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Bolzano aderisce solo 'simbolicamente' alla rete anti discriminazioni per orientamento sessuale. Arcigay-Centaurus: ''Indignati, il contrasto all’omobitransfobia deve essere concreto''

L'adesione alla rete ha una chiara disciplina e può avvenire soltanto attraverso una deliberazione formale. Arcigay Centaurus: "Nelle migliori delle ipotesi quello fatto dalla Provincia è solo una buona intenzione, nella peggiore delle ipotesi il tentativo di confondere la comunità LGBTQIA+ dando un messaggio ambiguo rispetto il sostegno alle difficoltà che queste vivono”

Pubblicato il - 14 gennaio 2020 - 12:36

BOLZANO. “Delusi” e “Indignati”, usa queste due parole il direttivo di Arcigay – Centaurus dopo la decisione da parte della Provincia di Bolzano, su proposta del presidente Kompatscher, di aderire solo “simbolicamente” alla rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere (RE.A.DY). 

La rete è nata nel 2006 a Roma e Torino ed in questi ultimi anni ha avuto il ruolo importante di mettere in comunicazione diverse amministrazioni locali e regionali che hanno avviato politiche per favorire l’inclusione sociale delle persone omosessuali, transessuali e transgender. 

 

Giovedì scorso la Provincia di Bolzano è uscita con un comunicato stampa:
Anche la Provincia di Bolzano, su iniziativa del presidente Kompatscher, aderisce simbolicamente alla Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere (RE.A.DY). La rete è nata nel 2006 a Roma e Torino ed in questi ultimi anni diverse amministrazioni locali e regionali hanno avviato politiche per favorire l’inclusione sociale delle persone omosessuali, transessuali e transgender (lgbt). Secondo il presidente Arno Kompatscher, "RE.A.DY offre un importante contributo alla sensibilizzazione della popolazione nei confronti delle tematiche dell’inclusione sociale e dei diritti delle persone".
La rete nazionale anti-discriminazioni ha lo scopo di individuare, mettere a confronto e diffondere politiche di inclusione sociale realizzate dalle pubbliche amministrazioni a livello locale, e contribuire alla diffusione di buone prassi su tutto il territorio nazionale. Alla rete RE.A.DY hanno aderito numerosi Comuni a livello nazionale: per quanto riguarda l'Alto Adige ne fanno parte Bolzano, Merano, Bressanone ed Appiano
”.

Una adesione quindi solo “simbolica” che, considerato il procedimento necessario per aderire alla rete RE.A.DY, non porta concretamente a nessun effetto. A spiegarlo bene è stata l'associazione che rappresenta la comunità LGBTQIA+ in Alto Adige Südtirol. 

 

“La Rete RE.A.DY - ha spiegato in una nota Arcigay Centaurus - è una realtà nazionale che ha una chiara disciplina sulle modalità di adesione, e per le provincie, comprese quelle a Statuto speciale, così come per i comuni e le Regioni, può avvenire soltanto attraverso una deliberazione formale, ovvero l’atto amministrativo decisionale tipico degli organi collegiali (in questo caso la Giunta provinciale o il Consiglio provinciale). Ogni altra dichiarazione di adesione in assenza di questo dispositivo rimane, nelle migliori delle ipotesi, una buona intenzione, nella peggiore delle ipotesi il tentativo di confondere la comunità LGBTQIA+ dando un messaggio ambiguo rispetto il sostegno alle difficoltà che queste vivono”.

Quelle delle buone intenzioni e nulla più che non sono piaciute alla comunità di Arcigay altoatesina. La proposta è arrivata dal presidente Arno Kompatscher ma sembra che quest'ultimo abbia trovato il muro dei partiti di centrodestra che fanno parte della Giunta e si sia quindi virato per una adesione solo simbolica alla rete. “Prendiamo atto che il Presidente Arno Kompatscher non ha fatto i conti con i suoi assessori e si è maldestramente impegnato in qualcosa che non poteva potare a termine” spiega sempre nella nota il direttivo di Arcigay Centaurus. 

 

“Come associazione che rappresenta la comunità LGBTQIA+ in Alto Adige Südtirol rimaniamo delusi e indignati. Ci aspettiamo che il contrasto all’omobitransfobia sia un’azione programmatica e concreta per l’amministrazione provinciale. Il tempo delle buone intenzioni e del sostegno disimpegnato è finito. Viviamo in un contesto italiano che vede l’aumento delle aggressioni omotransfobiche. Sul nostro territorio registriamo l’enorme difficoltà a denunciare gli episodi di discriminazione e violenza subiti perché persone LGBTQIA+. La messa in scena alla quale abbiamo assistito in questi giorni non aiuta le persone con identità sessuale sociale di minoranza, che registrano ancora una volta come la loro tutela non valga neppure una delibera. Denunciamo – continua la nota - così come nel 2018, omofobia istituzionale”.

L'associazione, precisa infine, di continuare a credere nel dialogo con le Istituzioni. “Un’arma formidabile per permettere ai cittadini che fanno parte di una minoranza osteggiata di vivere con maggiore serenità e fiducia il proprio modo d’essere. Ci rammarica scrivere ancora queste parole nel 2020. Rimaniamo aperti al dialogo, in attesa di impegni reali a contrasto delle discriminazioni, della violenza e del linguaggio d’odio. Vogliamo sottrarre da questa discussione gli sciacallaggi partitici, con la consapevolezza che la Giunta esprime una posizione istituzionale, e non partitica. Aspettiamo che la Giunta si esprima, non solo in discussione ma anche attraverso una formale votazione per l’adesione o meno alla Rete RE.A.DY” conclude il direttivo di Arcigay Centaurus.

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