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Anche il Fai trentino piange la fondatrice Giulia Maria Crespi: “Un esempio inimitabile di passione per la vita”

Giulia Maria Crespi è scomparsa all’età di 97 anni di lei, rappresentate della borghesia lombarda, in molti ricordano una frase che amava ripetere: “Chi ha avuto molto, deve dare molto”. L’ultimo saluto alla fondatrice e presidente onoraria del Fondo Ambiente Italiano: “Un esempio inimitabile di passione per la vita”

Pubblicato il - 19 luglio 2020 - 12:35

TRENTO. Giulia Maria Crespi si è spenta alla veneranda età di 97 anni, fondatrice e Presidente Onoraria del FAI - Fondo Ambiente Italiano, la sua scomparsa segna un momento cruciale nella storia della Fondazione e lascia una vena di infinita tristezza nell’animo del Consiglio di Amministrazione, del Comitato dei Garanti, della struttura operativa e delle Delegazioni del FAI che le hanno voluto dedicare un commosso tributo. Nata a Merate (Milano) il 6 giugno 1923, figlia unica di una delle principali famiglie industriali lombarde, fu educata in casa, dove ebbe la fortuna di avere tra i suoi insegnanti Fernanda Wittgens, la Soprintendente che fece risorgere Brera dopo la Seconda guerra mondiale. Da lei apprese l’amore per l’arte e per l’Italia dell’arte, a cui univa il suo amore per la natura come fonte di rigenerazione spirituale.

 

Il suo temperamento ribelle le fece compiere scelte anticonvenzionali. Sposò in prime nozze Marco Paravicini, già comandante partigiano, da cui ebbe due gemelli: Luca e Aldo, prematuramente scomparso due mesi fa. La tragica morte del marito in un incidente stradale la lasciò giovane vedova, ma con l’idea di avere un destino da compiere. Nel 1965 sposò in seconde nozze l’architetto Guglielmo Mozzoni.

 

Insistendo con il padre Aldo, entrò nel 1962 nella gerenza del “Corriere della Sera”, giornale che contribuì a rinnovare attraverso le direzioni Spadolini ma soprattutto Ottone. A collaborare furono chiamati scrittori e giornalisti come Pier Paolo Pasolini e Goffredo Parise. Fu lei a chiamare personalmente Antonio Cederna per occuparsi dei neonati temi ambientali. Già dalla fine degli anni Cinquanta era iscritta a Italia Nostra, dove conobbe Renato Bazzoni che aiutò a organizzare, nel 1967, Italia da salvare, una grande mostra fotografica che per prima denunciava il degrado urbanistico e ambientale dell’Italia del boom. Successivamente, insieme a Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli fece nascere il FAI. Fu lei a dotarlo dei 500 milioni di lire iniziali e a versare il denaro per acquistare, e donare immediatamente al FAI, il Monastero romano-longobardo di Torba nel 1976, il primo Bene importante del Fondo. Nel 1977 Emanuela Castelbarco donò il trentino Castello di Avio, tutt’ora gestito con successo dalla Fondazione (QUI articolo).

 

“La chiarezza del suo insegnamento – scrivono dal Fai – il solco tracciato, lo stile e l’entusiasmo infuso in qualsiasi cosa facesse ci indicano senza incertezze la strada che siamo chiamati a seguire per il Bene del Paese, fissata nella missione che lei stessa contribuì a definire”. Come ricordano dalla Fondazione, “essendo stata educata secondo i sani principi della borghesia lombarda amava ripetere una frase che ne guidava l’azione: chi ha avuto molto, deve dare molto”. Pur essendo di carattere forte e imperativo Giulia Maria Crespi ha sempre creduto nel lavoro di squadra come unica possibilità per ottenere risultati seri e duraturi.

 

“Una creatività inesauribile, una riluttanza per i compromessi, una passione per il dialogo, una singolare unità di ideali e concretezza, una noncuranza per le difficoltà – tanto più stimolanti quanto ardue – e una mai incrinata perseveranza ne hanno fatto una figura impegnativa per chiunque avesse a che fare con lei, ma al tempo stesso un esempio inimitabile di ideali civici e di passione per la vita, per la cultura e per l’ambiente”.

 

La cura e la salute della Terra come fondamento per la salute dell’Uomo, lo strenuo impegno per una agricoltura senza veleni, insegnata e praticata nella sua grande azienda agricola della Zelata sulle rive del Ticino (è stata tra i fondatori dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica) e la passione per la tutela dell’Ambiente, inteso nel suo inscindibile legame con la Storia, sono stati i temi che, insieme alla grande attenzione per il mondo della scuola, hanno guidato la sua attività, come sempre instancabile e generosa, nell’ultimo decennio della sua vita. Dalla sua nascita il FAI ha saputo tradurre le indicazioni Giulia Maria Crespi in pratiche virtuose nei Beni e nell’educazione al costume della sostenibilità.

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