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Il Centro Sociale Bruno lancia la mobilitazione contro lo sgombero

In una sala gremita gli attivisti hanno lanciato la loro campagna contro lo sfratto del centro sociale: “Siamo pronti a resistere” e incalzano la provincia: “Ci dicano quale progettualità c’è su quest’area”. Tante le realtà associative e politiche presenti in segno di solidarietà

Di Tiziano Grottolo - 11 aprile 2019 - 15:33

TRENTO. In una sala gremita di persone, erano oltre 200 a partecipare all’assemblea, gli attivisti del Centro sociale Bruno hanno lanciato la loro campagna contro lo sgombero: “Il Bruno non si caccia”. Infatti dopo ben 13 anni di attività il Centro sociale potrebbe chiudere i battenti, o meglio, potrebbe chiudere la sede che in questi quattro anni ha ospitato il Centro sociale a Piedicastello. A giugno dello scorso anno poco prima delle elezioni provinciali arrivò la lettera con la quale ‘Patrimonio del Trentino’, l’ente della provincia che ne gestisce gli immobili, comunicava la cessazione del contratto di ‘comodato d’uso’ e il conseguente sfratto previsto per l’8 giugno di quest’anno. (QUI L'ARTICOLO).

 

A marzo era stato poi il turno del consigliere provinciale della Lega, Devid Moranduzzo, di scagliarsi contro il Centro sociale (QUI L'ARTICOLO). Il consigliere, forte della ‘mappa’ voluta dal ministro degli interni Salvini proprio per monitorare i Centri sociali italiani (tra questi anche il Bruno di Trento), aveva chiesto se per attuare lo sgombero sarebbero stati messi in campo: “Tutti i mezzi giuridici a disposizione, compreso l’uso delle forze dell’ordine”.

 

Se una cosa è emersa dall’assemblea di ieri è la volontà degli occupanti di non lasciare questo spazio: “Rimandiamo questa disdetta al mittente – hanno affermato gli attivisti – da oggi parte ufficialmente la campagna ‘Il Bruno non si caccia’ e basta questo a spiegare quelle che saranno le nostre iniziative e il nostro percorso da qui in avanti”. Nemmeno l’essere stati inseriti nella ‘black-list’ di Salvini sui centri sociali da sgombrare ha intimidito i militanti del Bruno: “Questo significa che in questi anni abbiamo lavorato bene” hanno affermato sprezzanti.

E in effetti piaccia o meno ma le attività del Bruno sono state molte e talvolta hanno anche fatto discutere ma hanno sicuramente segnato la vita politica trentina fino a rendere questo spazio parte del tessuto sociale cittadino. A testimonianza di questo radicamento c’è stata la grande partecipazione a questa assemblea dove tante realtà associative e politiche hanno portato la loro solidarietà schierandosi al fianco del Bruno.

 

Una delle prime persone a prendere parola è stato Ibrahim uno dei cinque richiedenti asilo accolti all’interno del Centro sociale – “Io ed altri ragazzi abbiamo avuto la fortuna di incontrare quest’orso – ha spiegato il ragazzo – il centro in questi anni ha dato ospitalità a tante persone che come me non avevano un posto dove dormire, dignità rispetto e condivisione sono principi fondamentali dell’essere umano che qui mi sono stati riconosciuti”. Oltre ad Ibraihim sono intervenuti anche i ragazzi di ‘Fridays for future’ che hanno detto: “Condividiamo i principi di base di questa esperienza, anche noi abbiamo bisogno di voi”. A stretto giro sono intervenuti altri rappresentanti di associazioni che vanno dai sindacati di base alla compagnia teatrale ‘La burrasca’, il ‘Collettivo transfemminista queer’ passando per il collettivo musicale ‘Steel wheels’: “Se il Bruno dovesse chiudere verrebbe a mancare un luogo di confronto culturale indispensabile per la città”. Anche diversi partiti politici hanno portato il loro sostegno a questa esperienza, tra questi i ‘Giovani democratici del PD’, ‘Rifondazione Comunista’ e ‘Sinistra Italina’ che per bocca della sua portavoce Renata Attolini ha fatto sapere: “Il Centro sociale dovrebbe avere una sede definitiva, l’8 giugno saremo qui per difendere quest’esperienza, inoltre cercheremo di incontrare il sindaco Andreatta per trovare una soluzione a questo problema”. Infine tra gli interventi merita di esser segnalato quello di Lorenzo De Preto: “Dobbiamo difendere questi avamposti di inclusione e resistenza, se oggi tocca al Bruno domani a chi toccherà?” – si è domandato retoricamente il presidente di Arcigay del Trentino.

 

Queste sono solo alcune delle tante ‘voci’ intervenute a sostegno dell’esperienza politica del Centro sociale Bruno. Fare un resoconto completo di tutti gli interventi dell’assemblea sarebbe impossibile, dal momento che questa si è protratta per quasi tre ore, ma volendo segnalare i tratti dominanti della serata questi non potrebbero che essere l’emozione e il coinvolgimento di tutti partecipanti. Tredici anni di attività sono tanti, tante storie e vicende personali si sono intrecciate in questa esperienza politica che ha coinvolto tante generazioni diverse di trentini e non. Tredici anni di dibattiti e battaglie anche molto dure ma che hanno proposto soluzioni concrete a affrontato problematiche reali che spesso coinvolgevano la parte emarginata della nostra società.

Attorno all’area ex-Italcementi si sta discutendo molto ma al momento non è emersa ancora un’idea di progettualità chiara per la riqualificazione dell’area. La soluzione prospettata per ora ricade sul semplice abbattimento dell’edificio che ospita il Centro sociale dove però, è doveroso segnalare, gli inquilini hanno eseguito non pochi lavori di manutenzione e restauro recuperando una struttura fatiscente e altrimenti destinata al collasso. Può lasciare perplessi quindi la decisione della Provincia di demolire lo stabile senza prima aver identificato una progettualità concreta di sviluppo su quest’area.

 

Per adesso gli attivisti promettono che le attività continueranno, appuntamento quindi sabato 13 aprile con l’assemblea antirazzista di Trento e per il 25 aprile: “Affinché questa data non sia solo una ricorrenza e per dire no alla Legge Sicurezza”. Mentre l’8 giugno, data entro la quale l’edificio dovrebbe essere sgombrato, i militanti fanno sapere che presenteranno il calendario delle iniziative estive. L’unica certezza al momento resta quella di un lungo e duro braccio di ferro dal quale tutti rischiano di perdere qualcosa.

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