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La serata Segnana-Bisesti finisce a manganellate con Cia che grida ''democratici di merda''. Gli universitari: ''Come nei peggiori incubi del ventennio''

Gli assessori dopo aver organizzato l'evento aperto al pubblico per parlare di educazione di genere hanno blindato l'ingresso a studenti, professori, cittadini con agenti in tenuta antisommossa. Sono volate le botte e alla fine Biesesti ha riacceso gli animi decidendo di uscire dall'ingresso principale dove c'erano i manifestanti

Di Luca Pianesi e Giuseppe Fin - 22 marzo 2019 - 21:05

TRENTO. Botte, cariche delle forze dell'ordine, insulti, un professore universitario che ne è uscito con un taglio al braccio e un consigliere provinciale che si è avvicinato ai manifestanti e ha gridato loro ''democratici di merda''. Se questo era il primo vero incontro pubblico con tanto di manifesto e invito alla cittadinanza (definito sulla locandina ''un'occasione assai preziosa per effettuare quei chiarimenti e approfondimenti rispetto ai quali la competenza dei relatori invitati costituisce garanzia'' QUI ARTICOLO DOVE SPIEGAVAMO CHI ERANO GLI OSPITI) il primo tentativo di fare una serata pubblica della nuova amministrazione provinciale con tanto di firma degli assessorati all'Istruzione e alle Politiche sociali il giudizio non può che essere più che negativo. 

 

C'erano studenti universitari, docenti, donne, uomini, c'erano sindacalisti, politici, anziani e giovani, in una parola c'erano dei cittadini che volevano assistere all'incontro pubblico ''Donne e uomini, solo stereotipi di genere o bellezza delle differenze?'' organizzato dagli assessori Bisesti e Segnana che siedono in Aula anche in loro rappresentanza. Volevano sentire per quale arcana ragione si è deciso di sospendere i corsi sulla parità di genere e, al contrario, si è voluto proporre una serata come questa con ospiti figure vicine all'ambiente del Family Day e Pro Vita. Volevano, eventualmente, protestare come hanno fatto alcuni che sono riusciti a entrare e poco dopo il via della conferenza si sono alzati in piedi e hanno lasciato la sala (QUI LA CRONACA). Una manifestazione, pacifica, di dissenso, teoricamente ancora prevista in un paese democratico. 

 

E invece si sono trovati di fronte i carabinieri in tenuta antisommossa ed è stato impedito loro di entrare. ''E' un incontro pubblico'' gridavano i manifestanti e poi ancora ''vergogna''. Intanto nel corridoio del palazzo della Provincia, fuori dalla sala dove si stava tenendo ''un'occasione assai preziosa per effettuare quei chiarimenti e approfondimenti'' sulla parità di genere, è stata improvvisata una conferenza parallela con alcune delle educatrici ''sospese'' (ormai si può dire eliminate) dall'assessora Segnana che hanno provato a spiegare cosa facevano nelle scuole trentine con studenti delle scuole medie e superiori, con i genitori e con i docenti: educavano alla parità di genere, al contrasto al bullismo, e cercavano di insegnare il rispetto reciproco senza discriminazioni. 

 

Dopo un po' le forze dell'ordine hanno chiesto a quella cinquantina di manifestanti accalcati nel corridoio di andarsene, mentre accorrevano altri agenti. Poi la ''carica'' con qualche botta, qualche manganello estratto dalle fondine. Un professore universitario ha rimediato una ferita al braccio, altri ragazzi sono finiti a terra e sono stati trasportati a forza. Poi è spuntato il presidente del consiglio provinciale Walter Kaswalder con il consigliere provinciale Claudio Cia che ha gridato ai manifestanti un bel ''democratici di merda'' per poi dileguarsi, cosa che ha mandato su tutte le furie il segretario della Cgil Franco Ianeselli. ''Inaccettabile - ha spiegato a margine dell'incontro Ianeselli - che un consigliere e forse anche assessore regionale definisca dei cittadini democratici di merda. Nessuno lo aveva provocato''. 

 

 

 

 

Piano piano i manifestanti sono stati allontanati e sono usciti rimanendo all'esterno. Lì prima Ianeselli e poi Paolo Ghezzi hanno parlato alla gente con il megafono e il leader di Futura ha sottolineato, rivolto ai manifestanti, che ''non siete stati certo voi a disonorare questo palazzo (rivolto al Palazzo della Provincia) ma sono stati altri''. Poi l'ultimo momento di tensione. Al termine dell'incontro, infatti, Bisesti ha deciso di riaccendere gli animi e di uscire dall'entrata principale dove si trovavano i manifestanti. In questo modo ha costretto le forze dell'ordine a un altro momento di contatto con il pubblico.

 

 

 

 

''Come Unione degli Universitari, non possiamo che essere indignati rispetto a quanto accaduto - hanno detto i rappresentanti dell'Udu l'associazione che rappresenta la maggior parte degli studenti universitari -. Al pubblico, non è stato possibile partecipare. In tantissimi, avrebbero avuto domande da fare, avrebbero voluto un confronto che mai c'è stato. Una giunta provinciale poco lungimirante, che non ha voluto dare risposte al pubblico e a chi contestato l'impossibilità di partecipare. Chi era rimasto fuori dalla sala, come unica risposta ha trovato le forze dell'ordine a bloccarlo, come in una delle peggiori scene di uno stato di polizia''.

 

"Una Provincia che dichiara pubblico un incontro - ha aggiunto la coordinatrice Sofia Giunta - e respinge chi non avrebbe avuto paura di un confronto, è codarda e politicamente poco lungimirante. Siamo stati caricati, c'erano anche minorenni. La società civile, invece, non starà a guardare, e nemmeno l'accademia. Sembra di essere nei peggiori incubi del ventennio. Oltre ad avere organizzato ad arte un incontro fazioso, gli assessori non hanno voluto ascoltare i loro cittadini, non hanno voluto ascoltare chi voleva parlare davvero di parità di genere, e di percorsi di sensibilizzazione. Noi non ci stiamo, e saremo sempre dalla parte di professori, ricercatori, attivisti, di chiunque sostenga i diritti all'autodeterminazione e alla sessualità, contro ogni tipo di stereotipo. Basta comizi elettorali, vogliamo un confronto vero, i cittadini lo vogliono, e nessuno è cittadino di serie B. Reprimere a forza una protesta pubblica, è pura follia".

 

''Ragazzini minorenni, studenti e professori universitari, rappresentanti delle opposizioni presi a manganellate e spintoni senza alcun motivo - spiega il presidente di Arcigay Trento Lorenzo De Preto -. Gli attivisti e le attiviste di Arcigay del Trentino all'interno del palazzo stanno tutti bene, ma molte persone sono rimaste contuse. Per la violenza immotivata e inaudita delle forze dell'ordine, per i consiglieri provinciali che urlano "democratici di merda" ai manifestanti, per il fascismo che torna strisciante a far la voce grossa. Per questo domani noi saremo in questura a chiedere spiegazioni''. 

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