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Trento
30 dicembre | 18:33

Bocciatura terzo mandato, Fratelli d'Italia attacca Fugatti: ''Umiliata l'immagine dell'autonomia. Il Trentino poteva evitarselo. Immotivata ritorsione su Gerosa''

Il coordinatore regionale del partito di Giorgia Meloni, Alessandro Urzì si toglie diversi sassolini dalle scarpe dopo che la Corte Costituzionale ha pubblicato le motivazioni della bocciatura della legge trentina sul terzo mandato: ''Potevamo evitarci di essere additati come un esempio in negativo, di furbizia legislativa per gabbare le altre regioni. Tutto questo non fa bene all’immagine di un Trentino operoso e trasparente. Bene, ha fatto il governo quindi a porre la questione di costituzionalità''

TRENTO. ''Erano evidenti da sempre, incomprensibile è stata la forzatura e la ritorsione contro Fratelli d'Italia''. Alessandro Urzì commenta così le motivazioni della Corte Costituzionale pubblicate oggi in merito alla bocciatura del terzo mandato di Fugatti. La legge provinciale voluta dal presidente della Provincia di Trento, infatti, è stata accantonata dalla massima corte di fatto semplicemente perché il terzo mandato si applica a tutti, regioni a statuto ordinario e speciale qualora il presidente sia eletto in maniera diretta. Discorso diverso in caso di proporzionale ed elezione del presidente ad opera del consiglio come avviene in Alto Adige. 

 

Per Fratelli d'Italia, però, oggi è la resa dei conti perché, come noto, il presidente Fugatti depennò la vicepresidente Gerosa dalla seconda carica della Pat proprio perché non favorevole alla legge provinciale costruita su misura per lui. ''Non c’era nemmeno bisogno delle motivazioni arrivate oggi per comprendere la ratio attraverso la quale la corte costituzionale ha cassato recentemente la legge provinciale trentina - spiega il parlamentare e coordinatore regionale Urzì - che prevedeva una deroga al limite dei mandati per il presidente della provincia autonoma. Il principio, ma era chiaro da sempre e Fratelli D’Italia lo aveva rilevato con chiarezza, è da un lato quello dell’uniformità del diritto elettorale passivo su tutto l’intero territorio nazionale. La corte costituzionale ribadisce peraltro ciò che pure era evidente a chiunque avesse un atteggiamento laico rispetto al tema ossia che è principio giuridico dell’ordinamento della Repubblica quello del limite dei mandati come temperamento rispetto all’elezione diretta e quindi alla concentrazione di poteri''.

 

Quindi l'affondo di Urzì a Fugatti e soci: ''La approvazione di una norma, chiaramente incostituzionale nelle sue ragioni e nel suo dettato da parte del Consiglio della provincia autonoma di Trento ha esposto l’autonomia a una assolutamente prevedibile umiliazione. Che, attenzione, non è la mortificazione dell’autonomia. Perché anche l’autonomia si colloca in un quadro di sistema nazionale in cui i diritti costituzionali dei cittadini non possono essere differenziati. Ma la umiliazione dell’immagine dell’autonomia che è sembrata essere utilizzata non come una opportunità, ma come uno schermo per tentare di eludere principi di ordine costituzionale assoluto con finalità di ordine personale''.

''Potevamo evitarcelo, come Trentino - aggiunge il coordinatore di Fratelli d'Italia -. Potevamo evitarci di essere additati come un esempio in negativo, di furbizia legislativa per gabbare le altre regioni. Tutto questo non fa bene all’immagine di un Trentino operoso e trasparente. Bene, ha fatto il governo quindi a porre la questione di costituzionalità perché il governo deve agire sulla base del diritto e non delle preferenze politiche. Quindi, a maggior ragione oggi, risulta totalmente incomprensibile e anzi ingiustificabile la ritorsione attuata dal presidente Fugatti, dopo il ricorso del nostro comune governo, ai danni di Fratelli D’Italia con il ritiro delle deleghe alla vicepresidenza che appartenevano ad un accordo assunto prima delle elezioni e quindi ad oggi non mantenuto''.

 

Una ''ritorsione'' come la chiama Urzì che però Urzì stesso fa finta di non capire. I dissidi di Fugatti e di buona parte della Giunta con la vicepresidente Gerosa erano cosa arcinota. I litigi continui. Le tensioni costanti. Fratelli d'Italia in Trentino si è dimostrato essere più Fratelli Coltelli che un partito compatto e costruttivo. Solo in consiglio provinciale ha prima perso Claudio Cia (oggi entrato in Fratelli d'Italia), poi Carlo Daldoss e Christian Girardi ed è riuscito a passare da 5 eletti a 2 con il solo Biada rimasto consigliere e Gerosa in Giunta. E a ribadire il trend c'è stata l'altra parentesi legata all'elezione del presidente del partito a Trento che è stato un altro volare di stracci (per usare un eufemismo) con accuse reciproche tra i candidati e Gerosa a spuntarla su Cristian Zanetti. 

 

Insomma Fugatti non aspettava altro che potersi liberare di Gerosa e alla prima occasione buona c'è riuscito. Cinicamente potrà dire che l'operazione ''terzo mandato'' è andata male con la Corte Costituzionale ma almeno in casa ha aiutato a raggiungere l'obiettivo di depotenziare l'alleato 'scomodo': ''Quella ritorsione non aveva alcun fondamento, ha creato un precedente che ancora grava evidentemente sulla autorevolezza del presidente della provincia quasi sia stata una reazione di istinto personale di fronte ad un quadro che ora peraltro il pronunciamento della corte costituzionale dimostra essere invece di valore esclusivamente giuridico, tema che il governo guidato da Giorgia Meloni ha avuto il merito di sollevare su un piano di diritto per l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e che mai da parte di chi ha ricorso ha avuto motivazioni di carattere personale''.

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