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| 24 set 2019 | 17:53

Rifugio Sasso nero, dopo le polemiche ora arriva il premio speciale per la qualità dell'architettura

Il Premio Dedalo Minosse è promosso da Ala - Assoarchitetti e dalla Regione Veneto, è uno dei riconoscimenti di maggior rilievo del settore e promuove la qualità dell'architettura. L'assessore Bessone: "La Provincia di Bolzano crede nell’architettura contemporanea e, grazie ai concorsi di progettazione, contribuisce alla diffusione di un modello del costruire innovativo e di qualità"​

Rifugio Sasso nero, dopo le polemiche ora arriva il premio speciale per la qualità dell'architettura
di Redazione

BOLZANO. Il rifugio al Sasso Nero, a S. Giovanni in Valle Aurina, predisposto dallo Studio Angelika Bachmann & Helmuth Stifter ha ricevuto un riconoscimento dalla giuria del premio internazionale Dedalo Minosse che ha attribuito alla Ripartizione edilizia e servizio tecnico della Provincia di Bolzano uno dei premi speciali. (Qui l'inaugurazione del rifugio)

 

La realizzazione dell’opera è stata seguita dall’Ufficio edilizia est, diretto da Andrea Sega, e in particolare dal responsabile unico di progetto Hanspeter Santer. "La Provincia di Bolzano crede nell’architettura contemporanea e, grazie ai concorsi di progettazione, contribuisce alla diffusione di un modello del costruire innovativo e di qualità che contribuisce a trasformare il territorio attestandosi quale esempio virtuoso dell'incontro fra architetti e committenza pubblica, motore di innovazione e attenzione alla sostenibilità ambientale", afferma l’assessore provinciale all’edilizia pubblica Massimo Bessone.

 

Il Premio Dedalo Minosse è promosso da Ala - Assoarchitetti e dalla Regione Veneto, è uno dei riconoscimenti di maggior rilievo del settore e promuove la qualità dell'architettura tenendo presenti la fase di progettazione e quella costruttiva, con particolare accento sugli attori che determinano il successo dell'opera: il committente e l’architetto, affiancati dalle imprese esecutrici.

 

Il premio speciale è stato ottenuto per la riedificazione del rifugio situato alla forcella di Riotorbo ad un’altitudine di 3.026 metri vicino alla frontiera con l’Austria e si configura come un corpo isolato che segue il pendio in discesa in un piccolo avvallamento del terreno.

 

L’edificio si sviluppa verticalmente in una punta affusolata che va a confondersi con l'orografia del pendio. L’intera struttura è realizzata in pannelli prefabbricati con tavole incrociate di abete rosso e gli interni sono eseguiti in larice non trattato. Anche i mobili per la Stube, il bancone, l’ingresso, i dormitori sono realizzati in legno naturale. La facciata esterna è rivestita in rame. La superficie inclinata del tetto verso sud-ovest è completamente coperta da pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica.

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