Bocciatura terzo mandato di Fugatti, le opposizioni: "Si è tenuto fermo il Trentino per oltre un anno". De Bertolini: "Attenzione alle motivazioni, autonomia a rischio"
La Corte Costituzionale ha bocciato la legge trentina sul terzo mandato a Fugatti. L'intervento del centrosinistra ma Andrea De Bertolini è preoccupato sulle motivazioni: "Pronuncia attesa ma si rischia una débâcle". Il consigliere provinciale di Onda, Filippo Degasperi: "Il rischio è che il centrodestra cerchi altre strade come la modifica del sistema elettorale"

TRENTO. "Una bocciatura netta, che conferma ciò che sosteniamo da mesi". A intervenire è l'Alleanza democratica autonomista (Partito Democratico, Campobase, Casa Autonomia e Alleanza Verdi e Sinistra), la coalizione di centrosinistra in Consiglio provinciale. "Questo provvedimento, nato solo per salvaguardare carriere personali e rendite di potere e certamente non per rispondere ai bisogni dei cittadini, alimenta narrative di un’Autonomia strumento di privilegio e non di responsabilità e gusto dell’autogoverno".
La Corte costituzionale ha bocciato la legge trentina che avrebbe permesso di estendere il numero di mandati consecutivi per il presidente della Provincia per aprire a un Fugatti-ter (Qui articolo). "Una vicenda che ha tenuto fermo il Trentino per oltre un anno. Mentre la Giunta era impegnata a difendere se stessa e a inventare scorciatoie per restare al potere, famiglie, imprese e lavoratori attendevano risposte concrete che non sono mai arrivate".
Questa bocciatura "è l’unico risultato possibile quando chi governa pensa solo a sé e non al bene comune. Eravamo pronti a sostenere il referendum abrogativo, ma la decisione della Corte Costituzionale ha messo fine a questa farsa e ripristinato la normalità costituzionale", ancora il centrosinistra. "Ora l’amministrazione provinciale torni a fare quello per cui è stata eletta: servire i trentini. Evitando di lanciarsi in nuovi velleitari tentativi di modificare le regole per salvaguardare le poltrone di qualcuno".
Non è una sconfitta personale ma un vittoria per la democrazia trentina. A sostenerlo Casa Autonomia con la consigliera provinciale Paola Demagri e il segretario politico Michele Dallapiccola. "Non è solo la fine di un’aspirazione personale ma l’inizio di una nuova stagione per l’autonomia trentina. Una stagione in cui la Provincia torna ai cittadini, non ai personalismi. Negli ultimi quindici giorni abbiamo assistito a una frenesia di annunci, inaugurazioni, promesse last minute. Una intensa comunicazione che non nasconde la realtà: un presidente sempre più solo, sempre più lontano dalle istituzioni democratiche, sempre più concentrato su sé stesso e sulla propria immagine. Abbiamo visto un uomo che ha preferito rubare idee e progetti altrui piuttosto che confrontarsi nel merito. Che ha inseguito il consenso facile, anziché costruire con pazienza e ascolto. Che ha usato l’autonomia come scudo per giustificare l’eccezione, non come strumento per servire meglio i trentini".
Ora per Casa Autonomia è il momento di voltare pagina. "Un nuovo Consiglio provinciale per i bisogni reali dei trentini", continuano Demagri e Dallapiccola. "Il Consiglio provinciale che vogliamo costruire non sarà un palcoscenico per ambizioni personali, ma una casa trasparente, partecipata, concreta con l'obiettivo di lavorare per il bene comune, non per la popolarità personale. Si valorizza l’autonomia, non la si piega a interessi di parte. Il nostro impegno è chiaro: restituire alla politica trentina la sua dignità, la sua sobrietà, la sua funzione di servizio. Non ci interessa il potere per il potere. Ci interessa una Provincia che funzioni, che includa, che guardi al futuro con coraggio e responsabilità. La Consulta ha aperto una porta".
E' la differenza tra "uso e abuso dell'autonomia. L'autonomia ci permette di lavorare in certi ambiti con responsabilità, questo significa anche che c'è una Costituzione da rispettare. Ora il presidente farà le sue scelte alle prossime elezioni e forse lascerà le sue truppe al proprio destino", per Roberto Stanchina (Campobase) mentre Filippo Degasperi (Onda) aggiunge: "Questa è la riprova che la modifica della legge è stata una forzatura per l'interesse di una persona sola, il presidente Fugatti".
A seguito della pronuncia della Corte costituzionale c'è stato l'intervento di Fratelli d'Italia, il partito di Giorgia Meloni in Trentino è tornato a parlare della vice presidenza e ha bocciato l'ipotesi di sistema proporzionale (Qui articolo). "Il rischio è che si prosegua con altri strumenti perché non credo che la maggioranza demorderà nel tentativo di mantenere la poltrona. Si inventeranno qualche altra norma per consentire a Fugatti di candidarsi nel 2028 e di modificare gli equilibri nel Consiglio provinciale. Non sono molto ottimista. Ci sarà qualche fibrillazione perché FdI è sempre stato un po' avulso alla coalizione, un elemento di discordia della compagine e forse arriverà una legge elettorale che consenta di fare a meno dell'alleato".
Soddisfatto sulla pronuncia ma preoccupato sulle motivazioni, Andrea De Bertolini (Partito Democratico) attende di leggere le motivazioni.
"La decisione era prevedibile, le sentenze sulla Sardegna e sulla Campania avevano evidenziato un perimetro chiaro. Sono però preoccupato dalla motivazione", conclude De Bertolini. "La proposta non ha toccato nulla dell'impianto ma ha solo modificato il passaggio da 2 a 3 mandati. Il rischio è di una débâcle politica rispetto all'autonomia. Se questa forzatura sul terzo mandato viene interpretata con la sentenza della Sardegna la motivazione potrebbe rappresentare un principio fortemente compressivo dell'autonomia e della forma di governo della Provincia autonoma. In questo caso il danno di una legge nata ad personam sarebbe doppio con una ricaduta su tutta la comunità trentina perchè verrebbe ridimensionata la competenza esclusiva. Se invece è simile alla pronuncia per la Campania potrebbe essere accettabile e ragionevole".












