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| 26 apr 2023 | 06:01

Aprire alla ''caccia'' agli orsi? I dubbi dei cacciatori: ''Non è così facile: ci si affidi a un ragionamento tecnico-scientifico più che alle esigenze del momento''

Il ddl di Ossanna aprirebbe al "controllo" della specie. Il presidente dell'associazione cacciatori, Stefano Ravelli: "Non è così facile e non ci sono tanti esemplari per un'attività di questo tipo. Poi ogni prelievo deve essere pesato, altrimenti si ottiene l'effetto contrario. Il Trentino era all'avanguardia con Life Ursus, la gestione è la chiave del progetto"

Aprire alla caccia'' agli orsi?

TRENTO. "Sgomberiamo il campo dagli equivoci: non è un via libera alla caccia ma alle attività di controllo". Queste le parole di Stefano Ravelli, presidente dell'associazione cacciatori del Trentino. "Penso però che gli eventuali prelievi degli orsi devono rimanere in capo al servizio forestale e alle autorità preposte. Il momento è certamente delicato ma non ci si deve far trasportare dalla pancia quanto da un ragionamento tecnico-scientifico: il coinvolgimento dei cacciatori è più complesso di quanto può sembrare". 

 

La convivenza tra uomini e grandi carnivori è messa alla prova dopo la tragedia di Caldes con la morte di Andrea Papi. Una tensione alimentata, poi, dalle uscite della Provincia che intende abbattere Jj4, Mj5 e M62 per affrontare l'emergenza stretta e poi ipotizza la rimozione di altri 70 esemplari.

 

Negli scorsi giorni Lorenzo Ossanna, consigliere provinciale del Patt, ha presentato a grandi linee un Disegno di legge che porta la sua firma per affrontare il tema di quello che è considerata l'emergenza del sovrannumero di orsi in Trentino, anche se il Parco Adamello Brenta (Qui articolo), lo zoologo del progetto Life Ursus Andrea Mustoni, l'ordine dei veterinari di Trento (Qui articolo) sostenuto da quello nazionale (Qui articolo) e praticamente di qualsiasi esperto in materia è intervenuto per cercare di fare un po' di ordine sulle uscite della Provincia a seguito del dramma che si è consumato nei boschi di Caldes.

 

Il ddl parte comunque dal presupposto che ci sono troppi esemplari in Trentino e quindi che bisogna intervenire per contingentare la popolazione di orsi. Un piano sulla base dell'articolo 31 del controllo degli animali (Qui articolo). "Per alcuni animali, come il cervo nel Parco naturale dello Stelvio oppure il cinghiale, già oggi la legge prevede quindi degli interventi per contenere una specie per motivi di sicurezza, incolumità pubblica oppure per salvaguardare l'agricoltura e l'allevamento", spiega Ravelli. "Le regole sono stringenti, gli spazi di manovra stretti: ci possono essere dei prelievi in deroga alla direttiva Habitat ma è compito del legislatore prevedere le norme. A oggi non c'è questa possibilità sugli orsi perché parliamo di una specie protetta a livello nazionale e internazionale".

 

Ma i cacciatori sarebbero pronti a "controllare" gli orsi? "I cacciatori - prosegue Ravelli - contribuiscono con le segnalazioni, inoltre conosciamo e viviamo il territorio ma qui saremmo chiamati a dover affrontare un cambio di passo considerevole con tanti problemi da affrontare, non solo normativi. Non è così banale a cominciare dalla formazione con corsi specifici di almeno 30 serate perché non è un'attività che si può improvvisare e serve moltissima serietà". 

 

Insomma, i cacciatori sembrano tiepidi. "Non ci sono paragoni, cervi e cinghiali sono diffusi", continua Ravelli. "Un centinaio di orsi possono essere tanti da un certo punto di vista ma pochi per un controllo. La Slovenia ha mille esemplari oppure la Romania invece ha 5 mila plantigradi, numeri considerevoli. Sono animali particolari e inoltre la quantità definisce un'altra criticità sulla localizzazione. Per esempio, vivo in val di Sole ma fino adesso ho avvistato solo due volte un orso e da distanza considerevole".

 

Il ddl aprirebbe anche al "controllo" del lupo. "Complesso anche qui", dice il numero uno dei cacciatori. "Se per sbaglio si va a rimuovere un esemplare alfa? Ogni intervento, ogni prelievo deve essere pesato, altrimenti si ottiene l'effetto contrario. C'è stata una tragedia innegabile ma le azioni non possono seguire un'esigenza del momento oppure la pancia per un momento delicato, la gestione faunistica necessita di una pianificazione con un approccio tecnico-scientifico che compete all'ente pubblico, questo non è il nostro campo".

 

La soluzione sugli orsi sarebbe da ricercare altrove. "Ritengo che il Trentino sia stato all'avanguardia, il progetto Life Ursus è interessante con una valenza straordinaria per quanto riguarda l'ambiente ma bisogna fare gestione, come da piano che è un po' sfuggito di mano nel tempo. Ci sono due presupposti chiari: l'accettazione della popolazione locale, cioè i cittadini che vivono il territorio, e la gestione degli orsi problematici. E' qui che si deve intervenire", conclude Ravelli.

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