuano a credere nella giustizia e nella fraternità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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