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Bocciata dalla scuola promossa dai giudici a causa del coronavirus: liceale trentina ammessa alla classe successiva

I genitori della liceale hanno fatto ricorso contro la bocciatura arrivata per le troppe assenze. I giudici hanno dato loro ragione, sia perché il provvedimento della Giunta non specifica alcuni dettagli fondamentali sia per la particolare situazione legata al coronavirus

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 13 September 2020 - 09:18

TRENTO. La vicenda è avvenuta in un liceo del Trentino dove una studentessa, ancora minorenne, non è stata ammessa alla classe successiva nonostante una valutazione complessivamente positiva, con due sole materie insufficienti. La bocciatura, era stata decretata dal consiglio di classe per via delle assenze. I genitori della giovane però si sono messi di traverso e hanno presentato un ricorso al Tar, assistiti dagli avvocati Carlo Callin Tambosi e Michele Busetti.

 

Stando a quanto riportato dal consiglio di classe la percentuale di assenze della studentessa alla data del 4 marzo 2020 era del 40% mentre al 10 giugno dello stesso anno era del 25%. Un numero di lezioni saltate che secondo la scuola superava quelle consentite e per questo per la liceale era scattata la bocciatura. E ancora come si legge nelle sentenza la giovane la giovane “non ha seguito pressoché totalmente le lezioni a distanza organizzate della scuola”, non accogliendo gli inviti degli insegnati e “manifestando un impegno modesto nello studio”, circostanza confermata sia dalla mancata consegna dei compiti che dalle valutazioni ottenute in alcune verifiche orali.

 

Eppure il Tar ha accolto il ricorso presentato dai genitori decretando, per la liceale, il passaggio “d’ufficio” alla classe successiva. In soccorso della studentessa è arrivata una deliberazione della giunta provinciale (del 22 maggio 2020) che per via dell’emergenza coronavirus ha previsto non poche deroghe. “Per l’anno scolastico 2019/2020 – specifica il Tar – conseguentemente alla disciplina speciale derivante dall’aggravarsi della situazione epidemiologica che ha condotto alla sospensione delle attività didattiche in presenza e all’attivazione della didattica a distanza, in Provincia di Trento, coerentemente a quanto previsto in tutto il territorio nazionale con l’ordinanza del Ministero dell’istruzione, l’ammissione dello studente alla classe successiva è disposta in ogni caso: vale a dire, indipendentemente dall’aver frequentato non meno dei tre quarti dell’orario annuale d’insegnamento previsto dai piani di studio dell’istituzione scolastica e dall’aver conseguito per la sufficiente frequenza la valutazione da parte del Consiglio di classe così come prevederebbero”.

 

Gli avvocati della giovane sono stati bravi a sfruttare un cavillo all’interno del provvedimento varato dalla Giunta perché come rilevato dagli stessi giudici la Provincia non spiega alcuni dettagli fondamentali, inoltre non “dà in alcun modo conto del significato da attribuire al passaggio motivazionale della deliberazione di maggio che, con riguardo al profilo della frequenza, specifica che la previsione di non valutazione per lo studente che avesse già accumulato una quota di assenze superiori al limite massimo è stata ritenuta opportuna pur disponendo l’ammissione alla classe successiva”.

 

La non ammissione alla classe successiva dunque è limitata a delle “gravi situazioni disciplinari” o nel caso in cui “i docenti del consiglio di classe non siano in possesso di alcun elemento valutativo”, circostanze che nel caso in questione non possono essere rilevate e pertanto la giovane sarà promossa alla classe successiva. Un caso curioso che però potrebbe fare scuola perché altri genitori potrebbero attivarsi.

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