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Case Itea, Bisesti se la prende con i giudici ma dimentica l’abc della Costituzione. Intanto i costi dell’incompetenza verranno pagati da tutti i trentini

L’assessore all’istruzione parla di “discriminazione ai danni dei nostri cittadini” ma l’unica ad aver discriminato qualcuno è la Provincia di Trento, così come stabilito da un giudice. Se un tribunale, di fronte a un ricorso di un cittadino, applica le leggi la colpa non è sua ma di quella Giunta incapace di scrivere un provvedimento degno di questo nome

Di Tiziano Grottolo - 29 settembre 2020 - 20:36

TRENTO. “La sentenza non tiene conto dei trentini” così l’assessore all’istruzione Mirko Bisesti commenta la recente pronuncia del Tribunale di Trento che ha dato ragione a un cittadino di origine etiope, da anni residente in Italia, che aveva fatto ricorso contro il criterio dei 10 anni di residenza (introdotto dalla giunta leghista) per accedere alla graduatoria delle case Itea. Non contento Bisesti ha rincarato la dose: “L’indipendenza della politica non può essere costantemente impedita, bloccata e rallentata”.

 

A quanto pare però il provvedimento leghista non è l’unica cosa degna di una bocciatura, anche l’assessore all’istruzione dimostra di avere urgente bisogno di ripetizioni. Con le sue parole riesce in un colpo solo a manifestare una notevole ignoranza in materia costituzionale, oltre al razzismo latente che sembra caratterizzare l’operato della Giunta Fugatti. Prima di prendersela con i giudici Bisesti dovrebbe ripassare l’organizzazione del sistema politico italiano, che (fortunatamente) si basa sul principio della separazione dei poteri: al Parlamento è attribuito il potere legislativo, al Governo quello esecutivo mentre la magistratura esercita il potere giudiziario.

 

Se un giudice, di fronte a un ricorso di un cittadino, applica le leggi la colpa non è sua ma di quella Giunta incapace di scrivere un provvedimento degno di questo nome. Perché, e di questo probabilmente Bisesti se ne sorprenderà, pure la politica è chiamata a rispettare le leggi. Nel caso di specie il giudice ha ordinato di disapplicare la legge provinciale numero 5 del 2019 perché in contrasto con la direttiva (di rango superiore) dell’Unione europea 109 del 2003 che garantisce parità di trattamento ai titolari di permesso di lungo periodo. “La sentenza non tiene conto dei trentini” sottolinea Bisesti ma verrebbe da chiedersi chi sono questi trentini? E perché il ricorrente non può essere considerato tale? A quanto pare per l’assessore i cittadini non sono tutti uguali, o perlomeno alcuni sono più uguali degli altri.

 

Non contento Bisesti si riempie la bocca di parole come “giustizia sociale” e “discriminazione ai danni dei nostri cittadini” ma l’unica ad aver discriminato qualcuno è la Provincia di Trento, almeno secondo il giudice. Qui torna prepotentemente in scena una forma di razzismo strisciante visto che che l’assessore non riesce nemmeno a prendere in considerazione l’ipotesi che il cittadino di origine etiope (residente da anni in Provincia) possa rientrare in quella categoria di “trentini da tenere in conto”. D’altra parte guardando attraverso le lenti del razzismo l’etiope non potrà mai essere considerato un italiano, tutt’al più potrebbe essere il cittadino di una terra esotica che ricorda un passato decisamente poco glorioso. “Leggeremo con attenzione le motivazioni dell’atto” dice Bisesti ripetendo il mantra che usa Fugatti quando non vuole rispondere alle domande dei giornalisti. Piuttosto, per impiegare meglio il proprio tempo, l’assessore potrebbe iniziare a fare il conto di quanto l’incompetenza della Giunta, fra ricorsi, spese giudiziali e danni, sta causando alle casse trentine. Le stesse che vengono sostenute anche da quei cittadini stranieri che sul territorio vivono, lavorano, producono e chissà perché ogni tanto chiedono pure di veder rispettati i propri diritti.

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