La riabilitazione dell'antifascista Clara Marchetto diventa un caso nazionale. Il ministro Lollobrigida (FdI): "Era una spia criminale". Il Patt: "Lettura fuorviante"
Non accenna a placarsi lo scontro politico innescato dalla riabilitazione in consiglio regionale del Trentino Alto Adige di Clara Marchetto, figura storica del Trentino condannata dal tribunale fascista nel 1940 e poi estromessa qualche anno più tardi dal consiglio regionale

TRENTO. Il "caso" Clara Marchetto continua a tenere banco, e giorno dopo giorno l'aspro confronto tra le parti e i partiti dopo i banchi del consiglio regionale trentino e i forti litigi all'interno della giunta provinciale si sta allargando al dibattito politico nazionale.
Tanto che sulla questione si è sentito in dovere di intervenire persino il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.
Rapido riassunto delle puntate precedenti: il casus belli riguarda la decisione del consiglio regionale del Trentino Alto Adige di riabilitare la figura di Clara Marchetto, prima donna eletta in consiglio regionale nel 1948 e figura "storica" del territorio.
Nata a Pieve di Bono nel 1911, Marchetto nel 1940 venne condannata all'ergastolo per spionaggio dal tribunale speciale fascista di Genova, venendo liberata dagli Alleati nel 1944. Rientrata in Trentino fu attivista dell'Asar, organizzazione antesignana del Patt, e fu eletta in consiglio regionale nel 1948, ma non poté assumere il mandato perché la condanna risultava ancora valida. Nel febbraio del 1949 viene nuovamente condotta in carcere, poiché nel '44 era stata rimessa in libertà non legalmente dagli Alleati. Dopo anni tra Austria, Tunisia e Francia - dove lavorò come traduttrice e insegnante - solo nel 1972 ottenne il condono della pena e morì dieci anni dopo in Francia.
Su proposta dei membri del Collegio dei capigruppo, il consiglio regionale del Trentino Alto Adige ha così deciso di "rendere pubblica la riabilitazione della figura di Clara Marchetto e di riconoscere pubblicamente l'ingiustizia da lei subita, il mancato ingresso in Consiglio regionale nel 1948". Ma su un paio di punti della mozione Francesca Gerosa, consigliera di Fratelli d'Italia, ha puntualizzato come ci fossero delle "criticità" sulla riabilitazione di una figura che "la storia ritiene ancora complessa e controversa" e chiedendo poi "prudenza" per un atto politico in questa direzione. "La nostra firma in calce alla mozione - ha dichiarato - è nel segno della collaborazione, ma non condivisibile in toto".
Apriti cielo. Dopo la sparata a zero del Patt che ha espresso "profonda indignazione" verso le considerazioni di Gerosa e , a sostegno della collega di partito è intervenuto con parole nettissime il ministro Francesco Lollobrigida che da Roma ha fatto arrivare la seguente nota. "Se non fosse gravissimo - scrive il ministro - risulterebbe incredibile che una istituzione della Repubblica Italiana come la Provincia di Trento decida anche solo di ricordare Clara Marchetto se non come spia condannata per aver passato informazioni a uno Stato straniero fino a mettere in pericolo la vita di tanti italiani. Condannata all’ergastolo nel 1940 e poi a 15 anni dai tribunali della Repubblica Italiana per spionaggio, non pagò mai per i crimini commessi espatriando all’estero. Esprimo piena e convinto sostegno alla delegazione di Fratelli d’Italia che proprio nel rispetto dell’autonomia difende i valori unificanti della nostra Repubblica”.
Il Partito Autonomista Trentino Tirolese ha puntualizzato che "respinge con decisione le posizioni espresse dagli esponenti di Fratelli d’Italia sulla figura di Clara Marchetto, posizioni che continuano a proporre una lettura fuorviante e ideologica di una vicenda storica che appartiene a pieno titolo alla storia dell’autonomismo trentino. Il tentativo di dipingere Clara Marchetto come figura 'anti italiana' rivela una concezione dell’identità che non appartiene a questa terra. Qui l’autonomia non è mai stata una minaccia, ma una risposta democratica a un nazionalismo che ha prodotto violenza, repressione e cancellazione delle identità locali. Se per Fratelli d’Italia questa è una colpa, allora il problema non è Clara Marchetto".
Parole ancora più tranchant quelle scelte dall'assessore comunale di Trento Alberto Pedrotti: "Sono francamente allibito - ha commentato riferendosi alle prese di posizione degli esponenti di FdI -, vedo un tentativo maldestro e imbarazzante di rivisitazione di una figura storica per il trentino. Per il ministro si tratta di una criminale: rivelò, secondo un tribunale fascista (e già potremmo fermarci qua), segreti militari del regime a potenze straniere: fosse stato anche vero, più una medaglia al valore civile che altro! Liberata nel '44 dagli alleati, 'un vizio di forma' della scarcerazione le fece perdere il seggio in Consiglio Regionale nel '49 e, nel '53, per la stessa ragione rischiò il carcere. Fu una donna tradita due volte dalle istituzioni, che ha pagato pesantemente le sue battaglie per l'autonomia per il Trentino. Giù le mani da Clara Marchetto!".












