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Il pubblico chiede il bis e il gruppo sfora di dieci minuti l'orario del ''coprifuoco'': 179 euro di multa

Centosettantanove euro che se non sono un salasso economico – (anche se per accordi saranno a carico dei musicisti) – sono certamente l’ennesima stonatura nel concerto dei regolamenti municipali che stridono peggio di un violino rotto con i beffardi proclami sulla città aperta, viva, attenta, sensibile ai giovani

Di Carmine Ragozzino - 13 giugno 2019 - 20:01

TRENTO. “Sunny, thank you for the truth you let me see”. Per i non anglofoni: “Sunny, grazie per la verità che mi fai vedere”. La verità stimolata dalla celeberrima canzone ipersolare dei Boney M è presto e malauguratamente detta. Il buonsenso (ma pure un po’ di buon gusto musicale) non s’annovera tra le “competenze” della solerte polizia municipale di Trento. Solerte a intermittenza. E cioè rigida quando non è detto che serva davvero ma piuttosto timida di fronte a circostanze di “vero” disordine pubblico.

 

La considerazione viene da un episodio – né il primo né, purtroppo prevedibilmente, l’ultimo – accaduto qualche sera fa a Trento centro. Un gruppo musicale che certo non ha nell’abbondanza dei decibel la propria cifra stilistica, suonava - con notevole e meritato riscontro di gradimento - all’esterno di un locale. Uno di quei sempre più pochi locali che stoicamente propongono musica dal vivo in una città che sembra fare di tutto e di più per silenziare le sere della gioventù e di chiunque, ad ogni età, s’azzardasse a svicolare dalle solitudini televisive.

 

Il gruppo in questione piaceva. E piaceva non poco per quella sua scelta di qualità ed originalità dentro un repertorio di brani senza tempo ma rivisitati con una buona dose perizia e di creatività. Piaceva al punto – il gruppo in questione – che cinque minuti prima delle 23 - l’ora del coprifuoco acustico imposto a questo tipo di eventi dalla sensibilissima amministrazione comunale – il pubblico ha osato chiedere un bis.

 

Uno solo, pochi minuti di quei Boney M - campioni anni Settanta dell’europop un po’ caraibico - che non sono certo metallari caciaroni. Una storica band, insomma, che con note per nulla violente ha messo di buon umore un bel miscuglio di generazioni.

 

Ebbene, che deve fare un gruppo musicale quando lo si gratifica della domanda di bis? Generalmente lo suona: felice. Beh, il gruppo sul palco fuori il locale in centro ha tuttavia guardato l’orologio e ha fatto di conto: “Sunny” dura pochi minuti. Si può – si deve – fare. E se si viola il coprifuoco il “reato” sarà lieve. Forse non sarà nemmeno reato.

 

Altrove magari va così. A Trento no. I vigili - ops, la polizia municipale – si fiondano con il taccuino in mano. Che cerchino l’autografo? Pia illusione. Prendono nota dell’ora e del contesto, scattano foto al palco e agli strumenti e l’impressione è che non lo facciano da appassionati della buona musica che cercano un ricordo della serata.

 

I musicisti e il pubblico? Sono comprensibilmente sorpresi da tanta solerzia ma già preoccupati dalla casistica delle sanzioni anti musica che a Trento sono tutto meno che eccezioni. “Mica faranno contravvenzioni per poco meno di dieci minuti di sforamento…”, pensano e dicono. Pare che la risposta in divisa sia stata rassicurante. Una beffa.

 

I fatti raccontano il contrario. Qualche giorno dopo il concerto al gestore del locale viene consegnato a mano il certosino verbale della polizia municipale. Sul burocratese si può sorvolare. Sulla multa no: trattasi di 179 euro, 17 euro e spiccioli per ogni minuto di ritornello dei mitici Boney M.

 

Centosettantanove euro che se non sono un salasso economico – (anche se per accordi saranno a carico dei musicisti) – sono certamente l’ennesima stonatura nel concerto dei regolamenti municipali che stridono peggio di un violino rotto con i beffardi proclami sulla città aperta, viva, attenta, sensibile ai giovani, eccetera.

 

Anticipando bacchettoni di professione e lamentazioni reali sulle degenerazioni dell’usurato concetto di movida evitiamo subito gli equivoci. Chi scambia il diritto al divertimento serale con una pisciata sul muro, una teoria di cocci lasciati a memoria, un vociare da tenori della notte e un po’ di vomito qua e là va punito. E va punito duro, seppur distinguendo le colpe tra chi offre aggregazione e chi ne abusa da cafone. Ma la storia del concerto, del bis, dei dieci e solo dieci minuti in più di musica e dei vigili censori è altra cosa. Non è forse nemmeno accanimento. Forse è solo insipienza, il che è perfino peggio.

 

L’episodio non è passato inosservato. Tra il pubblico esterrefatto dall’epilogo della bella serata qualcuno ha deciso di postare la sua incredulità sui social. “Ci sta, la musica è piacevole e la serata calda ancora di più. Dopo questo inverno prolungato c'è voglia di stare all'aperto, di vivere il centro, di socializzare. Iniziano a suonare Sunny ma vengono bruscamente interrotti da una pattuglia della polizia locale. Mi ha fatto tristezza vedere la violenza e l'arroganza con cui i due agenti si sono recati nel locale. Hanno trattato i musicisti e i camerieri del locale come fossero delinquenti. Hanno pure fotografato il "palco del delitto" come prova del reato. Manco avessero scovato un boss della mala. Fare il musicista in questa città sta diventando praticamente impossibile. Ma la polizia locale non dovrebbe lavorare per i cittadini? Anche i musicisti lo sono. A me sembra che in molte occasioni gli agenti si pongano verso la collettività in modo esageratamente inflessibile, in contrapposizione. Mi sembra di vedere tanti piccoli sceriffi forti con i deboli e deboli con i forti. Sicuramente i ragazzi hanno sbagliato e hanno sforato l'orario ma c'è modo e modo d'intervenire. Forse un po' di buon senso non avrebbe guastato”.

 

Inutile aggiungere altro, se non per segnalare che il post ha trovato subito decine di commenti solidali. Anzi, per dirla con l’Accademia della Crusca, fortemente incazzati.

 

Forse farebbero bene a leggerli anche in Comune quei commenti. Le multe, si sa, non si possono annullare se non con qualche giudice o qualche stramba sanatoria. Ma questa multa, questa storia, è paradigmatica di una gestione ridicola e pasticciata di problemi complessi come la convivenza tra il diritto al divertimento e il diritto alla quiete.

 

Ma se le multe non si possono annullare, sindaco e neo assessore alla cultura – per altro valente musicista – potrebbero fare un gesto rivoluzionario. E cioè cacciare loro quei 179 euro e spiegare ai censori in divisa che dieci minuti di una canzone allegra dalle 23 alle 23.10 non sono un attentato alla serenità di una città. Se al povero gruppo avessero chiesto un bis con i Pink Floyd (durata media un quarto d’ora), si sarebbe mobilitato l’esercito?

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