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Omofobia in Trentino, Bisesti: ''Nel nostro ordinamento già strumenti di prevenzione''. Arcigay: ''Evidentemente non sono sufficienti. Dalla Pat solo parole e tagli''

L'assessore Bisesti ha risposto ad una interrogazione presentata da Futura a firma di Paolo Ghezzi e Lucia Coppolo dopo l'aggressione omofobica di Mezzolombardo. Ghezzi: "Bisesti, come aveva evitato di usare la parola 'femminicidio' inaugurando la mostra di opere di Alba Chiara Baroni a Palazzo Trentini, così continua a svicolare dalla parola 'omofobia' per non dover ammettere che le scelte politiche del fugattismo abbassano ogni giorno la guardia rispetto all'intolleranza, alla discriminazione delle minoranze, all'ostilità nei confronti delle persone LGBT”

Di G. Fin - 27 December 2019 - 20:01

TRENTO. “L'aggressione a una coppia gay avvenuta il 30 settembre scorso è l'esempio lampante che i tanti sventolati strumenti di prevenzione previsti oggi dal nostro ordinamento e citati dall'assessore Bisesti non sono abbastanza. Occorre fare qualcosa tutti assieme e noi siamo pronti a dare una mano ma le istituzioni passino dalle parole ai fatti”.

 

Lorenzo De Preto è presidente di Arcigay del Trentino da poco più di un anno e fin dall'inizio uno dei suoi primi impegni è stato quello di contrastare i fenomeni di discriminazione omosessuale che avvengono sul nostro territorio, nelle nostre valli dove spesso il fenomeno è tanto intenso quanto purtroppo nascosto. Lo ha fatto assieme ai tantissimi ragazzi che quotidianamente lavorano giorno dopo giorno nelle scuole e nelle piazze per rendere il Trentino una terra accogliente dove i diritti di tutte e di tutti siano rispettati.

 

Le sue parole arrivano dopo la risposta scritta dall'assessore provinciale all'Istruzione, Mirko Bisesti, all'interrogazione presentata da Futura firmata dai consiglieri provinciali Paolo Ghezzi e Lucia Coppola, presentata dopo i fatti di intolleranza omofobica di Mezzolombardo. Un documento attraverso il quale si chiedeva ancora una volta di ripresentare i finanziamenti necessari per introdurre nelle scuole i corsi di genere per il rispetto e l'uguaglianza.

 

Nello stigmatizzare l'episodio come ogni altra forma e manifestazione di intolleranza e discriminazione dell'altro, l'assessore Bisesti spiega che “E' indubbio che l'accaduto debba indurre una riflessione nelle istituzioni che svolgono in continuità e cooperazione con le famiglie, cui primariamente è deputato il ruolo educativo dei ragazzi, sugli strumenti e sulle iniziative idonee a permettere agli stessi di porsi di fronte all'alterità con un atteggiamento di dialogo, rispetto, integrazione e non di giudizio”.

 

“Pertanto – continua la risposta di Bisesti all'interrogazione di Futura – in merito alla divulgazione all'interno delle scuole di corsi volti a contrastare l'intolleranza omofoba , si osserva come il nostro ordinamento fa leva su strumenti di prevenzione dei fenomeni di intolleranza e discriminazione ed attua diverse iniziative e percorsi che promuovono in positivo i valori fondanti di una società civile quali l'inclusività, la legalità, la solidarietà, la cittadinanza attiva, che sono alla base di una convivenza armonica della società civile”.

 

E conclude: “Si ritiene pertanto che la formazione di cittadini, improntata a tutto tondo ai principi del rispetto e della convivenza, nella piena accettazione della pluralità , possa essere una misura di sistema efficace e strategica”.

 

Parole che hanno portato ad una risposta netta da parte dell'Arcigay. “Noi oggi dalla Provincia abbiamo visto solo una cosa certa – spiega De Preto – ed è il taglio dei corsi di genere nelle scuole quando noi già con la scorsa giunta ne avevamo chiesto un ampliamento”.

 

Oggi in Trentino dire che il fenomeno dell'omofobia non esiste è falso. Magari non ci sono situazioni di esclation come quello che è avvenuto a Mezzolombardo ma quotidianamente ci sono persone che si trovano in difficoltà a scuola ma anche per strada vittime spesso di bullismo che la maggior parte delle volte rimane nascosto per paura o vergogna. E' questo non succede solo in città come Trento, Rovereto o Riva del Garda ma lo si può percepire anche e soprattutto nelle valli.

 

“Molte volte – spiega De Preto – si crede che demandare alcune situazioni alle famiglie sia la scelta più giusta ma non è cosi. Non sono pronte ad affrontare situazioni del genere. Per questo occorre l'aiuto delle associazioni, della scuola e delle istituzioni in un impegno collettivo”. Qui l'invito alla Provincia: “Noi siamo pronti – spiega il presidente di Arcigay del Trentino – per dare una mano come sempre abbiamo fatto. E' da un anno che però dalla Provincia sentiamo solo parole. Ora vorremmo vedere i fatti”.

 

Ad attaccare l'assessore Bisesti è invece il consigliere di Futura, Paolo Ghezzi. “L'assessore provinciale alla cultura e alla scuola conferma di aver paura delle parole precise, esatte, definitorie. Eppure, nella cultura e nella scuola il primo comandamento dovrebbe essere usare le parole giuste per dire le cose giuste al momento e nel contesto giusti”. Così, spiega Ghezzi “come aveva evitato di usare la parola 'femminicidio inaugurando la mostra di opere di Alba Chiara Baroni a Palazzo Trentini, così - in questa risposta - continua a svicolare dalla parola 'omofobia' per non dover ammettere che le scelte politiche del fugattismo abbassano ogni giorno la guardia rispetto all'intolleranza, alla discriminazione delle minoranze, all'ostilità nei confronti delle persone LGBT”.

 

Depotenziata dall'eliminazione dei corsi di educazione alle differenze e al rispetto di genere, continua il consigliere di Futura “la strada del fugattismo-bisestismo verso la tolleranza è pavimentata di parole generiche, come 'inclusività'. Che, in una rivelatrice replica al sottoscritto in Consiglio provinciale, il presidente della Provincia ebbe a definire 'ascoltare la gente'. Peccato che Fugatti Bisesti & C. ascoltino solo la gente che gli dà ragione, e non le minoranze vittime dell'intolleranza, dei pregiudizi, del sessismo”.

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