Strade silvo-pastorali aperte a più fuoristrada? No dal Cai Veneto: "Grave pericolo per l’incolumità degli escursionisti, esistono già ampie deroghe per chi ne ha necessità"

Il Gruppo Regionale Veneto del Club Alpino Italiano esprime netta contrarietà in merito alle nuove modifiche alla legge regionale che disciplina la viabilità silvo-pastorale: “Al posto di ulteriori modifiche si riveda tutta la legge finalizzata alla salvaguardia dei territori, quali boschi e prati in quota, da un eccesso di frequentazione veicolare come spesso accade di osservare nelle nostre montagne”

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Con un comunicato firmato dal presidente Francesco Abbruscato, il Gruppo Regionale Veneto del Club Alpino Italiano esprime forte preoccupazione e netta contrarietà nei confronti della nuova modifica alla Legge regionale 31 marzo 1992, n. 14, che disciplina la circolazione dei veicoli nelle strade silvo-pastorali. L'emendamento è oggetto di discussione in questi giorni da parte del Consiglio Regionale.
"Il Cai Veneto, in virtù del ruolo sancito dal protocollo d’intesa tra Cai e la Regione Veneto, esprime un forte disagio e netta contrarietà ai continui tentativi di modifica della Legge Regionale che norma la viabilità fuori dalle normali strade di circolazione. La legge contempla già ampie deroghe al divieto di accesso delle strade silvo-pastorali per motivi di emergenza, di lavoro, di controllo della fauna selvatica e di cura delle proprietà; deroghe che soddisfano ampiamente tutte le categorie che veramente ne hanno la necessità", osserva Abbruscato.
"Attualmente le strade silvo-pastorali vedono una importante frequentazione di escursionisti a piedi o con mountain bike, di qua la preoccupazione che il consentire la percorrenza delle strade silvo-pastorali con un numero ulteriore di mezzi motorizzati creerebbe grave pericolo per l’incolumità di queste categorie di persone - aggiunge il presidente del Cai Veneto -. È noto che tali strade sono molto strette, spesso con pendenze accentuate, prive di protezioni e dal fondo non sempre perfetto. Per non parlare poi dell’inquinamento sia ambientale che acustico che un maggiore traffico di mezzi motorizzati comporterebbe indubbiamente in ambienti delicati, di grande pregio naturalistico".
Il Cai Veneto rileva inoltre che "la legge Regionale 14 del 1992 è già stata emendata più volte. Nell’art. 4 con l’aggiunta dei punti 6 e 7 riguardanti i velocipedi e poi l’aggiunta degli art. 4 bis e 4 ter per la circolazione delle motoslitte. Questi continui emendamenti hanno svuotato il principio ispiratore voluto dai legislatori regionali di allora: limitare il traffico sulle strade silvo-pastorali in quanto questo crea un forte elemento di disturbo della fauna presente nei territori dove la strada transita e altera la particolarità del paesaggio montano".
Il Gruppo Regionale Veneto del Cai ritiene che "al posto di ulteriori modifiche, debba essere fatta una rivisitazione di tutta la legge finalizzata alla salvaguardia dei territori, quali boschi e prati in quota, da un eccesso di frequentazione veicolare come spesso accade di osservare nelle nostre montagne".
"Il Gruppo Regionale Veneto del Club Alpino Italiano si fa garante e difensore dei principi enunciati nell’art. 9 della Costituzione e invita i Consiglieri Regionali a farsi custodi di questi principi volti alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione", conclude il presidente Abbruscato.














