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| 03 set 2023 | 20:39

Parte la caccia in Trentino, si potrà sparare a oltre 14 mila tra caprioli, cervi e camosci. Sui cacciatori, Lipu: "Rischio maggiore rispetto ai grandi carnivori"

La Lipu chiede alla Provincia  il posizionamento di alcuni cartelli informativi su norme comportamentali da tenere durante il periodo venatorio, magari messe assieme a quelle dei grandi carnivori. “Sarebbe auspicabile inoltre, anche per la sicurezza degli stessi cacciatori - spiega l'associazione - inserire nelle prescrizioni tecniche l'obbligo di indossare giubbini catarifrangenti, visibili a distanza per manifestare la loro presenza”

Parte la caccia in Trentino, si potrà sparare a oltre 14 mila tra caprioli, cervi e camosci

TRENTO. Sulla fauna in Trentino siamo davanti ad una “gestione dittatoriale”  la “peggiore di sempre, grazie alle decisioni politiche di questa giunta Fugatti”. Non usa mezzi termini la Lipu per criticare l'attuale gestione portata avanti dalla Provincia di Trento. 

 

Lo fa in occasione dell'avvio della caccia in trentino, in particolare agli ungulati e ad alcune specie di uccelli ( Cornacchia nera, Cornacchia grigia, Ghiandaia, e Merlo). Secondo i dati forniti dall'associazione ci saranno circa 6 mila cacciatori in giro per i boschi che potranno sparare a circa 14 mila tra caprioli, cervi, camosci e altro. “Considerando  inoltre che ogni anno vengono investiti tra i 1.000 e 1.200 ungulati che vanno aggiunti alle assegnazioni, significa che arriviamo ad un numero potenziale di 15 mila  prelevati sul territorio Trentino”. 

 

Numeri elevati, rispetto alle minime predazioni dei grandi carnivori sui selvatici che vengono però “condannati pubblicamente – spiega la Lipu -  se si permettono di alimentarsi con qualche capriolo, cervo o altro, gridando alla dannosità di questi predatori. Un controsenso se vogliamo, da una parte si giustificano i numerosi abbattimenti perché necessari a contenere le popolazioni di ungulati e cinghiali, dall'altra si vogliono ammazzare proprio i predatori di queste specie”.
 
NESSUN COINVOLGIMENTO NELLE DECISIONI
La Lipu critica il fatto che le maggiori associazioni ambientaliste siano state escluse da qualsiasi coinvolgimento sulle tematiche riguardanti la fauna in Trentino. E' stato eliminato il Comitato Faunistico.

 

“Poco o nulla si sa della situazione faunistica – spiega Sergio Merz -  sia per quanto riguardano i censimenti che per le assegnazioni dei capi da abbattere, infatti sui siti ufficiali non esiste nulla. Ora la fauna selvatica è diventata cosa Loro, nel senso che decide il servizio Faunistico della Provincia e l'Associazione cacciatori (1% della popolazione) tutti gli altri esclusi (99%) da qualsiasi decisione ed informazione”.

 

PROBLEMA SICUREZZA 
Esiste anche il problema della sicurezza, sia per chi pratica l'attività venatoria sia per chi frequenta l'ambiente rurale e montano. “Un  potenziale pericolo per cittadini, turisti, sportivi, fungaioli – spiega nella nota la Lipu - che ancora in numero massiccio frequentano le montagne e i boschi Trentini, un rischio maggiore rispetto ai grandi carnivori, ora in ulteriore rischio di abbattimento, anche se sono  specie protette, causa la campagna mediatica di paura che da mesi campeggia sulla stampa locale e non solo”. 

 

Sono  almeno 8 le persone morte per attività di caccia negli ultimi 25 anni in Trentino, e diverse quelle ferite. Fra tutti, ricorda la Lipu, Massimiliano Lucietti, il giovane cacciatore di Celledizzo ucciso purtroppo da una fucilata nel 2022 e sul quale non si è ancora fatta piena luce su quello che è successo.  

 

La Lipu chiede maggiore sicurezza. Lo fa proponendo il posizionamento di alcuni cartelli informativi su norme comportamentali da tenere durante il periodo venatorio, magari messe assieme a quelle dei grandi carnivori. “Sarebbe auspicabile inoltre, anche per la sicurezza degli stessi cacciatori, - spiega la Lipu - inserire nelle prescrizioni tecniche l'obbligo di indossare giubbini catarifrangenti, visibili a distanza per manifestare la loro presenza”.

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