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Per l'assessore all'istruzione è ''vergognosa'' la sentenza della Cassazione su Carola (che ha rispettato il diritto internazionale)

Mirko Bisesti condivide un meme molto impattante contro il massimo organo di giustizia italiano che ha ribadito come ''l'obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell'atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare ma comporta l'obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro''

Pubblicato il - 21 febbraio 2020 - 10:55

TRENTO. ''Vergognoso, Carola Rackete scagionata''. Questa la reazione dell'assessore all'istruzione e università della provincia di Trento Mirko Bisesti alla sentenza della Corte di Cassazione, il massimo organo giudiziario del Paese. Una reazione affidata a un meme che in sostanza finisce per definire vergognoso il comportamento della magistratura perché, di fatto, ha stabilito che la comandante della Sea Watch agì correttamente salvando i migranti che aveva a bordo della sua nave "seguendo le disposizioni sul salvataggio in mare perché l'obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell'atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare ma comporta l'obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro".

 

Insomma è stato ristabilito che Carola ha operato in adempimento ad un dovere, ''sancito dal diritto internazionale - così ha sottolineato in una nota Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch - con rango di principio consuetudinario, direttamente recepito nel nostro ordinamento attraverso l'art. 10 della Costituzione. La Cassazione chiarisce che una nave non si qualifica come un luogo sicuro e, tantomeno, dove si esaurisce l'onere di assistere i naufraghi. Questo assunto è stato violato ripetutamente dalle disposizioni del precedente Governo e lo è tuttora. In questo momento, due navi umanitarie restano in attesa dell'indicazione di un porto, in balia di condizioni meteo avverso''.

 

Ovviamente il tutto a discapito dell'ex ministro degli interni Matteo Salvini che aveva firmato il divieto di ingresso, forzato dalla capitana per far scendere i migranti ormai esausti dopo giorni rimasti a bordo della nave. Nelle operazioni di avvicinamento alla banchina era stata anche toccata una motovedetta della Guardia di Finanza, atto che per Salvini si sarebbe trattato di ''speronamento'' e successivamente era scattato l'arresto della giovane. La sentenza della Cassazione ristabilisce, però, diritti e doveri mettendo una ''punto'' alla vicenda e riabilitando la Capitana.

 

La libertà di commentare le sentenze, poi, c'è per tutti come ribadito anche dalla stessa Corte di Cassazione (per esempio nel 2004 la V sezione specificava che ''il contrappeso all'elevato grado di indipendenza e di autonomia della magistratura non può che essere rinvenuto in una ampia possibilità di critica dei provvedimenti giudiziari che deve essere riconosciuta a tutti i cittadini e non soltanto ai cosiddetti addetti ai lavori'') e addirittura filosofi e intellettuali in passato hanno teorizzato anche il ''diritto alla ribellione'' alle leggi delo Stato (se, per esempio, viene imposto al cittadino di fare una cosa mostruosa: si pensi per esempio a leggi liberticide o discriminatorie o a quanto accaduto in epoche buie del nostro Paese, come sotto il fascismo, con l'imposizione delle leggi razziali).

 

Il paradosso, però, è che se Locke teorizzava proprio il diritto alla ribellione quando le leggi violano i diritti fondamentali, i diritti naturali, degli esseri umani qui siamo in una situazione ribaltata: la Corte di Cassazione si è schierata con chi ha ha salvato degli esseri umani ribadendo proprio questi diritti e il ''dovere'' di perseguirli quindi la protesta di Bisesti non è nemmeno giustificata dal nobile pensiero che la giustizia possa essersi trasformata in qualcosa di liberticida e quindi ''vergognoso''. Insomma Bisesti forse dovrebbe decidere se continuare ad essere il battagliero segretario della Lega pronto ad attaccare, a suon di meme, anche la giustizia italiana pur di difendere il suo Capitano o se essere l'istituzionale assessore all'istruzione e all'università di una Provincia autonoma. 

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