Anche in Trentino è partita la prima vendemmia dopo il lockdown, Patton: ''L'uva promette bene ma c'è chi ha perso anche il 100% negli scorsi mesi''
Con la chiusura delle attività durante il lockdown e la conseguente crisi economica, le cantine si sono trovate con grandi quantità di vino invenduto. Questo problema ha colpito principalmente le aziende che riforniscono hotel, ristoranti, bar e catering

TRENTO. È iniziata la raccolta dell’uva anche in Trentino, con la vendemmia dello Chardonnay base spumante, qualche giorno in anticipo rispetto agli scorsi anni. “L’uva di quest’anno promette bene, sembrerebbe un’annata di qualità se il tempo rimane costante - commenta Pietro Patton, Presidente del Consorzio Vini del Trentino -. Per quanto riguardo la quantità siamo nella media, anche perché, come Consorzio, abbiamo raccomandato di limitare la produzione per non avere sprechi”.
Con la chiusura delle attività durante il lockdown e la conseguente crisi economica, le cantine si sono infatti trovate con grandi quantità di vino invenduto. Questo problema ha colpito principalmente le aziende che producono per il mercato Horeca, cioè che riforniscono hotel, ristoranti, bar e catering.
“Alcune aziende che si focalizzano sulla piccola e media distribuzione hanno avuto perdite anche fino al 100% da marzo ad oggi” spiega Patton. Diversa le situazione per altri. “Per chi copre il mercato della grande distribuzione, le perdite ci sono state ma di gran lunga minori” spiega il presidente del Consorzio Vini del Trento. Oggi la situazione è in lieve miglioramento anche se non è ancora possibile fare previsioni. Confidiamo che non ci sia una seconda ondata di virus e che le cose possano lentamente rialzarsi ma non sarà un fatto immediato”.
Per quanto riguarda le norme anti-covid sul lavoro, nelle aziende agricole vigono norme molto serrate: “Mascherina, anche in campagna, sanificazione di tutti gli ambienti e distanza di sicurezza tra i lavoratori - ha puntualizzato Patton - le aziende non possono abbassare la guardia se non vogliono perdere un’interna annata di produzione vinicola”.
Per facilitare l’assunzione dei raccoglitori stranieri in tempi di Covid, la Provincia ha avanzato la proposta di attivare una “quarantena attiva”, cioè un isolamento sul posto lavoro, che permette ai lavoratori di cominciare subito con la vendemmia, non mettendo però a rischio la propria salute e quella dei colleghi.
Mentre il quadro economico e sanitario sembrerebbe essere del tutto sfavorevole, il clima quest’anno ha giocato a favore degli vignaioli, permettendo un’ottima maturazione dell’uva. “La vendemmia durerà a lungo quest’anno. Se il tempo rimane così, i rossi si finiranno di raccogliere in ottobre” - conclude il presidente del Consorzio.













