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Belluno
10 giugno | 17:05

Strade silvo-pastorali aperte a più fuoristrada, approvate le (discusse) modifiche alla legge regionale

La comunicazione arriva dal Consiglio regionale del Veneto: approvate le modifiche alla legge regionale n.14/1992 “Disciplina della viabilità silvopastorale”. Dalle associazioni ambientaliste al Cai fino ai consiglieri di minoranza, nelle ultime settimane erano state molte le critiche espresse al provvedimento

VENEZIA. Fuoristrada sui sentieri di montagna: via libera in Veneto alle (discusse) modifiche alla legge regionale. “Il Consiglio regionale del Veneto – scrivono infatti le autorità – ha approvato oggi a maggioranza la proposta di legge n.189 di modifica della legge regionale 31 marzo 1992 numero 14, 'Disciplina della viabilità silvopastorale'”. La proposta era stata illustrata nel dettaglio il 27 maggio scorso in aula: nel corso della seduta del 3 giugno scorso e in quella odierna ha fatto seguito l'esame della manovra emendativa.

 

“In sintesi – precisa il Consiglio regionale – la nuova legge mira ad aggiornare le modalità di circolazione sulle strade silvopastorali regionali e quindi a consentire, a determinate condizioni, l'accesso su tale viabilità per gli interventi emergenziali o di interesse pubblico, anche da parte di privati”. Al termine dei lavori sono stati poi approvati alcuni ordini del giorno e in particolare due, sottoscritti dalle minoranze, che in sostanza chiedono il potenziamento dei controlli sulla viabilità silvopastorale e sull'ambiente montano, e un altro, sottoscritto dal consigliere del gruppo misto Stefano Valdegamberi, in materia di autocertificazione dei requisiti per l'accesso alla suddetta viabilità.

 

Nelle scorse settimane molte erano state le critiche arrivate al provvedimento: le associazioni ambientaliste avevano presentato 5 motivi per opporsi (Qui Articolo), mentre i consiglieri di Europa Verde avevano parlato di una “minaccia senza precedenti per il territorio” (Qui Articolo). Anche dal Cai Veneto era arrivato un netto 'no' alla proposta, che per il Club alpino italiano rappresenta un “grave pericolo per l'incolumità degli escursionisti” (Qui Articolo)

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