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Trento
30 dicembre | 17:12

Bocciato il terzo mandato di Fugatti, ecco le motivazioni della Corte Costituzionale: ''Il divieto è principio che si applica alle Regioni ordinarie e speciali se l'elezione è diretta''

Le corte chiarisce che il principio è ''un temperamento di sistema rispetto all’elezione diretta del vertice monocratico, cui fa da «“ponderato contraltare”»; e, dall’altro, «un bilanciamento tra contrapposti principi», ossia un «delicato punto di equilibrio» tra il diritto di elettorato passivo e il diritto di elettorato attivo, nonché gli interessi riconducibili alla genuinità della competizione elettorale e alla generale democraticità delle istituzioni''

TRENTO. ''Il divieto del terzo mandato consecutivo deve essere considerato non solo un principio fondamentale che si impone alle Regioni ordinarie, ma anche un principio generale dell’ordinamento che vincola quelle autonomie speciali la cui forma di governo si caratterizza, al pari delle prime, per l’elezione a suffragio universale e diretto del Presidente e per i suoi conseguenti ampi poteri''. Insomma, con l'elezione diretta del presidente anche le regioni a statuto autonomo devono mantenere il limite dei due mandati, come previsto dalla legge nazionale. 

 

La Corte Costituzionale, come noto, si era già espressa con la bocciatura della legge provinciale che cercava di regalare a Maurizio Fugatti un terzo mandato, dopo essersi già espressa, tra l'altro, sullo stesso tema per quanto riguardava le regioni a statuto autonomo (ci avevano provato De Luca in Campania e Zaia in Veneto ad allungare il loro potentato). Oggi sono state pubblicate le motivazioni.

 

''Con la sentenza numero 211 depositata in data odierna, è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1, commi 1 e 2, del testo di legge della Provincia autonoma di Trento, recante «Modificazioni dell’articolo 14 della legge elettorale provinciale 2003», approvato ai sensi dell’articolo 47, secondo comma, dello statuto speciale. Il menzionato testo di legge “statutaria” - spiega la Corte - ha innalzato rispettivamente, da due a tre i mandati consecutivi che possono essere svolti dal Presidente della Provincia eletto a suffragio universale e diretto e da quarantotto a settantadue i mesi, anche non continuativi, di effettivo esercizio delle funzioni presidenziali necessario perché operi tale limitazione ai mandati''.

 

Per i giudici della massima corte il legislatore trentino, in questo modo, ''si è posto in contrasto con il principio del divieto del terzo mandato consecutivo che, pur non essendo costituzionalmente imposto, è stato considerato dal legislatore statale (e, in particolare, dall’articolo 2, comma 1, lettera f, della legge numero 165 del 2004), da un lato, un temperamento di sistema rispetto all’elezione diretta del vertice monocratico, cui fa da «“ponderato contraltare”»; e, dall’altro, «un bilanciamento tra contrapposti principi», ossia un «delicato punto di equilibrio» tra il diritto di elettorato passivo e il diritto di elettorato attivo, nonché gli interessi riconducibili alla genuinità della competizione elettorale e alla generale democraticità delle istituzioni''.

 

Ecco quindi che il risultato non poteva che essere una bocciatura. ''Per tali ragioni - conclude la Corte Costituzionale - il divieto del terzo mandato consecutivo deve essere considerato non solo un principio fondamentale che si impone alle Regioni ordinarie, ma anche un principio generale dell’ordinamento che vincola quelle autonomie speciali la cui forma di governo si caratterizza, al pari delle prime, per l’elezione a suffragio universale e diretto del Presidente e per i suoi conseguenti ampi poteri. La Corte ha poi precisato che il divieto in questione si impone alle ricordate autonomie speciali anche a tutela del principio costituzionale di eguaglianza nell’accesso alle cariche elettive, che parimenti assurge a limite della loro competenza legislativa primaria in materia elettorale''.

 

Tradotto, così non si può fare. Altro discorso in un quadro elettorale proporzionale dove il presidente viene poi eletto dall'assise dopo il voto popolare. Insomma come avviene in Alto Adige dove negli ultimi 65 anni hanno governato solo tre persone (dal 1960 al 1989 Silivus Magnago; dal 1989 al 2008 Luis Drunwalder e dal 2008 ad oggi Arno Kompatscher). Una notizia, questa, da tenere ben a mente anche in Friuli Venezia Giulia dove il Governatore Fedriga e la Lega pensano già a dare continuità alla loro esperienza di governo oltre l'attuale secondo mandato. 

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