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Giornata internazionale contro l'omobitransfobia, in Trentino ancora troppe discriminazioni. De Preto: ''Minacce e isolamento, le istituzioni ci aiutino''

Discriminazioni e minacce a scuola, nei luoghi di lavoro e anche a casa. L’attuale crisi sanitaria, economica e sociale in corso ha senza alcun dubbio ulteriormente aggravato la situazione. L'Arcigay del Trentino: "Siamo pronti, se necessario, a portare il nostro contributo, a esprimere le urgenze e le necessità di una spesso non considerata porzione della popolazione trentina e delle sue famiglie"

Di G.Fin - 17 May 2020 - 13:14

TRENTO. Ricatti, minacce e violenze psicologiche ma anche fisiche. Le case che in queste settimane per molti erano diventate un vero e proprio rifugio per alcuni sono diventate una gabbia. Una gabbia per i propri sentimenti, per il proprio modo di essere e di pensare. A lanciare l'allarme è Lorenzo De Preto, presidente dell'Arcigay del Trentino in occasione della Giornata internazionale dedicata alla lotta all'omobitransfobia che si tiene domenica 17 maggio. L'associazione proprio in questi mesi ha cercato, nei limiti dell'emergenza che si sta affrontando, di dare un aiuto, un qualche supporto alle tante persone della comunità Lgbt ed è proprio da questa che arriva un grido di aiuto. Quello rivolto alle istituzioni affinché si intervenga perché anche in Trentino esistono case che diventano gabbie, diritti che vengono calpestati e persone che vengono emarginate se solo provano ad esprimere il proprio amore verso chi è dello stesso sesso. 

 

I numeri che arrivano da tutta Italia sono agghiaccianti. Il 17 maggio 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cancellato l’omosessualità dal registro delle malattie. Purtroppo dopo 30 anni le persone Lgbt (lesbiche, gay, bisex e trans) sono ancora vittime di violenze e discriminazione.

 

Sono circa 20mila i contatti che annualmente a livello nazionale riceve il numero verde Gay Help Line 800 713 713 insieme alla chat Speakly.org. Racconti di discriminazioni, isolamento e violenze subite. Nelle scuole, in un'ultima ricerca, emerge che su un campione rappresentativo di circa 1500 studenti, circa il 34% degli studenti pensa che l’omosessualità sia sbagliata ed il 10% pensa sia una malattia, mentre il 27% degli studenti non vuole un compagno di banco gay. Ma si registra anche un incremento del 17% dei ricatti e delle minacce e un incremento del 3% del mobbing sul lavoro.

 

Ed è proprio in queste settimane di lockdown che non sono mancate le richieste di aiuto anche in Trentino. Dalle valli dove vi è una estrema difficoltà e dove le persone, soprattutto i più giovani, sono vittime di situazioni pesanti. E' il caso, uno fra i tanti, di un minore della Vallagarina come ci racconta Lorenzo De Preto. “E' un caso in cui è stato davvero difficile costruire una comunicazione ed è stato impossibile essere immediati nel dare una risposta. La fase di lockdown ha poi prolungato i tempi e alla fine nonostante la situazione fosse evidentemente grave, sono venuti a mancare i contatti e ci è stato impossibile dare un aiuto”.  Casi drammatici che l’attuale crisi sanitaria, economica e sociale in corso ha senza alcun dubbio ulteriormente aggravato.

 

“Nella cosiddetta 'Fase 1' – ha spiegato De Preto - la prima risposta che collettivamente abbiamo espresso per contenere la pandemia è stata dettata come necessario dall’urgenza di un intervento immediato e assunta con sorpresa da istituzioni e associazioni del terzo settore in parte trovatesi comprensibilmente impreparate a gestirla in tutta la sua complessità. Tuttavia, l’emergenza in corso non deve far passare in secondo piano la necessità di azioni a contrasto di violenza, esclusione sociale e discriminazioni verso la comunità Lgbt; fenomeni che non solo continuano, ma anzi, si sono acuite con l’isolamento e il distanziamento sociale”.

 

Allarma particolarmente la condizione di molti e molte giovanissimi Lgbt che con la quarantena sono obbligati e obbligate a tornare in famiglie che non sempre li o le accettano, dove si manifestano comportamenti spesso violenti e lesivi. Ed è proprio in occasione della giornata Internazionale dedicata al contrasto all’omobitransfobia che l'Arcigay del Trentino si rivolge alle istituzioni per sottolineare quanto sia fondamentale che Comuni e Provincia, negli assessorati competenti, allarghino (in primo luogo comunicativamente) le tutele per l’emergenza abitativa a ulteriori soggetti potenzialmente esposti, prevedendo anche l’accesso a case rifugio e a momentanee soluzioni abitative alternative al nucleo familiare. “Siamo pronti, se necessario, a portare il nostro contributo, a esprimere le urgenze e le necessità di una spesso non considerata porzione della popolazione trentina e delle sue famiglie" ha spiegato il presidente di Arcigay Trentino. Queste persone esistono, le loro necessità sono specifiche e reali, e richiedono da parte di tutti risposte concrete, adesso più che mai.

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