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Trento
24 febbraio | 21:52

Dai voti diversi del Patt alla fiducia (ma non fiducissima) a Gerosa. Le opposizioni: "Roma coordina, Fugatti obbedisce, autonomisti ininfluenti". Il centrodestra: "Si va avanti"

Un'altra giornata da alta tensione tra Lega (e alleati) e Fratelli d'Italia, la linea dell'astensione del centrodestra sulla mozione di sfiducia delle opposizioni non cambia nulla: "Capitolo chiuso e guardiamo avanti". Intanto le minoranze incalzano: "Come può il presidente Fugatti che le ha dato le deleghe astenersi?"

TRENTO. Fiducia ma non fiducissima? Questo sembra emergere dal voto in Aula. L'assessora Francesca Gerosa - apparsa nel corso della lunghissima discussione piuttosto serena e tranquilla - resta al suo posto e con le sue deleghe ma c'è un messaggio politico (interno) con le luci che si colorano sostanzialmente di verde (le minoranze) e di giallo, quello dell'astensione, anche nella postazione del presidente della Provincia (Qui articolo). Negli interventi la maggioranza (a ranghi raramente così completi in Consiglio provinciale) si professa compatta ma vive un'altra giornata da alta tensione.

 

Archiviato il voto con la sensazione che se fosse stato segreto forse ci sarebbe stata qualche sorpresa, ecco il gioco delle parti. Le opposizioni attaccano e mettono in luce che l'assessora in fin dei conti è stata sostanzialmente sfiduciata e la maggioranza che tira dritto e getta acqua sul fuoco.

 

Ma intanto si registra un'altra puntata di rapporti che non sembrano decollare dopo la querelle di inizio legislatura con il braccio di ferro Lega-Fratelli d'Italia sui ruoli in Giunta, la polverizzazione del partito di Giorgia Meloni (e le conseguenti tensioni) dopo la votazione sul terzo mandato e l'impugnazione del governo nazionale.

 

Scontati il voto delle minoranze (14 favorevoli) che hanno presentato la mozione di sfiducia e di Fratelli d'Italia (con Gerosa stessa e Biada), la Lega annuncia l'astensione e, tolto l'assessore Roberto Failoni, mentre Roberto Paccher è assente, la pattuglia segue la linea.

 

Giallo anche in casa La Civica con Vanessa Masè, Carlo Daldoss, Christian Girardi e Mattia Gottardi: "La mozione di sfiducia è stata respinta", le parole dell'assessore a il Dolomiti. "Ogni gruppo ha motivato. Astensione secondo il regolamento d’Aula vale come voto contrario". Ordine sparso per la Lista Fugatti: Eleonora Angeli vota "No", il vice presidente Achille Spinelli e Antonella Brunet si astengono, così come Claudio Soini, anche presidente del Consiglio provinciale.

 

Il Patt che tanto ha urlato dopo la questione Clara Marchetto? Confusione. Tanta confusione e mette la testa sotto la sabbia. Il segretario politico Simone Marchiori che molto  si è indignato in questi giorni non può votare in quanto assessore tecnico ma gli autonomisti escono piuttosto malconci e ciascuno per sé.

 

L'assessore Mario Tonina non partecipa al voto, Maria Bosin si astiene e Walter Kaswalder, che più volte ha tenuto ha puntualizzare che è sì un autonomista ma poi non tanto delle Stelle Alpine, vota contro la mozione di sfiducia. Assente Luca Gugliemi della lista Fassa.

 

In area centrodestra duro Claudio Cia per Forza Italia nel suo intervento in Aula: "E' consuetudine non votare le mozioni delle minoranze, ma qui riconosco che il testo non è campato per aria ma solleva un tema importante. Sono stato fortunato a essere espulso da Fratelli d’Italia, non sapevo ad esempio che onorasse anche Rodolfo Graziani. Un ministro di FdI si è permesso di svilire la nostra autonomia, di ingerirsi nei lavori di un’assemblea legislativa di 70 membri. Presidente Fugatti, secondo me è più faticoso oggi gestire la coalizione che negli anni scorsi fronteggiare Vaia e Covid. Noi oggi siamo a fianco del Patt". Si astiene: "Spero che Gerosa prenda atto di non avere tutta la fiducia della sua coalizione e ne tragga le conseguenze".

 

Anche se la questione finisce qui per Flavio Tosi. "Credo sia auspicabile che il presidente Maurizio Fugatti, rappresentante di tutti noi del centrodestra, si adoperi per superare questa vicenda, nella quale le varie sensibilità politiche hanno avuto tutto il modo di confrontarsi, anche vivacemente, come vuole la democrazia", continua l'ex sindaco di Verona, coordinatore del partito in Trentino Alto Adige. "E' fondamentale chiudere questo confronto dialettico e continuare a occuparci delle priorità e dei bisogni della popolazione e delle aziende della provincia e della regione, utilizzando al meglio l’Autonomia nell’interesse del territorio. Siamo certi che anche alle prossime importanti scadenze elettorali, il centrodestra e il mondo civico saranno ancora uniti per rappresentare queste comunità, che meritano di continuare a essere ben amministrate".

 

Le minoranze non possono che evidenziare però l'andamento del voto con una maggioranza che ha lanciato comunque un segnale a Fratelli d'Italia.

 

"Il dibattito d'Aula ha chiarito le varie posizioni della maggioranza: Roma coordina, Fugatti obbedisce, autonomisti ininfluenti", commenta Paola Demagri, consigliera provinciale di Casa Autonomia. "La Giunta è come una vignetta senza parole. Il voto di astensione della maggior parte della maggioranza certifica che si dà un colpo al cerchio un colpo alla botte".

 

La mozione di sfiducia non è passata "dal punto di vista amministrativo ma politicamente pesa tantissimo", dice Campobase. "Come può il presidente Fugatti che le ha dato le deleghe astenersi? In Consiglio provinciale abbiamo ribadito che la nostra storia di Autonomia non si decide a Roma e ai diktat di chi vorrebbe far decidere tutto a livello centrale non ci pieghiamo. La verità è che oggi Gerosa si salva solo grazie alle astensioni: solo cinque consiglieri di maggioranza hanno votato contro la mozione. Nei fatti è stata sfiduciata".

 

Chiude il caso la Lega. "La mozione di fiducia è stata strumentale, le opposizioni stesse hanno evidenziato di non avere i numeri", spiega Mirko Bisesti. "Rientra nel ruolo ma non c'è sfiducia ma una normale dialettica politica. Ci possono essere idee, visioni e sfumature di valori diverse nel percorso. E' sano se ci sono discussioni sui progetti e tutto si riconduce nelle diversità all'interno di una coalizione perché non tutti siamo uguali, poi l'aspetto fondamentale è trovare una sintesi per raggiungere gli obiettivi e coerenza di governo".

 

Nel corso del dibattito le minoranze hanno pungolato la maggioranza, e molto il Patt, sull'alleanza con un partito percepito come fortemente nazionalista e centralista, soprattutto dopo l'intervento del ministro Francesco Lollobrigida a difesa della scelta di Gerosa che ha portato al caso Marchetto. Una subalternità insomma del Trentino e dei partiti a livello nazionale. "Non è assolutamente così e non possiamo pensare che venga assunto un atteggiamento per essere accondiscendenti con Roma e che eventuali decisioni possano poi ostacolare i rapporti e i progetti perché in questo momento i colori politici coincidono", evidenzia il capogruppo della Lega. "Si è affrontata una questione istituzionale, il piano non è politico e non può passare questo messaggio: sarebbe grave se fosse così".

 

Appare comunque significativa in particolare l'astensione proprio del presidente. "L'astensione della Lega è legata a quanto avvenuto in Regione. Poi le forze politiche possono rimarcare strategie e aspettative ma ci si ricompatta sugli obiettivi e ci sono i risultati. Il capitolo si chiude qui. Adesso guardiamo avanti, senza vincolarci a eventi, pur significativi, di 80 anni fa", conclude Bisesti.

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