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Trento
09 aprile | 20:00

Fratelli (coltelli) d'Italia, le figuracce in Trentino Alto Adige: dagli addii in Provincia e a Riva, agli insulti ai musulmani, dalla citazione di Göbbels al salvataggio del Duce

Esattamente un anno fa i consiglieri provinciali Daldoss e Girardi lasciarono il partito pochi minuti prima del voto sul terzo mandato per Fugatti. Si tratta della prima "grande rottura" dell'ultimo anno, durante il quale ne sono successi di tutti i (tri)colori. Una cosa è certa: il partito è "spaccato" e nel mirino c'è la presidente provinciale Francesca Gerosa, accusata da molti di essere una mera esecutrice dei "diktat" romani. A Bolzano le cose non sembrano andare meglio

TRENTO. Fratelli d'Italia o Fratelli... coltelli?

 

Tempi duri, anzi durissimi per il partito di Giorgia Meloni in Trentino Alto Adige, alle prese con una serie di "spinosissime" questioni che, ormai, si protraggono da tempo. Anzi, esattamente da un anno: se prima non erano "rose e fiori" (citiamo due fatti eclatanti: due anni fa c'era stata la fuoriuscita dal partito del parlamentare trentino De Bertoldi per non parlare del 'caso' scoppiato attorno all'altra parlamentare trentina Alessia Ambrosi sospesa dai probiviri per 15 giorni a ridosso del congresso del 2024) negli ultimi 12 mesi se ne sono viste di tutti i colori.

 

L'ultima "botta" è arrivata dall'Alto Garda, dove i due rappresentanti di Fdi in consiglio comunale a Riva del Garda, Elisabetta Aldrighetti e Nicola Santoni, si sono dimessi ufficialmente e hanno dato vita ad un nuovo gruppo, "Voce Comune per Riva", facendo di fatto sparire Fratelli d'Italia - il secondo partito più votato alle elezioni comunali di maggio 2025 dopo il Pd - dall'Aula della Rocca (Qui articolo).

 

In discussione, per i fuoriusciti, c'è la gestione della nuova presidente provinciale Francesca Gerosa, eletta a fine novembre dopo aver sconfitto Cristian Zanetti al termine di un confronto elettorale decisamente duro, con i due candidati che non se le erano mandate a dire e con un terzo dei tesserati votanti (in tutto 466, pochini) che avevano votato per l'ex consigliere comunale di Trento (Qui articolo).

 

Che non tutti fossero d'accordo che a guidare il partito fosse l'ex vice presidente della Provincia era emerso chiaramente e, nei mesi successivi, il malumore si è diffuso.

 

I problemi per Fratelli d'Italia in Trentino Alto Adige non sono però solamente "storia recente", perché i dissidi interni sono iniziati già un anno fa. Esattamente il 9 aprile 2025.

 

Quel giorno, infatti, l'Aula di Piazza Dante si espresse riguardo la possibilità d'introdurre la possibilità del terzo mandato per il Presidente della Provincia di Trento. E, dunque, per permettere al Governatore Fugatti di ricandidarsi dopo i trionfi del 2018 e 2023.

 

Il ddl, proposto dal consigliere leghista Bisesti, doveva essere votato dal consiglio provinciale e Fratelli d'Italia, seguendo la linea nazionale imposta da Roma, aveva annunciato che avrebbe detto "no", a rischio di "spaccare" la maggioranza, che sarebbe andata "sotto": l'esito - è facile prevederlo - avrebbe potuto avere conseguenze disastrose per la Giunta Fugatti.

 

Ebbene, pochi minuti prima del voto, i consiglieri Christian Girardi e Carlo Daldoss annunciarono la propria fuoriuscita da Fdi (Qui articolo) e si espressero a favore, con il ddl che venne approvato con 19 "sì" e 16 "no", tra cui quelli di Francesca Gerosa e Daniele Biada, legge poi bocciata dalla Corte Costituzionale.

 

In seguito a quella presa di posizione, Fugatti - ma era inevitabile - defenestrò la sua vice presidente, togliendole la carica, affidata al fedelissimo Spinelli, e alcune deleghe assessoriali importanti (vedi lo sport). Seguirono gli inutili tentativi di far tornare il Governatore sui propri passi da parte dei ministri Santanché, Urso, Foti e Abodi, intervenuti al successivo Festival dell'Economia, nel tentativo di salvare la "soldato" Gerosa.

 

Un teatrino francamente imbarazzante che ebbe come effetto quello di politicizzare al massimo la rassegna e quale fu il risultato? Nessuno con Fugatti che fece "game, set, match" (Qui articolo).

 

Senza dimenticare che, poche settimane dopo la tornata elettorale provinciale di ottobre 2023 (che, visto quanto accaduto dopo, sembra ormai "preistoria"), Claudio Cia lasciò praticamente subito il partito (Qui articolo): nominato assessore dal Governatore, venne estromesso dalla Giunta su richiesta di Fratelli d'Italia che chiese - e ottenne - la vice presidenza per Gerosa a discapito del consigliere trentino che, inviperito, passò al Gruppo Misto e oggi è in Forza Italia.

 

E poi? Le situazioni imbarazzanti di sprecano. Come dimenticare la polemica - poi rientrata, ma quanto accaduto non è mai stato digerito dal diretto interessato - innescata da Daniele Demattè, il terzo candidato consigliere più votato in assoluto con 657 presenze alle elezioni comunali di Trento, di gran lunga il più "scelto" del centro destra che pensava e sperava di ricoprire il ruolo di capogruppo in Aula, ma costretto a "retrocedere" quando dall'alto arrivò l'imposizione che a guidare la pattuglia di Fratelli d'Italia fosse Ilaria Goio, la candidata sindaca sconfitta della coalizione (Qui articolo)

 

E, sempre restando in tema di consiglio comunale a Trento, come dimenticare i messaggi contenuti in una chat dell'Associazione "Azione Universitaria" dell'Ateneo di Trento (vicina, ovviamente, a Fratelli d'Italia e Gioventù Nazionale), diffusi da alcuni membri, con il neoeletto consigliere Giacomo Mason protagonista di un'uscita che definire "infelice" (meglio dire "nostalgica") è puro eufemismo?

 

In provincia di Bolzano le cose non andarono certo meglio con Diego Salvadori costretto a dimettersi su richiesta del sindaco Claudio Corrarati dopo aver pubblicato un post sulla propria pagina Facebook nel quale riprendeva una citazione del gerarca nazista Göbbels (Qui articolo). Salvadori si autosospese anche dal partito e venne deferito al collegio dei probiviri.

 

Ad inizio dicembre, pochi giorni dopo l'elezione di Francesca Gerosa - sua moglie - a presidente di Fratelli d'Italia, il consigliere comunale Alex Voyat la combinò grossa. Protestando, in Aula, per la presenza di un centro culturale islamico in Cristo Re, disse che "Siamo stufi di vedere il culo all'aria di quelli che pregano". Il giorno dopo si scusò dicendosi "dispiaciuto di aver utilizzato parole non consone". Ma Fratelli d'Italia arrivò quasi a giustificarlo parlando di "attacco strumentale della sinistra" (Qui articolo).

 

E, storia recentissima, sono le parole di Francesca Gerosa riguardo Clara Marchetto (Qui articolo). Una polemica diventata subito di carattere nazionale, su chiara imbeccata trentina (della serie: proteggetemi), con il ministro dell'agricoltura Lollobrigida (cosa c'entrasse lui, nessuno lo sa) che in Parlamento era arrivato a definirla "una spia criminale" (Qui articolo).

 

Seguirono la mozione di sfiducia presentata dall'opposizione, la rabbia del Patt e il "salvataggio" in extremis operato dalla maggioranza in Aula con un'astensione quasi totale ("contro" hanno votato in pochissimi) delle altre forze di governo. Che non dissero "sì", ma nemmeno "no". (Qui articolo).

 

Intanto a Bolzano il vice presidente della Provincia Marco Galateo ha incassato critiche a profusione ed è finito nell'occhio del ciclone dopo le sue dichiarazioni sulla Remigrazione (Qui articolo), affermando che "non si tratta di estremismo, ma buonsenso", andando in totale contrasto con l'Svp che, a riguardo, si è sempre espressa molto chiaramente.

 

Finita qui? No, perché poche settimane fa i consiglieri comunali trentini di Fratelli d'Italia si sono astenuti (per far crollare il numero) dal voto sulla revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini, osservando quelle che sono le disposizioni "nazionali", perfettamente recepite in Trentino dove qualsiasi ordine arrivi dalla capitale viene osservato rigorosamente (Qui articolo).

 

Si badi bene: non tutti tra gli esponenti di Fdi a Palazzo Thun erano d'accordo, qualcuno avrebbe voluto votare a favore, chiudere la questione ed evitare il successivo - e giustificabile - "baillame" mediatico, ma niente da fare. Si obbedisce e basta, altrimenti si finisce fuori.

 

La "supercazzola" (ovviamente "prematurata", perché concepita in anticipo) contenuta nella successiva nota stampa avrebbe fatto impallidire anche il Conte Mascetti, ma il risultato è stato desolante ed è stato recepito come un maldestro tentativo di piazzare un "tacon", risultato "pezo del buso".

 

Le ultime "bordate" - interne - arrivano da Riva del Garda, con l'addio di Aldrighetti e Santoni in totale polemica con la governance provinciale e da Bolzano con il consigliere Giuseppe Martucci che ha deciso di lasciare il partito (Qui articolo), perché - come afferma lui - si trova impossibilitato a condividere lo stesso spazio politico con Carlo Vettori, l'ex presidente del consiglio comunale, denunciato dalla moglie per violenza domestica e rientrato recentemente in Aula dopo che gli era stato tolto il braccialetto elettronico (Qui articolo).

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