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Belluno
27 aprile | 14:49

Sentieri a rischio, protestano le associazioni: "No ai fuoristrada nei boschi e in alta quota, la montagna va difesa da chi antepone interessi privati alla tutela ambientale"

Il progetto di legge è stato presentato dai consiglieri della Lega e approderà in consiglio regionale martedì prossimo: "Aprire ai mezzi a motore la viabilità silvo-pastorale per scopi privatistici (venatori o altro) comporta problemi che vanno ben oltre la tutela della fauna selvatica e incide negativamente sul corretto governo del territorio forestale, montano e delle aree protette"

Sentieri a rischio, protestano le associazioni: No ai fuoristrada nei boschi e in alta quota

BELLUNO. “C'è il rischio di dare un potenziale via libera ad invadere i sentieri anche di alta quota con i fuoristrada di coloro che esercitano attività collegate con la caccia”. Peraltrestrade Dolomiti per il Coordinamento associazioni per Ambiente e Legalità Alto Bellunese critica il progetto di legge che martedì prossimo approderà nel Consiglio regionale Veneto e che riguarda le modifiche alla norma sulla viabilità silvo-pastorale che, se fosse approvato, causerebbe un impatto molto negativo per le nostre colline e montagne.

 

Presentato da nove consiglieri della Lega (primo firmatario Gianpietro Possamai, presidente regionale di Federcaccia Veneto) il progetto prevede l’introduzione di deroghe al divieto di transito dei mezzi a motore nelle strade silvo-pastorali che, spiegano le associazioni “in assenza di controlli stringenti, costituirebbe un potenziale via libera ad invadere i sentieri anche di alta quota per migliaia di fuoristrada di coloro che esercitano attività collegate con la caccia”.

 

Già nell’ottobre del 2018 ci fu un tentativo analogo che non andò a buon fine per la ferma opposizione del Cai Veneto e di altre associazioni e istituzioni. Il tentativo si ripete oggi con la proposta di inserire tre nuove categorie che potrebbero andare in deroga alla legge regionale: i privati gestori della fauna selvatica, i conduttori di cani da recupero, le persone per il contenimento di specie invasive. “Categorie di operatori, queste – spiegano le associazioni - che fino ad oggi hanno potuto svolgere il loro ruolo senza la necessità di dover violare il divieto di circolazione”.

 

“É nostra convinzione – spiegano - che aprire ai mezzi a motore la viabilità silvo-pastorale per scopi privatistici (venatori o altro) comporti problemi che vanno ben oltre la tutela della fauna selvatica e incida negativamente sul corretto governo del territorio forestale, montano e delle aree protette. Riteniamo inoltre che un tale provvedimento vada contro gli interessi della montagna, dei montanari e degli escursionisti per i problemi che porta con sé legati alla sicurezza, da garantire in tutte le situazioni, alla manutenzione ordinaria e straordinaria, alla responsabilità penale. A questo si aggiunga l’inquinamento ambientale e acustico che un maggiore traffico di mezzi motorizzati comporterebbe in ambienti delicati e di grande pregio naturalistico e il rischio che con l’incremento della viabilità aumenti ancor di più l’opera di bracconaggio, non sempre facile da contenere”.

 

L'appello è quello ad una mobilitazione di tutti i  cittadini “per fare in modo che almeno i sentieri vietati al traffico privato rimangano liberi da mezzi a motore e restino a disposizione di chi desidera camminare in sicurezza, nel silenzio e nella tranquillità della natura”.

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