Fuoristrada in montagna, iniziato l’esame della proposta di legge ed è scontro: “Si vuole andare a uccidere animali finora protetti dalle alte quote”
È iniziato in Consiglio regionale l’esame della proposta di modifica della legge che disciplina la viabilità silvo pastorale. Il dibattito si è rivelato, come prevedibile, acceso. Secondo il consigliere Possamai non ci saranno cambiamenti nel traffico in montagna e le modifiche non riguardano l’attività venatoria. Pronta la replica delle opposizioni: “Dove sono le valutazioni dell’impatto ambientale? Quanti soggetti saranno autorizzati? Si continua a dire zero impatto, ma serve un’analisi prima dell’approvazione della legge”

VENEZIA. È iniziato in Consiglio regionale l’esame della proposta di modifica della legge che disciplina la viabilità silvo pastorale. Il dibattito si è rivelato, come prevedibile, acceso. Secondo il consigliere Gianpiero Possamai, primo firmatario, non ci saranno cambiamenti nel traffico in montagna e le modifiche non riguardano l’attività venatoria. Pronta la replica di Andrea Zanoni (Europa Verde): “Arriva in consiglio una legge che a detta del relatore potremmo definire inutile visto che non aumenterà di un solo mezzo il transito dei veicoli nei sentieri. Invece, purtroppo, è utile a una maggioranza che vuole raggiungere i punti più impervi per uccidere animali che fino adesso non poteva uccidere”.
In questi mesi sono state diverse le prese di posizione, tra cui le associazioni ambientaliste e una petizione che in pochi mesi ha superato le 5 mila adesioni. Il punto più controverso è l’aumento del traffico motorizzato sui sentieri, che la stessa Giunta regionale ha stimato in 28.500 fuoristrada. Possamai ha invece sottolineato che la proposta non mira ad aumentare il traffico veicolare e soprattutto non riguarda in alcun modo l’attività venatoria. “Le tre categorie elencate - spiega - coinvolgono soggetti che già transitano su questa viabilità e nessuno glielo vieta perché prestano volontariato per un servizio di interesse pubblico. Non ci sarà quindi un aumento del traffico in conseguenza di una modifica che mira a regolamentare, anche con finalità assicurative, comportamenti già consolidati”.
A quali soggetti fa riferimento? Si tratta di privati che si occupano dello sfalcio di pascoli abbandonati e dei conduttori di cani da recupero, che fanno recuperi in ambito venatorio e negli incidenti stradali. “In provincia di Belluno - spiega Possamai - abbiamo in media un incidente stradale al giorno con la fauna selvatica e ci sono 52 soggetti autorizzati ai recuperi, di cui solo il 15-20% operativi. Operano per questione di etica e l’incidenza nell’aumento è pari a zero perché sono già autorizzati”. Infine, i soggetti coinvolti nei piani di contenimento delle specie selvatiche invasive, tra cui i cinghiali: “E' un’attività che serve a noi, non è caccia - prosegue - perché segue metodi diversi. Attualmente è il malgaro che recupera l’operatore e lo riporta, per cui anche qui non cambierà nulla nel traffico. In questo provvedimento normativo, quindi, non appare l'attività venatoria. Dire che i cacciatori invadono coi fuoristrada le strade è un’affermazione fantascientifica: tutte le categorie che abbiamo inserito agiscono sotto l’egida degli enti pubblici”.
Di diverso avviso le opposizioni. Renzo Masolo, di Europa Verde, ha evidenziato che il progetto di legge è frutto di una scelta politica “sbagliata, sbilanciata e pericolosa per il precedente che si crea. Si tratta - sottolinea - di un provvedimento cucito su misura per favorire interessi specifici e dare carta bianca al mondo venatorio. Perché non fare piuttosto un confronto serio e unitario sulla legge 14/92, anziché cambiare un paio di articoli? Ben 11 associazioni hanno lanciato una petizione e Cai e Mountain Wilderness hanno chiesto un incontro, ma non sono di fatto stati ascoltati: dove sono le valutazioni dell’impatto ambientale? Dov’è uno studio sull’impatto cumulativo dell’aumento dei traffico? Quanti soggetti saranno autorizzati? Si continua a dire zero impatto, ma serve un’analisi prima dell’approvazione della legge”.
Sulla stessa linea il collega Zanoni: “Una legge della quale nessuno sentiva la mancanza, chiaramente scritta dalla lobby venatoria, ma non è nell'interesse dei cittadini veneti. Anche il Cai ha espresso netta contrarietà perché le strade silvo pastorali non sono adatte al traffico veicolare, che aumenta i rischi per escursionisti e ciclisti, oltre a compromettere la qualità dell’esperienza turistica e creare impatti gravi e irreversibili sull’avifauna migratoria e specie vulnerabili come la pernice bianca, tanto che molti esperti faunistici sono preoccupati perché finora si erano salvate grazie al fatto che erano difficili da raggiungere”.
Sbagliata l’idea di valorizzazione del territorio
Il consigliere Joe Formaggio promette infine che nella prossima legislatura la legge sarà presa in mano molte volte, sottolineando che in altre regioni l’accesso ai sentieri è consentito anche a mezzi come quad o moto enduro, che generano ricchezza e Pil, a differenza degli escursionisti che si portano l'acqua da casa. “Le montagne - afferma - non sono un'esclusiva di Cai e associazioni: se 4mila persone hanno firmato la petizione, ve ne porto il quadruplo di gente che vuole usufruire della montagna in maniera regolamentata”.
Ma la correlazione tra i due aspetti appare evidentemente discutibile. “Quello che si mette in discussione - replica infatti Arturo Lorenzoni (Gruppo misto - Veneto Vale) - è l’approccio a un territorio. L'idea che a generare ricchezza sia l’allargamento delle maglie di accesso alla circolazione e non l’escursionista che si porta la borraccia da casa è antiquata: il Pil si genera con la valorizzazione del territorio per le sue bellezze, come vedere gli animali in quota e fare escursioni senza timore, ed è qualcosa incredibilmente in crescita. Il mio auspicio è che il testo torni in Commissione per un ragionamento serio rivolto alla tutela del territorio montano”. Tale richiesta, sostenuta anche da Zanoni e Masolo, è stata respinta dall’aula su proposta del relatore Possamai, mentre il presidente della Terza commissione Marco Andreoli (Fratelli d’Italia) ha sottolineato che “la natura va sempre curata e gestita e la proposta 189 va in questa direzione”.












