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''Striscioni liberi contro Salvini a Trento'': evento su Facebook, in 24 ore 240 adesioni e 727 persone ''interessate''

Iniziativa di De Feo per il 31 maggio, giorno della visita del ministro dell'Interno al Festival dell'economia: ''Il dissenso è necessario per la democrazia''

Foto tratta da Facebook
Pubblicato il - 19 maggio 2019 - 19:47

TRENTO. 24 ore circa dalla pubblicazione dell'evento su Facebook si contano già 235 partecipanti confermati e 714 persone interessate.  Parliamo di "Striscioni liberi contro Salvini a Trento", l'appello lanciato dallo studente Gianluca De Feo per i giorni dal 29 al 31 maggio compreso. Venerdì 31 maggio (alle 15 al Sociale), infatti il ministro dell'Interno Matteo Salvini interverrà a Trento nell'ambito del Festival dell'economia sul tema "Immigrazione e sicurezza".

 

Il tam tam lanciato su Facebook è, dunque, in preparazione alla presenza del ministro in città e prende le mosse dalle polemiche nate di recente dalla rimozione, lunedì 13 maggio, di uno striscione affisso sulla facciata di un palazzo a Brembate (Bergamo), dove era in programma un comizio del vicepremier leghista, che recitava: "Non sei il benvenuto". Un evento analogo era successo anche a Salerno il 7 maggio.

A spiegare l'iniziativa trentina è il suo stesso ideatore, De Feo: "Questo evento - scrive su Facebook - è in realtà un appello alla cittadinanza trentina a esporre sulle proprie abitazioni private qualsiasi tipo di striscione, bandiera o simbolo di dissenso (privi di insulti e offese) verso Matteo Salvini, in occasione della sua visita al Festival dell'economia di Trento".

"Dopo gli inquietanti avvenimenti di Salerno e Brembate è necessario ribellarsi alla repressione del dissenso messa in atto nelle ultime settimane dalle forze dell'ordine. Verranno polizia e vigili del fuoco a casa di ogni libero cittadino che prenderà parte all'iniziativa?" continua l'autore dell'evento su Facebook.
 

Quindi, raggiunto al telefono, spiega: "Mi interesso da sempre e sono un appassionato di politica. Ho anche studiato Scienze politiche all'Università a Bologna, studi che ho proseguito a Berlino e per i quali sto preparando una tesi. Quando ho iniziato a vedere che in Italia tiravano giù gli striscioni mi sono detto che era una cosa preoccupante. Appendere uno striscione è un modo di protestare diretto. Per questo ho pensato che l'appuntamento del Festival dell'economia fosse un momento buono per farlo. L'appello è di mettere degli striscioni per esprimere il dissenso".

 

Quindi la precisazione di De Feo: "Il dissenso è infatti uno dei fattori nella democrazia, oltre al consenso. È un elemento fondamentale anche per la libertà. Soltanto dove il dissenso è libero di manifestarsi il consenso è reale e lo Stato è effettivamente democratico".

 

Ovviamente gli striscioni non devono contenere insulti, precisa: "Il dissenso deve essere civile, per dire: "Io non sto con Salvini", contro le sue posizioni e la piega un po' estremista e a tratti poco democratica che sta prendendo la politica italiana".

 

Creato sabato, l'evento in una giornata ha già raggiunto un migliaio di persone (queste tra quelle che si sono dette interessate e quelle che hanno annunciato la loro adesione): "Sapevo che l'argomento era sentito, mi aspettavo quindi un'eco, ma non così - dice sempre l'ideatore - Ho pensato di creare l'evento come un modo per coordinarsi, è stata un'idea estemporanea. Non cerco gloria: avevo pensato di lanciare l'iniziativa tramite una pagina, ma poi ho deciso di metterci la faccia perché di questi tempi non la mette mai nessuno".

 

Sulla pagina dell'evento su Facebook si legge inoltre un'ulteriore precisazione: "Questa iniziativa non è promossa da alcun partito politico o associazione, ma nasce dalla preoccupazione di un privato cittadino nei confronti dello stato della democrazia nel suo Paese".

 

Infine la citazione (sempre su Facebook, tratta da "Le ragioni della tolleranza" in "L'età dei diritti" di Norberto Bobbio): "Può valere la pena di mettere a repentaglio la libertà, facendo beneficiare di essa anche il suo nemico, se l’unica possibile alternativa è di restringerla sino a rischiare di soffocarla o per lo meno di non permetterle di dare tutti i suoi frutti. Meglio una libertà sempre in pericolo ma espansiva che una libertà protetta ma incapace di rinnovarsi. Solo una libertà in pericolo è capace di rinnovarsi. Una libertà incapace di rinnovarsi si trasforma presto o tardi in una nuova schiavitù".

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