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| 25 ago 2019 | 06:01

"Non rovinate la val Lagorai. Benefici solo per la società impianti", una lettera aperta all'assessore Tonina per rivalutare il progetto della Translagorai

Lettera aperta di cittadini e satini all'assessore all'ambiente. Progetto costoso, inutile e dannoso, che avvantaggia un'azienda privata, scrivono i firmatari. "Ridiscutiamo il tutto, per un turismo sostenibile"

Non rovinate la val Lagorai
di Davide Leveghi

TRENTO. Prosegue il dibattito sulla destinazione ad uso turistico di Malga Lagorai, con satini e cittadini sugli scudi contro il progetto di trasformarla in un ristorante-rifugio. È attraverso una lettera aperta all'assessore all'urbanistica, ambiente e cooperazione Mario Tonina, questa volta, che si esprime la protesta.

 

Non rovinate la Val Lagorai” comincia così la lettera, introducendo le “criticità della delibera numero 1.487 del 10/08/2018 adottata dalla precedente Giunta provinciale”. Sono quattro, poi, i punti seguenti sui quali si richiede una ridiscussione del progetto “al fine di mantenere inalterati l'aspetto e l'anima della Val Lagorai”.

 

In primis si riconosce sì la necessità di ristrutturare Malga Lagorai senza però che si cambi la destinazione d'uso. In secondo luogo si illustra come la delibera stravolga la malga con un piano di intervento invasivo, e esclusivo di chi, i pastori, utilizza la struttura nei tre mesi di alpeggio.

 

Il ritorno del lupo, sostengono i firmatari della lettera, creerebbe il problema di dover dare riparo notturno alle bestie, impossibile in caso di conversione a ristorante della malga. “Si proclama di voler ridare dignità ai pastori – si legge, con una nota polemica – mentre in realtà gli si tolgono importanti spazi di lavoro: ben che vada, saranno ridotti a pittoresche comparse ad uso turistico”.

 

Su costi e benefici si concentrano gli ultimi due punti. Il terzo postula l'inutile spreco di denaro pubblico che, a giudizio dei firmatari, comporterebbe la “valorizzazione” della malga, come già visto nei casi di Val Sadole e Valmaggiore. Raggiungibile solo a piedi con più di un'ora di cammino, come si può sostenere che sia un investimento economicamente sensato? Chiedono.

 

Il quarto, invece, calca su un aspetto già più volte sollevato. Cui prodest? Chi trae vantaggio dalla valorizzazione della malga? I firmatari sono certi, il beneficiario non può che essere la società funivie, responsabile già della costruzione di un parco-ristorante sulla Forcella del Bombasèl. “L'ostinazione con cui da più parti si pretende il ristorante a Malga Lagorai – si legge nella lettera - conferma l'unica logica conclusione possibile: tutto questo "ambaradan" è un regalo per il Cermìs, pagato dal contribuente. Per Malga Lagorai dunque i casi possibili sono due: o vengono sprecati soldi pubblici e territorio per un investimento fallimentare, oppure mediante denari pubblici si fa un regalo a una società privata. Tertium non datur”.

 

A conclusione dei punti contestati, l'invito a Tonina a ridiscutere il progetto viene corredato da un suggerimento per un turismo sostenibile: “Non sarebbe più attrattivo se ai malgari trentini fosse permesso, come accade nelle malghe del Veneto, di lavorare il latte in malga e offrire formaggio, ricotta, panna, burro locali ai turisti; quali norme lo vietano da noi?”.

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