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Incidente dell'elicottero sul Nambino, l'Agenzia nazionale: ''Un minuto per venire giù: fattore umano-organizzativo''. Dal ''Guarda che disastro ho fatto lì'' a ''Li stai trascinando'', la relazione completa

L'elicottero sta rientrando da una missione, quando la sala operativa chiede di effettuare un ulteriore soccorso: due scialpinisti erano rimasti travolti da una valanga sulla cima Nembino a Madonna di Campiglio, un uomo era riuscito a uscire dalla coltre di neve, mentre una donna si trovava ancora sommersa. La relazione ripercorre l'incidente del 5 marzo 2017

Di Luca Andreazza - 13 settembre 2019 - 19:43

TRENTO. "L'incidente è sostanzialmente riconducibile al fattore umano/organizzativo ed è derivato da una inadeguata gestione dell'elicottero sul luogo dell'intervento, che ha portato l'elicottero stesso ad impattare con il suolo, a bassa velocità, in condizione di white-out". Queste le conclusioni dell'Ansv-Agenzia nazionale sicurezza volo sull'evento del 5 marzo 2017 sul Nambino

 

L'elicottero sta rientrando da una missione, quando la sala operativa chiede di effettuare un ulteriore soccorso: due scialpinisti erano rimasti travolti da una valanga sulla cima Nembino a Madonna di Campiglio, un uomo era riuscito a uscire dalla coltre di neve, mentre una donna si trovava ancora sommersa.

 

L'Aw139 I-TNCC rientra all'aeroporto di Mattarello alle 11.52 per fare rifornimento, imbarcare il personale e decollare alle 11.56. All'arrivo sul luogo dell'evento l'elicottero prova un atterraggio, ma la manovra viene abortita a causa dell'effetto di white out prodotta dal sollevarsi della neve sotto l'azione del flusso rotore principale. 

 

L'equipaggio decideva di riposizionarsi e successivamente calare, mediante verricello, il tecnico di elicosoccorso e l'unità cinofila. Durante questa operazione però si verificava una nuova condizione di improvvisa riduzione della visibilità, quindi l'elicottero si schianta al suolo. "Dall'inizio dell'operazione di verricello all'impatto al suolo sono trascorsi un minuto e due secondi. Dalle coordinate Gps, nei limiti della precisione con cui le stesse sono registrate, è possibile osservare che sono stati percorsi circa 52 metri".

 

Nessun morto, ma fratture per il medico e politraumi per il tecnico elicotterista, un totale di sette feriti. L'elicottero esce praticamente distrutto: danni al rotore principale, alla cabina anteriore, al motore destro, al rotore di coda, all'albero di trasmissione rotore di coda, al carrello anteriore e al verricello.  

 

Tre i fattori che hanno portato l'elicottero a impattare al suolo. "L'assenza, a livello di equipaggio, di un adeguato Crm (Crew resource management, ndr) nella fase precedente l'operazione con verricello e durante la stessa; tale criticità ha sostanzialmente impedito la condivisione di informazioni che avrebbero potuto aiutare il pilota nelle assunzioni delle decisioni di sua competenza". 

 

Un ruolo, come detto, è stato giocato, proprio, dalla decisione di eseguire l'operazione di verricello "in condizioni meteorologiche estremamente variabili, in movimento e ad una quota inferiore rispetto a quella contemplata dalla manualistica dell'operatore", quindi "Il disorientamento spaziale innescatosi nel pilota a seguito della perdita dei riferimenti visivi indotta dal white-out, che faceva ritenere allo stesso pilota di essere fermo quando invece l'elicottero era in avanzamento".

 

Il report ripercorre, inoltre, l'avvicinamento al Nambino. "Durante la prima parte di volo, la velocità rispetto al suolo è stata mantenuta piuttosto elevata, tra i 130 e i 150 nodi, mentre dal suolo è stata mantenuta un'altezza compresa tra i 220 e 2.870 piedi. Durante la seconda parte di volo la velocità rispetto al suolo è risultata più contenuta, tra i 28 e i 100 nodi. Anche l'altezza risulta in media diminuita, con valori compresi tra i 28 e i 1.220 piedi, rimanendo comunque per la maggior parte del tempo tra i 200 e i 600 piedi". 

 

Il report riporta anche le conversazioni dei soccorritori, le quali rendono l'idea delle difficoltà riscontrate nel corso della missione. Nell'avvicinamento la visibilità non è tra le migliori, tanto che come punto di riferimento vengono usati la strada e un hotel. Nel tentativo di atterraggio, le esclamazioni del pilota rendono chiara l'idea che la manovra vada interrotta: "Guarda che disastro che ho fatto lì", riferendosi, verosimilmente, alla neve sollevata. A quel punto viene quindi deciso di calare il personale mediante verricello. 

 

Il tecnico di elisoccorso ribadisce però di mantenersi più alto: "Alzati, sennò facciamo come prima", seguono alcune manovre per riposizionarsi, quindi alle 12.19, il pilota comunica di aver perso completamente i riferimenti visivi e la necessità di rilasciare in quel punto, immediatamente, il personale calato. "Dal tono con cui viene effettuata la comunicazione - spiega la relazione - parrebbe avvertirsi un elevato stato di tensione". I commenti vanno dal "Dai, dai, dai", al "No, li stai trascinando", "Sgancia, sgancia, sgancia" e "Fermo, fermo". 

 

Quindi la richiesta di tagliare il carburante, il pilota prosegue: "Le...le...vedi le...?", quindi si avverte di diminuire della rumorosità di fondo. Iniziano subito dopo l'incidente le operazioni di soccorso ed estrazione dell'elicottero rivolte al medico. Queste durano 5 minuti, al termine dei quali viene realizzato che il verricellista si trova nella parte bassa dell'elicottero con la testa incastrata nel verricello (indossava il casco). Dopo meno di un minuto, l'infortunato viene raggiunto, rilevando che respira. Alle 12.26 nella comunicazione telefonica per chiedere soccorso, l'infermiera afferma: "E' brutta da arrivare ma poi qui ora è sereno".

 

 

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