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De Bertolini: ''Decreto sicurezza, ci saranno meno rifugiati, ma è stato forzato il perimetro dei diritti fondamentali''

Boom di richieste di patrocinio legale gratuito per diritto di famiglia e ricorsi di richiedenti asilo: 1.400 in Trentino nel 2018. Il presidente degli Avvocati: ''Sovraccarico di lavoro ormai ordinario''

Pubblicato il - 03 maggio 2019 - 19:30

TRENTO. Separazioni, divorzi, riconoscimenti o disconoscimenti di paternità, determinazione dell'ammontare dell'assegno di mantenimento, provvedimenti davanti al tribunale per i minorenni: il diritto di famiglia e i ricorsi dei richiedenti asilo. Sono queste le materie principali per le quali le persone chiedono l'ammissione al patrocinio gratuito. Nel 2018 le richieste dell'assistenza legale a spese dello Stato presentate all'Ordine degli avvocati di Trento sono state 1.400. "La sensazione è che sia forzato il perimetro di riferimento dei diritti fondamentali previsti dalla nostra Costituzione" dice il presidente degli Avvocati Andrea de Bertolini.

 

Il bilancio sui numeri relativi alla gestione delle richieste di patrocinio gratuito viene tracciato in occasione dell'assemblea degli avvocati del Nordest d'Italia in programma per sabato 4 maggio (alle 10 nella sala Falconetto di Palazzo Geremia).

 

La tendenza del 2018 si sta confermando nel 2019 con circa 670 domande presentate nei primi quattro mesi dell'anno. "Occorre che sia sostenuta l'attività sussidiaria che è richiesta agli avvocati nell'istruzione delle procedure di ammissione al patrocinio a spese dello Stato - sostiene la presidente degli avvocati del Triveneto, Alessandra Stella - Si tratta di una mole di lavoro consistente, un tempo affidata ai giudici, che impone attenzione soprattutto con riferimento ai criteri di ammissibilità delle domande e comporta un notevole impegno da parte dei consigli degli ordini: attività che gli avvocati rendono allo stato e al cittadino, che può accedere a fini informativi agli sportelli presenti presso ciascun ordine".

 

Le domande di ammissione al patrocinio che l'Ordine degli avvocati trentino si trova a dover esaminare ogni lunedì in occasione della riunione del consiglio sono in media 40.

 

"Riusciamo a gestirle entro il termine di dieci giorni - afferma il presidente de Bertolini - Ma producono un sovraccarico di lavoro che è ormai diventato ordinaria amministrazione. Da questo punto di vista, rivendico il fatto che l'Ordine gestisce in maniera impeccabile un adempimento che, se fosse messo in capo alla giurisdizione, rischierebbe di registrare ritardi, disfunzioni e inefficienze. I consigli dell'Ordine sono ormai divenuti un elemento di ordinaria necessaria presenza all'interno della amministrazione della giustizia".

 

Quindi l'analisi dei fenomeni che portano a questi numeri: "Esiste un numero importante di persone che per ottenere giustizia deve essere sostenuto dallo Stato. Un aumento endemico delle richieste che, da un lato, evidenzia il fenomeno della "liquidità" dei rapporti relazionali familiari e, dall'altro, si collega alla natura stessa del Trentino che, come terra di confine, "intercetta" le rotte migratorie balcanica e mediterranea percorse da quanti intendono raggiungere i Paesi del nord Europa per ricongiungersi, in molti casi, alle famiglie".

 

"La sensazione è che il perimetro costituzionale di riferimento sia forzato, che ci siano sempre più manifestazioni che portano a forzare il perimetro dei diritti fondamentali che sono sanciti nella nostra Carta costituzionale e che vanno difesi" dice il presidente trentino.

 

"La sensazione è che, probabilmente, il decreto sicurezza emanato dal governo non abbia ancora prodotto conseguenze - sottolinea di nuovo de Bertolini - Certo è che il giro di vite sui requisiti necessari avrà come conseguenza un abbassamento delle richieste di protezione internazionale e quindi delle istanze di patrocinio".

 

Un calo, forse, nei numeri, ma de Bertolini non se la sente di parlare di "miglioramento": "Le richieste di asilo nascono dalla presenza di molti migranti che chiedono, giustamente o sbagliando, una protezione umanitaria. Se i porti sono chiusi è un problema politico del quale risponderà chi fa questo tipo di scelte. Se calano le domande non si può parlare di "miglioramento" perché significa semplicemente che avvengono meno sbarchi e questo è un problema politico. Oltre che giuridico, nella misura in cui il nostro Paese ha dei precisi doveri di solidarietà perché lo prevede la Costituzione".

 

Segue il riferimento al decreto sicurezza: "Il decreto ha stretto molto i requisiti per poter riconoscere la protezione e lo status di rifugiato. Se il problema è impedire gli accessi, allora in questo senso chiudere i porti è una soluzione che ha un suo effettivo risultato. Ma se il problema è più ampio ed è quello in qualche modo di ragionare dell'uomo e delle sofferenze umane è logico che lasciar fuori persone da uno Stato può essere risolutivo per altri aspetti, ma rispetto a quest'ultimo tema conta molto poco e non risolve il problema".

 

"Si interviene sulla riduzione drastica dei numeri (cosa che può anche avere una sua ragionevolezza, seguendo un certo criterio logico, perché non c'è dubbio che la massiccia presenza di migranti possa creare una certa instabilità sociale) - precisa de Bertolini - ma il problema è contemperare tutti gli interessi, non dimenticandosi che esiste il dovere preciso che la nostra Costituzione pone che è quello di dare solidarietà alle persone perseguitate nei diritti umani fondamentali".

 

Il presidente de Bertolini rilancia infine l’allarme sul carcere di Trento. "L’impegno della Provincia autonoma che scelse di spendere 112,5 milioni di euro per la costruzione del carcere modello di Spini di Gardolo stava a fronte dell’impegno del Ministero della giustizia di garantire il mantenimento di standard di gestione in linea con la dignità di detenute e detenuti e con i principi rieducativi della pena. A 10 anni di distanza il bilancio non è positivo. Si ha l’impressione che il Ministero non abbia riservato la giusta e doverosa attenzione. Le conseguenze sono state: carenze di personale di polizia penitenziaria, carenza di educatori e di altre figure essenziali, e, in generale una condizione di vita carceraria tale da far registrare il record negativo di suicidi. Un dato che di fatto attesta una gestione incongrua".

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