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Dieci anni fa veniva beatificato don Carlo Gnocchi per la sua opera assistenziale verso mutilati, orfani e bambini feriti (tra cui 70 bimbi trentini)

La figura di don Gnocchi viene celebrata a 10 anni dalla sua beatificazione. Cappellano militare, partigiano, promotore di opere assistenziali tuttora attive, accompagnò i militari nelle disastrose campagne belliche italiane e si batté per sostenere le famiglie e i figli dei caduti

Di Davide Leveghi - 27 October 2019 - 20:24

TRENTO. 10 anni fa, il 25 ottobre 2009, don Carlo Gnocchi veniva beatificato da papa Benedetto XVI. La sua figura spiccava infatti per le opere caritatevoli di cui era stato protagonista sul fronte di guerra come in Italia negli anni tragici della guerra civile e nel difficile dopoguerra.

 

Carlo Gnocchi nacque in un paesino lombardo il 25 ottobre 1902. Ancora bambino, assieme ai due fratelli, rimase orfano di padre. Crescendo avrebbe trovato la vocazione, tanto da prendere i voti sacerdotali e cominciare il suo servizio presso la comunità. Sin da giovane avrebbe esercitato sui ragazzi un fascino coinvolgente.

 

“La giovinezza è un tesoro inestimabile, e l'educatore deve vegliare continuamente e intelligentemente su di esse per conservare e proteggere dai pericoli esterni che la insidiano e da quelli interni che ne velano la preziosità”, scriveva il sacerdote. La sua attenzione per la gioventù, martoriata dalla guerra e dalla miseria – probabilmente nata dall'esperienza della sua umile infanzia – avrà modo di approfondirsi nelle spedizioni belliche come cappellano militare nei Balcani e in Russia.

 

Nel suo libro di testimonianze Cristo con gli alpini emerge l'amore verso un'infanzia privata dalla fame e dalla violenza. Albania, Montenegro, Grecia, Jugoslavia, Polonia, Russia, don Gnocchi annota e fotografa con la mente le strazianti scene di bambini “dal viso scarnito”, “miserabili”, “infreddoliti”, che si nutrono dei resti dei ranci dei soldati e vestono con abiti ricavati dalle tende mimetiche.

 

Quanto ne ho visti, di bimbi, nel mio triste pellegrinaggio di guerra. Tragico fiore sulle macerie sconvolte e insanguinate d'Europa, pallida luce di sorriso sulla fosca agonia di un mondo! […] Poveri bimbi della mia guerra, miei piccoli amici di dolore, dove sarete oggi e che sarà di voi? Eppure soltanto da voi ci è stato dato di cogliere qualche gesto di dolcezza e di speranza in così orribile tregenda di odio e di sangue”.

 

I soldati ne riconoscevano e rivedevano i figli lontani. “Nel fanciullo si riconciliava e rinasceva la vita infranta dalla guerra”, continua Gnocchi.

 

Impegnato al seguito del battaglione Val Tagliamento degli alpini in Albania e Grecia, come a quello delle divisioni Julia, Cuneense e Tridentina nella campagna di Russia, don Gnocchi sente come una missione, una volta tornato, l'assistere le famiglie dei caduti. Armato di nomi, indirizzi e foto le raggiunge, le conforta e le sostiene. Nel mentre, quando la guerra civile infuria e la barbarie nazifascista mantiene soggiogata l'Italia centro-settentrionale, il sacerdote lombardo aiuta ebrei, prigionieri politici e disertori a riparare in Svizzera.

 

Collabora coi partigiani, e per questo verrà più volte incarcerato. L'idea di sostenere gli orfani nacque in lui a questo punto ed ebbe modo solo nel dopoguerra di prendere forma attraverso la creazione, in collaborazione con la Croce rossa, le autorità militari, civili e religiose, dapprima di una casa per grandi invalidi e successivamente dei collegi in cui assistere i piccoli mutilati di guerra.

 


 

La fondazione Pro Juventute venne riconosciuta giuridicamente nel marzo 1949 con un decreto del presidente della Repubblica, aprendo collegi in mezza Italia, a Torino, Roma, Genova, Milano, Firenze, Salerno e in centri minori. I bambini feriti e mutilati trovano nei centri accoglienza, istruzione e lavoro.

 

Sono oltre 70 i bambini trentini, come testimoniato dal presidente della sezione di Trento dell'Associazione vittime civili di guerra Giuseppe Ticò, accolti nelle strutture di don Gnocchi. Oltre 400 quelli assistiti nel collegio più grande, quello di Torino, inaugurato nel novembre 1950. Un'opera assistenziale notevole, proseguita nel lavoro della fondazione don Gnocchi, nata dopo la sua morte, nel 1956.

 


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