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La caccia alla marmotta è già partita. Ma mentre nel resto del Paese è un animale protetto, in Trentino-Alto Adige si possono cacciare anche nei parchi naturali

Una norma del 2016, pattuita tra i governatori di Trento e Bolzano Rossi e Kompatscher e il governo Renzi, permette di sparare in regione ad alcune specie protette nel resto del Paese, tra cui le marmotte. La caccia a questo animale, permessa per venti giorni all'anno, è fortemente richiesta da cacciatori e allevatori

Di Davide Leveghi - 20 settembre 2019 - 20:48

BOLZANO. È iniziata dieci giorni fa e si concluderà a fine mese la stagione della caccia alla marmotta. Ma mentre nel resto del Paese è vietata, essendo un animale protetto, in Trentino-Alto Adige/Südtirol si può sparare nei pascoli e prati, perfino all'interno dei parchi naturali.

 

“L'assurdità – spiega Luigi Mariotti, responsabile Wwf per l'Alto Adige – risiede non solo nel fatto che si possa sparare ad animali altrove protetti, ma che lo si faccia all'interno dei Parchi naturali, cosa che era sempre stata vietata”.

 

Sparare alla marmotta non è certo attività nuova, ma che si ripete da secoli. Avere il diritto di farlo, però, è cosa piuttosto recente dopo che l'animale era stato dichiarato protetto. Basta andare indietro di tre anni. Il governo guidato da Matteo Renzi è impegnato nella campagna a favore del referendum del 4 dicembre, ogni voto è decisivo.

 

L'appoggio di Trento e Bolzano viene garantito dall'approvazione di una norma che permette in regione di ampliare il numero di specie cacciabili in un periodo specifico. Rossi, Kompatscher e il settore venatorio esultano. Da quel momento si può sparare contro stambecchi delle Alpi, tassi e, naturalmente, le marmotte.

 

Una vittoria per i cacciatori, conseguita dopo una lungo braccio di ferro in cui gli animalisti, Lav in testa, hanno ottenuto più volte dei successi, costringendo l'allora governatore Luis Durnwalder a pagare delle multe salate per l'approvazione di decreti contrari alla legge. Ma non solo per loro.

 

“La caccia alle marmotte è sempre stata fortemente voluta dai cacciatori sudtirolesi – continua Mariotti – essendo una tradizione diffusa in Austria. Ad appoggiare la norma, poi, ci sono gli allevatori, a cui le marmotte, scavando le tane, possono arrecare danni ai prati o alle malghe. Basterebbe però non falciare quelle parti di prato, il danno economico sarebbe minimo”.

 

A convincere Roma, al di là dell'appoggio politico ricercato al tempo da Renzi, ci sarebbero pure i censimenti sulla popolazione di marmotte presente in regione. Le marmotte sono tante, troppe, per questo vanno regolate. Peccato che a confezionare questi censimenti, su cui poi l'Ispra e il ministero dell'Ambiente danno il proprio parere positivo, siano proprio i cacciatori. I controllati si trasformano in controllori.

 

A rendere più complicato il lavoro degli ambientalisti, poi, ci si mette pure l'amministrazione. “Quando cerchiamo di ottenere dati sulle uccisioni – chiosa sconsolato Mariotti – l'Ufficio caccia e pesca risponde con grande ritardo, facendoci aspettare anche mesi i documenti richiesti. Così diviene difficile avere informazioni sugli animali coinvolti”.

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