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Il sogno di costruire un pozzo nel proprio villaggio in Mali, da Trento la storia di Alfousseni ha fatto nascere una gara di solidarietà

Il ragazzo, 26 anni, è da tempo in Trentino. La sua famiglia si trova in Mali. Nel suo villaggio viene bevuta l'acqua di un fiume che però porta spesso a vomito, diarrea e altri malesseri. Da qui il sogno di aiutare il suo popolo con un pozzo. In molti dopo aver ascoltato la sua storia hanno deciso di aiutarlo. Qualcuno ha addirittura organizzato un torneo di bocce che conta già oltre 80 iscritti 

Di G.Fin - 11 August 2019 - 12:14

TRENTO. “Da me bevono l'acqua del fiume. Ho visto i bambini ammalarsi, vomitare e avere la diarrea per questo. Non posso stare a guardare e ora ho un sogno, quello di riuscire aiutare il mio villaggio ad avere un pozzo per poter bere acqua sana”. Alfousseni ha 26 anni, un passato tutt'altro che facile ma quello che di certo non ha perso è la grinta e la voglia di fare qualcosa per il suo popolo. Una grinta che ora ha contagiato anche tanti trentini che hanno deciso di dargli una mano per raccogliere i finanziamenti necessari perché il suo sogno possa essere realizzato.

 

Il suo viaggio per arrivare in Italia è iniziato ben prima del 2011. Alfousseni abitava con la sua famiglia in Mali in un villaggio che si chiama Diamou, un zona rurale che fa parte del circondario di Kayes. A partire da 11 anni la sua passione era sempre stata quella di fare il falegname e per questo, per diverso tempo, aveva lavorato assieme allo zio . Un lavoro che gli piaceva e che gli consentiva anche di aiutare la sua famiglia.

Con il passare degli anni, però, in Alfousseni è nata sempre più la voglia di guardare al proprio futuro e ad una famiglia. “Ho lavorato tanto come falegname, prima con mio zio e i miei cugini e poi anche in altre zone – ci racconta – ma ad un certo punto ho pensato che dovevo guardare al mio futuro e a quando avrò una famiglia e allora ho detto a mia madre che volevo andare in Libia”.

Il viaggio non è iniziato subito. La madre, infatti, inizialmente era contraria visto i pericoli che avrebbe incontrato per strada. Dopo un po' però, la decisione di Alfousseni fu definitiva. Attraversò il Sahara e raggiunse assieme ad altri Gadames, la prima città della Libia. Un viaggio fatto con diversi mezzi di trasportato compreso la gip assieme ad altri suoi coetanei. In questa prima città rimase per diversi mesi, il tempo necessario per riuscire a trovare un lavoro e avere i soldi per proseguire il viaggio. Nel 2009 è arrivato a Tripoli dove rimase fino al 2011.

 

“Qui sono stato diversi anni – racconta – e sono riuscito ad integrarmi trovando anche un lavoro. Ero operaio in una fabbrica di plastica”. Nel 2011 è scoppiata la guerra ed è stato in questo momento che Alfousseni fu preso, messo in un barcone con altre 304 persone e fatto partire verso l'Italia. “Ghedaffi – ci racconta il giovane – per spaventare l'Italia e l'Europa minacciava di inviare barconi pieni di persone. In uno di questi c'ero anche io. Ero appena uscito di casa per fare la spesa quando delle guardie mi presero e mi portarono al porto di Tripoli. Con me non avevo nulla, solo i documenti e nella cintura interna dei pantaloni avevo nascosto dei soldi perché in casa eri venuti a farci già visita anche i ladri”.

 

Un nascondiglio che però servì purtroppo ben a poco. Arrivato in porto, infatti, Alfousseni è stato fatto spogliare e rivestire con altri abiti. Non riuscì in nessun modo a recuperare i suoi soldi che finirono nelle mani delle guardie. Una alla volta le persone furono fatte salire a bordo del barcone e stipati come sardine e fatti partire alle 5 del pomeriggio.

 

“Abbiamo viaggiato per circa due giorni – racconta Alfousseni – fino a quando il motore dell'imbarcazione si è spento nel Mediterraneo. C'erano persone che stavano male, che vomitavano. Per fortuna ci hanno trovato dei pescatori che hanno capito la situazione e hanno immediatamente lanciato la richiesta di aiuto”.

 

Alle 7 di mattina Alfousseni assieme ad altri è arrivato a Lampedusa. “Quando siamo scesi dalla barca – ci spiega – non avevamo più un nome. Solo un numero ed io ero 22”. Da qui il viaggio verso Manduria e poi successivamente al Campo di Marco.

 

“Sono stato al campo di Marco per due mesi – ci racconta – e poi in un appartamento di Cembra”. Grazie all'impegno e alla voglia di fare fare Alfousseni è riuscito ad integrarsi e trovare lavoro prima nella differenziazione dei rifiuti e poi nel settore delle pulizie fino a svolgere questo lavoro a Villa Sant'Ignazio. Qui ha incontrato moltissimi volontari e ha conosciuto anche l'impegno che il Centro Servizi per il Volontariato porta avanti sul territorio.

 

A gennaio di quest'anno è riuscito a tornare in Mali per far visita alla propria famiglia. In questa occasione  è nato il suo sogno. “Sono andato a casa e volevo fare una foto con tutti i miei cugini – ci dice – ma alcuni non hanno potuto perché stavano male. L'acqua che avevano bevuto dal fiume gli stava dando nausea e diarrea”.

 

Il 28 febbraio Alfousseni è partito dal Mali per tornare in Trentino con una sicurezza: quella che prima o poi sarebbe riuscito a dare un pozzo al proprio villaggio.

 

Tornato a Trento ha raccontato quello che aveva visto ai tanti volontari di Villa S. Ignazio e alcuni di propria iniziativa, dopo aver sentito la sua storia e quello che stava accadendo per la mancanza di acqua potabile, hanno deciso di aiutarlo.

 

Una solidarietà che va oltre le associazioni ma che rappresenta quell'essere del Trentino che ha fatto conoscere il nostro territorio  in tutto il mondo. Tra chi ha decido di aiutare Alfousseni c'è Federico Valentini che da presidente dell'unica bocciofila presente in Val di Non ha programmato per domenica 18 agosto un torneo di bocce. Un torneo attraverso il quale oltre a ricordare suo padre, ha deciso anche di raccogliere i finanziamenti necessari per aiutare Alfousseni e il suo villaggio ad avere un pozzo.

 

La sua storia mi ha colpito – ci dice Federico – perché noi qui abbiamo tutto e non ci rendiamo conto quanto sia importante anche una cosa semplice come l'acqua da poter bere”. In poco tempo la notizia di questo torneo di bocce si è diffusa anche altre i confini provinciali e sono oltre 80 le persone che fino ad ora si sono iscritte. Il torneo, come già detto, si terrà domenica prossima in diverse zone.

 

La manifestazione centrale sarà alla bocciofila di Tuenno ma allo stesso tempo saranno usati campi anche a Ossana e Credai. A dirsi pronti ad aiutare  Alfousseni, dopo aver conosciuto la sua storia, sono anche molti altri cittadini che hanno voluto incontrare il giovane.

 

"Non mi aspettavo che potesse accadere tutto questo - ci dice con gli occhi lucidi - ma è davvero bello che tante persone possano darmi una mano per il mio villaggio e per i bambini e la donne incinta che ci sono. Non finirò mai di ringraziare per quello che si riuscirà a fare". 

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