Rete RE.A.DY: Laives dice ancora no. Il comune non aderirà alla rete contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere
Deluse le opposizioni: "Aderire alla rete sarebbe stato un gesto importante, semplice e senza costi. Laives ha bisogno di meno dichiarazioni di principio e di più azioni concrete, perché diritti, dignità e rispetto non sono opzionali, ma devono essere garantiti a tutte e tutti”

LAIVES. Niente adesione alla rete RE.A.DY per il Comune di Laives. Nonostante le proteste, nonostante la volontà di molti, Laives ha detto no e non farà parte della Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per Orientamento Sessuale e Identità di Genere.
RE.A.DY è la Rete italiana delle Regioni, Province Autonome ed Enti Locali impegnati per prevenire, contrastare e superare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, anche in chiave intersezionale con gli altri fattori di discriminazione – sesso, disabilità, origine etnica, orientamento religioso, età – riconosciuti dalla Costituzione, dal diritto comunitario e internazionale.
“Mentre attorno a noi numerosi Comuni e istituzioni – da Ora a Egna, da Caldaro ad Appiano, fino a Bolzano, Merano, la Provincia di Bolzano, quella di Trento e molte Comunità comprensoriali – hanno già aderito, Laives sceglie di restare isolata”, commenta la consigliera dell’opposizione del comune di Laives Sara Endrizzi. “La mozione - spiega - è stata sottoscritta da Verdi, Laives al Centro, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Team K (Luisella Raveane, Sara Endrizzi, Andrea Sbironi, Dino Gagliardini, Fiorella Balbinot, Cristine Busetti, Valentina Princigalli) ed era un atto semplice e senza costi: avrebbe collocato Laives tra le città che si schierano con chiarezza contro ogni forma di discriminazione. La maggioranza ha detto ancora una volta “no”.”
“Netto il voto contrario della vicesindaca Deborah Pasquazzo, un tempo sensibile a queste tematiche, mentre il consigliere Pellizzari – che nella scorsa legislatura aveva sostenuto la stessa proposta – si è rifugiato nell’astensione, dopo essere stato più volte chiamato in causa, dalla minoranza, nel dibattito”, prosegue Endrizzi.
E il primo cittadino? “Il sindaco Giovanni Seppi si è limitato a leggere una dichiarazione di principio, richiamando l’articolo 3 della Costituzione. Ma il rispetto della Costituzione non è un’opzione: è un obbligo. E quando si tratta di elencare azioni concrete per l’inclusione, l’elenco si ferma lì- spiega ancora Endrizzi ricordando “l’emblematico esempio della risposta evasiva fornita dalla vicesindaca all’interrogazione sul Pride Month”.
“Gravissimo, infine - conclude Endrizzi - l’episodio del Comitato Pari Opportunità: il testo letto in aula dall’assessora Hofer a nome della presidente e della vicepresidente rappresentava una presa di posizione contraria a RE.A.DY , senza che gli altri membri fossero informati né coinvolti. Un atto che mina la credibilità dell’organismo e che ha portato alla richiesta di dimissioni delle due rappresentanti.
Le forze politiche firmatarie della mozione esprimono profonda amarezza per questa chiusura e ribadiscono il proprio impegno: Laives ha bisogno di meno dichiarazioni di principio e di più azioni concrete, perché diritti, dignità e rispetto non sono opzionali, ma devono essere garantiti a tutte e tutti”.












