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Stuprata dal padre, lo ha denunciato e ieri è arrivata la condanna a 12 anni. La sua lettera: ''La lotta è dura ma ne vale la pena''

La ragazza veronese, che ha frequentato l'Università a Trento, ha trovato anche la forza di scrivere una lettera (che pubblichiamo) per raccontare la vicenda di cui è stata vittima e lanciare un appello trasformando così il suo dolore in una lotta contro la violenza sulle donne

Di Giuseppe Fin - 17 luglio 2019 - 18:24

TRENTO. ''A vederlo ora, a posteriori, mi domando dove ho trovato la forza per farlo, per raccontare passo per passo tutti quegli anni di violenza''. E' stato un calvario tremendo iniziato nel 2006 con dei baci sulle labbra dati a una ragazzina delle medie e culminato nel 2011, quando il padre arrivò a stuprala costringendola ad avere con lui un rapporto sessuale completo. Un calvario portato poi in tribunale e raccontato con una lettera (che trovate completa qui sotto).

 

La ragazza frequentava le scuole superiori quando è successo. Con fatica ha avuto però il coraggio di parlare e di raccontare tutto alla madre che decise di separarsi dall’uomo. E' successo nel veronese. Da quel momento è iniziato un vero e proprio periodo di terrore per entrambe con il padre che le perseguitava e non le lasciava più vivere.

 

La situazione è diventata talmente insopportabile che l’uomo è stato denunciato e successivamente condannato per stalking a 2 anni e 6 mesi di carcere e poi ad altri 2 mesi di reclusione per non aver dato sostegno economico alla famiglia. Ieri, è stata emessa contro di lui una condanna a 12 anni di carcere per aver violentato sua figlia.

 

La ragazza, che ha frequentato l'Università a Trento, ha trovato anche la forza di scrivere una lettera (pubblicata dal quotidiano L'Arena e diffusa poi sui social) per raccontare la vicenda di cui è stata vittima e lanciare un appello trasformando così il suo dolore in una lotta contro la violenza sulle donne.

 

 

LETTERA

 

Una vita ad inseguire la giustizia che ti spetta. La lotta verso ciò che ti spetta è lunga. Ma, prima di tutto, devi prenderne consapevolezza. 

 

Ero piccola ed avevo vissuto fin dalla nascita nella violenza. Non riuscivo a distinguere il bene dal male, per cui non capivo che quello che mi stava succedendo era completamente sbagliato. La consapevolezza è arrivata piano piano, crescendo e iniziando a rapportarmi con il mondo esterno.

 

Ma la vera e grande consapevolezza è arrivata qualche anno dopo che le cose erano terminate. Iniziavo a capire vagamente che quello che mi era successo doveva essere rivelato a chi camminava con me. Ma non solo: dovevo urlarlo al mondo intero. 
Il primo grande passo l'ho fatto poco più di 3 anni fa. E mi riferisco alla scelta di denunciare le violenze subite.

 

Credo che arrivare alla consapevolezza di farlo sia stato un grande traguardo. A vederlo ora, a posteriori, mi domando dove ho trovato la forza per farlo, per raccontare passo per passo tutti quegli anni di violenza. Ma la denuncia in realtà è solo una piccola parte del tutto. La strada fino ad ora è stata lunga e lo sarà ancora. Con la denuncia, la mia speranza era che tutto finisse il più in fretta possibile. E invece ora mi rendo conto che devo trovare ancora tanta forza in me per poter andare avanti finché non avrò quello che mi spetta, che certamente sarà veramente poco in confronto all'infanzia e all'adolescenza che mi sono state portate via.

 

La lotta è dura, però credo che ne varrà la pena. Non solo per me e per la mia famiglia, ma perché sono certa che qualcuno là fuori capirà che noi non siamo più vittime, ma combattenti. E insieme ognuna di noi, ogni donna che ha avuto ed ha il coraggio di denunciare, farà tanto. Farà tanto per tutte noi e per chi non ha ancora avuto il coraggio di farlo. 

Spero che in un futuro la giustizia italiana possa migliorare, per aiutare ogni persona che ne avrà bisogno, che avrà bisogno di avere la propria giustizia. Intanto, io continuo a cercare da qualche parte la forza che mi serve per arrivare ad ottenere quello che qualche anno fa ho scelto di chiedere. Giustizia.

 

 

 

 

 

 

 

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