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Ordine di ''Semaforo verde'' e premono il tasto ''capriccio'' per battere lo scontrino. Truffa all'A22 da oltre un milione

Sono circa una cinquantina le perquisizioni in tutta Italia tra 7 regioni e 9 province e dodici le persone denunciate di una società privata tra dichiarazione fiscale fraudolenta, truffa aggravata ai danni dello Stato, corruzione e autoriciclaggio. Un quadro complesso e le indagini sono ancora in corso per "pizzicare" anche eventuali dipendenti infedeli dell'A22

Di Luca Andreazza - 27 March 2019 - 12:45

TRENTO. Centoventicinque militari delle fiamme gialle e 30 operatori della polizia stradale sono entrati in azione per un blitz in 7 regioni e 9 province tra Trentino Alto Adige, Veneto e Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania. Smantellata una rete di truffatori per un giro milionario, 1.121.427 euro per la precisione, ai danni della società che gestisce l'autostrada A22 del Brennero. 

 

In questa vastissima operazione, "Tarantella", sono circa una cinquantina le perquisizioni in tutta Italia tra Trento, Verona e Brescia, Pavia, Reggio Emilia, Modena e Pisa, Roma e Avellino e dodici le persone denunciate accusati a vario titolo di dichiarazione fiscale fraudolenta, truffa aggravata ai danni dello Stato, corruzione e autoriciclaggio.

 

La truffa, per quanto finora ricostruito, avrebbe permesso ai gestori disonesti, negli ultimi due anni, di sottrarre alla Autostrada del Brennero e, quindi, agli enti pubblici che la partecipano all’85% circa, oltre 1,1 milioni di euro.

Un'attività scattata nell'agosto dell'anno scorso, quando la polizia stradale del capoluogo trentino acquisisce alcune informazioni riguardo possibili azioni illecite di tipo fiscale compiute da un'impresa privata che gestisce in appalto punti vendita in alcune aree di servizio collocate lungo l'autostrada del Brennero.

 
La polizia stradale, in quanto violazioni fiscali che attengono l’omessa contabilizzazione degli incassi, si è rivolta al Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Trento per le indagini investigative congiunte che hanno successivamente interessato la Procura distrettuale della Repubblica di Trento.

 

"Gli approfondimenti investigativi - spiega Roberto Ribaudo, il colonnello della guardia di finanza di Trento - hanno consentito ai finanzieri e ai poliziotti di disvelare un articolato sistema truffaldino organizzato dai vertici di una società privata con sede legale in Campania, che gestisce in appalto punti vendita siti in alcune delle aree di servizio della Autobrennero. Il sistema di frode era strutturato in modo da evitare di pagare la percentuale di diritti dovuti dalla società alla A22 in base al contratto di gestione dei punti vendita".

La società truffatrice, in sostanza, avrebbe dovuto pagare delle somme percentuali variabili a seconda del tipo di bene venduto, dal 5% in caso di prodotti tipici locali al 49% per altri tipi di beni di consumo. Un modus operandi strutturato e articolato per limitare al massimo l’importo dei diritti da corrispondere, la società avrebbe messo in campo vari sistemi per omettere sistematicamente l'emissione degli scontrini nei momenti di maggior afflusso della clientela

 

Quasi sempre i prodotti venduti sarebbero stati "passati" per prodotti tipici locali, anche quando non sarebbero stati tali. In questo modo la società avrebbe potuto pagare sempre il diritto più basso (5%) invece delle percentuali che, a seconda del bene, variano tra il 27% e 49%. Non solo. In alcuni casi, i prodotti sarebbero stati "passati" in modo fittizio per quelli sui quali l'Autobrennero non richiede contrattualmente una percentuale di vendita, come Cd musicali, libri, riviste e generi di monopolio.
 

"La società, in questo caso, aveva modificato i software dei registratori di cassa - dice Ribaudo - per creare un tasto, 'panciotto' o 'capriccio', attraverso la cui battitura i beni venivano registrati come esenti da diritti dei prodotti soggetti a royalties e Iva ordinarie. Così questi prodotti contabilmente passavano all'aliquota Iva ridotta (alimentari e prodotti tipici locali) o assente (quali materiali editoriali, generi di monopolio)".

La società non lasciava nulla al caso, tanto che per regolamentare il flusso degli scontrini battuti e non battuti, i vertici della realtà truffaldina si sarebbero basati sulle giornate in cui i dipendenti della A22 effettuavano o meno dei controlli sui volumi di vendita per il calcolo delle royalties dovute contrattualmente: in base alla presenza o meno di controlli, gli autori della truffa comunicavano agli addetti alle casse con un linguaggio convenzionale che il giorno era da "luce rossa", gli scontrini andavano in linea di massima battuti, o da "luce verde", e così si poteva omettere di rilasciarli.

 

Un quadro molto complesso. Le indagini riguardano anche la posizione della commercialista con sede in quel di Avellino per verificare il livello di coinvolgimento nell'architettura della truffa. Ma sono diverse le piste aperte. Gli inquirenti valutano se le informazioni riguardanti le giornate in cui il personale dell'A22 svolgeva i propri controlli venivano comunicate da dipendenti infedeli dell'Autobrennero stessa. 

 

Sono poi anche in corso approfondimenti per valutare l’estensione del sistema truffaldino in tutti i punti vendita della società indagata, che hanno sede nelle sette regioni interessate dalle perquisizioni, e sono collocati anche in strutture pubbliche ospedaliere, in questo caso è interessato anche il Santa Chiara a Trento

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