Boom di nuovi cacciatori, l'allarme sicurezza dell'associazione animalista: "Sette morti e 22 feriti registrati in tre mesi. La caccia deve essere abolita"
“È inaccettabile che, di fronte a numeri tanto gravi, non si apra un dibattito pubblico serio sulla necessità di limitare drasticamente o abolire del tutto questa attività”, dichiara Lndc

BOLZANO. Il numero dei nuovi cacciatori in Alto Adige è in costante aumento, con 250 nuovi diplomati annunciati, e un raddoppio degli iscritti diciottenni negli ultimi cinque anni. Quelli che la Provincia di Bolzano ha diffuso come dati che parlano di un settore “in salute”, preoccupano, e non poco, l'associazione animalista Lndc Animal Protection.
“Una narrazione, quella di una caccia “in salute” e sempre più attrattiva, che ignora del tutto la brutalità e la pericolosità di questo anacronistico hobby: quella venatoria continua a essere una delle attività più pericolose in assoluto, con un impatto drammatico non solo sugli animali e sulla biodiversità, ma anche sugli esseri umani – dichiarano gli esponenti di Lndc - Secondo i dati raccolti dall’Associazione Vittime della Caccia, soltanto negli ultimi tre mesi – dal 1 settembre al 1 dicembre – si registrano 29 vittime umane, di cui 7 morti e 22 feriti. Numeri che purtroppo si ripetono a ogni stagione, con decine di persone coinvolte ogni anno in incidenti spesso gravissimi che avvengono anche in aree pubbliche, vicino a sentieri, abitazioni, strade e zone frequentate da famiglie ed escursionisti”.
“È sconcertante assistere a dichiarazioni della Provincia Autonoma di Bolzano che presentano la caccia come un’opportunità o un’attività in crescita senza fare il minimo accenno ai rischi concreti che comporta, ma anzi definendola sostenibile e sicura” dichiara Piera Rosati, Presidente di Lndc Animal Protection - “Non esiste nessun altro hobby che ogni anno provoca decine di vittime tra morti e feriti e che, nonostante questo, viene ancora raccontato come tradizione o, peggio, come un’attività da incentivare tra i giovani.”
Lndc Animal Protection sottolinea come la caccia metta in pericolo soprattutto la fauna selvatica in un momento storico in cui la biodiversità e la tutela degli ecosistemi dovrebbero essere assolute priorità, ma ricorda anche che i pericoli per la collettività sono reali e documentati: proiettili vaganti, colpi sparati a ridosso di case e strade, violazioni dei confini delle proprietà private e invasione di aree frequentate da cittadini che hanno pieno diritto di vivere gli spazi naturali in sicurezza.
“È inaccettabile che, di fronte a numeri tanto gravi, non si apra un dibattito pubblico serio sulla necessità di limitare drasticamente o abolire del tutto questa attività” continua Rosati. “Invece di promuovere nuovi cacciatori, soprattutto giovanissimi, sarebbe doveroso interrogarsi sulle conseguenze etiche, ambientali e di sicurezza che la caccia comporta.”
Lndc Animal Protection rinnova il proprio appello per chiedere un cambiamento legislativo che ponga al centro la tutela della collettività e degli animali selvatici. “L’associazione, insieme ad altre realtà animaliste, ha raccolto oltre 53mila firme nel giro di pochi mesi e presentato una proposta di legge di iniziativa popolare per l’abolizione totale della caccia che è stata depositata in Senato ed è attualmente in esame nelle Commissioni parlamentari”, conclude Lndc.














