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Il mondo animalista contro Roberto Paccher, ''È presidente del Consiglio Regionale o un delegato dei cacciatori?''

Nei giorni scorsi il presidente Paccher ha incontrato il questore Garramone per parlare dei 700 trentini che rischiano, a causa di un reato commesso di non vedersi rinnovare la licenza per l'arma da caccia. Le nuove norme danno ora la discrezione al questore di valutare caso per caso.  Duro anche il Patt con Michele Dallapiccola: "Perché Paccher usa la Presidenza del Consiglio come ufficio Stampa della Lega? Come mai con lui c'è solo il leghista Job e non altri?"

Di Giuseppe Fin - 07 febbraio 2019 - 05:01

TRENTO. Nel solo trentino si parla di circa 6-700 licenze a rischio per il porto d'armi ad uso venatorio. Cacciatori per i quali fino a poco tempo fa, la legge prevedeva che, anche in seguito ad avvenuta riabilitazione, fosse automatico il rifiuto del rilascio o rinnovo del porto d'armi a uso caccia a chi fosse stato condannato ad una pena detentiva per delitti non colposi. La legge da poco è stata modificata e ora viene data discrezione al questore di concedere a queste persone il porto d'armi dopo un'attenta valutazione della singola situazione personale del richiedente.

 

Uno concessione insomma che il presidente del Consiglio regionale, il leghista Roberto Paccher, uno dei punti di riferimento dei cacciatori trentini, ha deciso di cogliere subito per porre il problema al questore Garramone. Una solerzia che non è per nulla piaciuta alle associazioni animaliste.

 

“La pratica venatoria non è solo uno sport, ma innanzitutto se praticata secondo le leggi, un modo per vivere la natura e proteggerla” ha spiegato Paccher all'incontro avvenuto con il questore a cui ha preso parte anche un altro cacciatore – consigliere provinciale Ivano Job. Un incontro, ha spiegato lo stesso presidente del Consiglio regionale nato “dall'esigenza di portare le istanze nate da parte del mondo venatorio trentino”.

 

Che l'attuale maggioranza guardi di buon occhio il mondo dei cacciatori trentini non è una novità. Lo stesso Paccher durante la propria campagna elettorale si è fatto portavoce di gran parte del mondo venatorio. Accanto a lui il consigliere Job e anche l'ultima entrata in consiglio provinciale, la consigliera Vanessa Masè di Civica Trentina che è anche cacciatrice di Strembo (Val Rendena), scelta tra l'altro in passato come immagine per il mese di agosto del calendario delle cacciatrici trentine.

"Abbiamo voluto incontrare il questore – ha spiegato Paccher - dopo aver ricevuto diverse sollecitazioni dal mondo venatorio, una pratica a cui si dedicano, in Trentino-Alto Adige più di tredicimila cittadini, per poter comprendere anche come sarà applicata la nuova normativa. Abbiamo trovato nel questore Garramone una persona molto cordiale e preparata, che ci ha assicurato la massima disponibilità da parte della questura nel valutare i singoli casi”.

 

Come già detto in Trentino le licenze a rischio sono circa 6-700. Ognuna deve essere ora valutata attentamente per capire se concedere il rinnovo può comportare un rischio per la popolazione o per la fauna. “Sicuramente – ha concluso il presidente della Regione - occorre un esame caso per caso, ma l'esclusione automatica rappresentava un ostacolo per molti appassionati”.

Il sentire l'impellente bisogno da parte del Presidente del Consiglio Regionale di rivolgersi al questore per capire come sarà applicata la nuova normativa non è piaciuto alle associazioni animaliste. “Non riesco a trovare – ha spiegare Osvaldo Negra del Wwf Trentinoquale sia il rilievo sociale di occuparsi, da parte del Consiglio Regionale, con tale solerzia di un gruppo di persone che sono arrivate ad una simile situazione dopo un reato e che non credo proprio siano la frangia più debole della società”.

 

Le motivazioni, ha spiegato il delegato del Wwf Trentino , che hanno portato alla sospensione del porto d'armi sono diverse “ma comunque con rilevanza penale”. “Andando in maniera molto 'spannometrica'- ha spiegato Negra – la sospensione del porto d'armi per uso venatorio, in termini probabilistici, riguarda soprattutto reati come il bracconaggio. Dal mio punto di vista di cittadino, che si aspetta dalle forze dell'ordine e più in generale dalle istituzioni una tutela dell'ambiente, chiederei la severità del questore nell'analizzare e consentire il rinnovo del porto d'armi per chi le ha usate contro la fauna”.

 

Duro anche il commento che è arrivato dalla Lac, Lega anticaccia. “Il signor Paccher sta agendo da presidente della Regione oppure semplicemente come referente dei cacciatori?” si chiede Francesco Mongioì, delegato nazionale della Lac. “Dal nostro punto di vista il rilascio delle licenze – spiega – dovrebbe avere regole ancora più stringenti”.

 

A parlare di conflitto di interesse per il Presidente del Consiglio Regionale è invece Sergio Merz della Lipu. “Chi si prendere la responsabilità – si chiede Merz – se poi queste persone commettono nuovamente reati nel momento in cui gli viene ridata la licenza? Abbiamo un presidente del consiglio regionale che è un cacciatore e sta facendo solo i suoi interessi non certo quelli della maggior parte dei cittadini”.

 

Ad attaccare Paccher è anche il Patt che però punta il dito sul fatto che il presidente del Consiglio Regionale abbia incontrato il questore Garramone accompagnato solamente dal consigliere leghista Job. "Perché Paccher usa la Presidenza del Consiglio come ufficio Stampa della Lega? Come mai con lui c'è solo il leghista Job e non altri?" si chiede il consigliere provinciale Michele Dallapiccola. In merito alla chiesta sul rinnovo delle licenze, le Stelle alpine spiegano che lo scorso settembre i parlamentari di Patt e Svp erano riusciti a far approvare una norma per eliminare l’automatismo del mancato rinnovo del porto d’armi per i cacciatori che avevano subito, anche decine di anni fa, condanne penali. Ora il questore applichi il principio di discrezionalità".

 

 

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