"Villa ai filari" tra i candidati ai CasaClima Awards: "Una casa che si può montare e smontare. La qualità ambientale è imprescindibile nell’edilizia”
C’è anche una casa bellunese ai Clima Awards 2025. È “Villa ai filari” e sorge a Limana, al posto di una vecchia casa contadina. Siamo andati a scoprire perché è innovativa intervistando Daniele Macor, responsabile della progettazione architettonica, che spiega a Il Dolomiti il concetto di “qualità ambientale” nella moderna edilizia sostenibile

LIMANA C’è anche una casa bellunese ai Clima Awards 2025. È “Villa ai filari” e sorge a Limana in un vigneto, al posto di una vecchia casa contadina. Siamo andati a scoprire perché è innovativa intervistando Daniele Macor, responsabile della progettazione architettonica e consulente energetico. “La qualità ambientale è un tema più ampio della sostenibilità. C’è chi vede quest’ultima come decrescita, ma non è necessariamente così: funziona quando vincono sia l’utente sia l’ambiente. E l’intervento del futuro in tal senso è la demoricostruzione, che in qualche modo risolve tutti i problemi in un’unica soluzione” afferma a il Dolomiti.
Il progetto è tra i 22 candidati del Premio del pubblico dei CasaClima Awards 2025 per l’eccellenza dell’architettura sostenibile (si vota fino al 21 settembre). La casa sorge attorno a un acero ed è stata realizzata dopo la demolizione di quella vecchia, risalente ai primi del Novecento, tramite un intervento di “demoricostruzione”, cioè demolire e ricostruire secondo gli standard attuali. “Abbiamo mantenuto la lunghezza e la posizione dell'edificio precedente - spiega Macor - salvo aver leggermente ruotato la casa per allinearla ai filari di prosecco, così da farla parlare con il paesaggio”. Macor è infatti specializzato in progettazione bioclimatica e ha un forte interesse verso il rapporto tra case e ambiente. Ha fondato a Belluno il gruppo multidisciplinare Corilum, che lavora in questa direzione. Ma quanto è fondamentale l’edilizia sostenibile oggi?
“È sempre più indispensabile far sì che la casa abbia un’alta qualità ambientale. A volte - prosegue - la sostenibilità è vista come dover rinunciare a qualcosa: io invece la vedo come sfruttare le innovazioni tecnologiche, che migliorano la vita dell’uomo, mantenendo un occhio alla sostenibilità sul lungo periodo”. L’aspetto forse più curioso di case come questa è infatti che si possono montare e smontare, recuperando i materiali a fine ciclo di vita. “Recentemente, l’Unione europea ha emanato una normativa sulle case green - spiega - per la quale sarà obbligatorio inserire nell’Ape (Attestazione di prestazione energetica) una valutazione del potenziale di riscaldamento globale (Gwp, global warming potential). Si inizia quindi a parlare sempre più di analisi del ciclo di vita: chi progetta una casa dovrà definire il suo Gwp, da quando nasce a quando muore”.
Così è stato fatto alla Villa ai filari, costruita totalmente in legno, salvo alcune parti in acciaio per motivi sismici, ed energeticamente indipendente. “Valutare la possibilità futura di disassemblare una casa, smaltirla e recuperare i suoi materiali - aggiunge - sono aspetti destinati a diventare sempre più stringenti. L’impatto di queste case sull’ambiente è bassissimo perché come vengono montate possono essere smontate e i materiali sono riciclabili, o comunque possono essere facilmente smaltiti”. Tuttavia, la sensibilità verso queste soluzioni, alta nei Paesi nordici, fatica a prendere piede in Italia, dove prevale l’idea che le case tradizionali siano più solide (un po’ come nella fiaba dei tre porcellini).
Inoltre, c’è l’aspetto non secondario del recupero dell’esistente e la riduzione del consumo del suolo (di cui il Veneto è tra le regioni peggiori, anche se la provincia di Belluno offre dati positivi). “La normativa europea va anche verso lo stop a nuove lottizzazioni e utilizzo dell’esistente. Chiaramente - specifica ancora Macor - deve valere la pena: se a tenere in piedi una casa vecchia spendo tre volte rispetto a farne una nuova, va da sé che non è sostenibile. Ci si può pensare se la casa ha qualità particolari, o valori da conservare, altrimenti si deve optare per la demoricostruzione, che oltre all’efficienza energetica permette un alto livello di adeguamento sismico”.
Manca quindi sensibilità su questi temi? “A livello energetico - conclude Macor - l’approccio è cambiato per i vantaggi in termini di risparmio, mentre a livello sismico la sensibilità è inferiore. Inoltre, i costi degli adeguamenti sono molto alti per cui l’ideale sarebbe introdurre agevolazioni fiscali sulla demolizione. A Belluno, ad esempio, ci sono tante proprietà frammentate, magari case in disuso con molti eredi che faticano ad accordarsi. Se decidono di vendere, spesso prevale l’idea che si sta vendendo una casa e il prezzo viene rialzato: se però è da demolire, i costi totali non consentono un recupero dell’esistente. Per questo servono agevolazioni: da un punto di vista legislativo la spinta c’è, perché la demoricostruzione è inserita nella ristrutturazione edilizia, mentre a livello fiscale va aiutato di più chi vuole rifare una casa nuova e più sicura”.












