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Processo agli anarchici: cadono le accuse più pesanti, 6 condanne per reati minori e un’assoluzione

Depennati i reati di associazione a delinquere con finalità eversive così come l'aggravante del terrorismo. Le 6 condanne riguardano la produzione di documenti falsi, danneggiamento e violazione della legge sulle armi. “L’ importante è che i reati siano stati valutati per quello che sono lasciando perdere tutto il resto” ha commentato l'avvocato della difesa Andrea De Bertolini

Di Tiziano Grottolo - 05 dicembre 2019 - 23:23

TRENTO. “Terrorista è lo stato” ha saluto così la lettura della sentenza il nutrito gruppo di persone, molte delle quali afferenti all’area anarchica, che stamane era presente al processo che vedeva imputati a vario titolo 7 anarchici. Le accuse erano molto pesanti: si andava dall’associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, passando per il possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, fabbricazione, detenzione e porto di armi ed esplosivi, atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, finendo con incendio e danneggiamento di sistemi informatici o telematici, anche di pubblica utilità, con finalità di terrorismo.

 

Questo almeno il quadro emerso dall’indagine denominata “Renata” che aveva visto l'intervento dei Carabinieri del Ros e dei carabinieri di Trento, ma anche gli agenti della Digos e della Direzione centrale della polizia di prevenzione, entrati in azione lo scorso 19 febbraio per sgominare quella che si presumeva essere una pericolosa cellula di anarchici, con base a Civezzano (Articolo QUI).

 

Ad ogni modo, stamattina il tribunale di Trento era blindato, il dispiegamento delle forze dell’ordine è stato imponente, tutti gli accessi erano presidiati, i bidoni nei pressi del tribunale sigillati e i reparti antisommossa a disposizione per ogni evenienza: anche se alla fine tutto si svolgerà nella maniera più ordinata possibile, senza nessun incidente. Tutt’al più c’è stata un po’ di coda per entrare ad assistere all’udienza di primo grado, dal momento che nell’aula del tribunale, oltre ai famigliari degli imputati, c’erano più di 100 persone, mentre un altro centinaio sono rimaste fuori accanto allo striscione che recitava: “Se sono innocenti hanno tutta la nostra solidarietà, se colpevoli ancora di più”.

 

All’interno dell’aula l’atmosfera si è fatta tesa, d'altronde le accuse mosse dai Pm sono gravissime e prevedono pene pesanti qualora fossero confermate dal giudice Enrico Borrelli. Gli avvocati, Giampiero Mattei, Andrea de Bertolini e Bonifacio Giudiceandrea, si sono battuti con determinazione per smontare l'impianto accusatorio sostenuto dai Pm, nel tentativo di dimostrare l’innocenza dei loro assistiti.

 

Anzi, ascoltando l’arringa della difesa sembrerebbe di trovarsi di fronte a un gigante dai piedi d’argilla: al fronte di accuse gravissime infatti, non ci sarebbero prove altrettanto solide, lo stesso Mattei lascia intendere, nemmeno troppo fra le righe, che se le accuse sono così pesanti è solo perché gli imputati sono dichiaratamente anarchici, “Se non lo fossero stati ci saremmo trovati in questa situazione?”, si domanda l’avvocato.

 

Parole che probabilmente non hanno smosso il giudice Borrelli ma che alla fine hanno premiato la strategia della difesa, dopo un’udienza durata quasi 5 ore, intorno alle 14e30, arriva la lettura della sentenza: cadono le accuse più gravi di attività terroristica e quelle a proposito dell'associazione con finalità di eversione dell'ordine democratico, rimangono sul tavolo quelle per i reati minori che concernono la produzione di documenti falsi, danneggiamento e violazione della legge sulle armi.

 

In totale ci sono sei condanne e addirittura un assolto: Luca Dolce e Agnese Trentin sono stati condannati a 2 di reclusione per aver prodotto documenti falsi. Pena più lieve, ancorché per lo stesso reato, per Roberto Bottamedi un anno e 9 mesi dal momento che gli viene contestato un singolo episodio. Andrea Parolari viene condannato a 2 anni e 6 mesi per danneggiamento e violazione della legge sulle armi, relativamente agli attentati alla sede della Lega di Ala e all'Unicredit di Rovereto, in più 8000 euro di multa. Ritenuti responsabili dell’attacco alla sede della Lega di Ala, oltre che per danneggiamento e violazione della legge sulle armi, anche Sacha Beranek e Nicole Briganti, condannate a un anno e 10 mesi, per loro pure 6000 euro di multa. Giulio Berdusco è stato assolto da tutti i capi d’imputazione, nei suoi confronti sono state revocate tutte le misure restrittive.

 

Infine segnaliamo che tutti gli imputati sono stati assolti per quanto riguarda il danneggiamento del laboratorio di matematica industriale e crittografia del Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università degli Studi di Trento, il danneggiamento di un traliccio della società “Spa Towers” in località Monte Finonchio e il fallito attentato incendiario ai danni di nove autoveicoli della Polizia Locale.

 

Anche se parte delle accuse sono confermate i volti dei presenti apparivano sollevati, come sottolineato dagli avvocati difensori i reati più pesanti sono stati depennati: “Aspettiamo di leggere le motivazioni – ha ricordato Giudiceandrea – dopodiché vedremo il da farsi”. Nel frattempo non si esclude che entrambe le parti presentino dei ricorsi: “L’ importante è che i reati siano stati valutati per quello che sono lasciando perdere tutto il resto” ha affermato De Bertolini. Per il momento le misure restrittive restano in vigore (tranne che per Berdusco che è stato assolto) anche se venendo meno il reato associativo si apre lo spiraglio per la scarcerazione. Dopo la sentenza gran parte dei presenti si sono spostati davanti alla facoltà di sociologia in via Verdi dove hanno tenuto un comizio. 

 

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