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Bottiglie di prosecco, spaghetti allo scoglio e merendine. Pranzi e cene dei cacciatori per 'contrastare' il bracconaggio. Il conto? Lo paga la Regione

Le polemiche che hanno investito le associazioni venatorie venete dopo la denuncia del consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni. I contributi per le "Azioni per contrastare il fenomeno del bracconaggio" ma nel bando le spese ammesse riguardano anche vitto, alloggio e catering. Ecco allora che tra i rimborsi compaiono bottiglie di prosecco, spaghetti allo scoglio e merendine. Berlato: "Realtà travisata"

Di Giuseppe Fin - 03 gennaio 2020 - 19:33

VENEZIA. Pizzette, sfogliatine, salatini ma anche prosecco, cannocchiali con lenti Swarovski e pranzi e cene da centinaia di euro. In Veneto per mettere in campo azioni contro il bracconaggio non si usano solo corsi di formazione, mostre e convegni. Lo si può ben vedere dai documenti che alcune associazioni venatorie hanno presentato per farsi pagare il conto dalla Regione.

 

A denunciare quello che è successo è il consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni. A finire al centro delle polemiche sono ancora una volta le potenti associazioni venatorie venete che in queste settimane non sembrano passarsela bene. Tra queste l'Associazione Cacciatori Veneti guidata dall'ex europarlamentare Sergio Berlato, oggi consigliere regionale di Fratelli d'Italia, al centro di diverse critiche già nelle scorse settimane.

 

A inizio di dicembre, infatti, i cacciatori veneti erano stati richiamati in una inchiesta scritta dall'Espresso per dei finanziamenti versati nel 2018 al partito della Meloni. Circa 70 mila euro che la potente associazione veneta guidata da Berlato ha deciso di far passare dal proprio conto a quello di Fratelli d'Italia. (QUI L'ARTICOLO). Accanto a questo, il consigliere del partito della Meloni era stato duramente criticato per una vignetta sessista pubblicata il giorno di Natale (QUI L'ARTICOLO).

 

Ora la nuova polemica per come sarebbe stata spesa una parte dei contributi che la Regione Veneto distribuisce alle associazioni venatorie. Tutto regolare, secondo quanto stabilisce il bando e la legge regionale ma, per molti, questi soldi sarebbero potuti essere spesi in maniera migliore.

 

Per capire bene la vicenda occorre fare un passo indietro a quando la maggioranza regionale formata da Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia, ha introdotto con il “Collegato alla legge di stabilità regionale 2018” (articolo 59 della legge regionale 47 del 2017) nella legge regionale sulla caccia, la 50 del 1993, un nuovo articolo, il 39 bis, intitolato “Azioni per contrastare il fenomeno del bracconaggio”. Questo articolo è stato finanziato con le manovre di bilancio nel 2018, 2019 e 2020 rispettivamente con 350.000 euro, 250.000 euro e 300.000 euro per un totale di 900.000 euro.

 

Le informazioni sulle spese ammissibili si trovano nell'allegato A della delibera di giunta 802 dell'8 giugno 2018. Tra queste spese ammissibili non ci sono solo affitti sale e spese per le ore di docenza ma anche spese per catering, vitto, spese di trasferta.

Per quanto riguarda le spese dell'Associazione Cacciatori Veneti, occorre prima di tutto chiarire che sono state fatte nel 2018. In quell'anno a guida dell'associazione c'era Maria Cristina Carretta, poi eletta in parlamento con Fratelli d'Italia. Successivamente al suo posto è arrivato il consigliere Sergio Berlato, sempre appartenente al partito della Meloni ma soprattutto presidente anche della Terza Commissione in Regione. Quell'organo che assieme alla maggioranza in Consiglio ha dato parere positivo al nuovo articolo che ha predisposto i contributi.

 

“Ho denunciato da subito la gravità di questo sperpero di denari dei contribuenti – ha attaccato il consigliere regionale Andrea Zanoni vice presidente della commissione ambiente - perché i fondi venivano destinati alle sole associazioni venatorie ma soprattutto non venivano finalizzati all’attività di vigilanza. Se Zaia e la sua maggioranza volevano contrastare veramente il bracconaggio dovevano destinare questi fondi a ben altre organizzazioni. Inoltre nella legge non è previsto il rimborso di rinfreschi e cene a differenza del successivo bando preparato dagli uffici dell’assessore regionale alla caccia Giuseppe Pan”.

 

Per vederci chiaro Zanoni ha chiesto un accesso agli atti alla Giunta Regionale. “Sono venuto in possesso delle pezze giustificative delle spese sostenute dalle varie associazioni alle quali sono state attribuite le seguenti somme: ANUU Migratoristi 33.472 euro (unica associazione che poi ha rinunciato al contributo), Associazione Cacciatori Veneti 64.093 euro, Federcaccia Veneto 74.307 euro, Libera Caccia 58.000, Ente Produzione Selvaggina 32.842 euro. Sottolineo che i presidenti regionali di Federcaccia e Associazione Cacciatori Veneti sono seduti nell’aula del Consiglio regionale che ha approvato questa legge, il primo è il consigliere Gianpietro Possamai della Lega e il secondo è Sergio Berlato di Fratelli d’Italia. Dai documenti ho letto cose da non credere, spese per rinfreschi a base di pizzette sfoglia, salatini, patatine, prosecco, pranzi e cene con torte, agnello con patate, salsicce, gnocchi al ragù, tagliere di formaggi, o ancora spaghetti allo scoglio, poi uno scontrino per una persona per un pranzo a menù fisso da 121 euro servito in un ristorante veneziano, e ancora risotto di pesce, nocciole con gamberetti e zucchine, orata al forno oppure fritto misto con polenta, entrée di acquadelle in saor e vellutata di mais con guazzetto di pesce, risotto con vongole mantecate al mascarpone, paccheri con guazzetto di piovra. Oltre alle feste e festine qualcuno, più splendido ancora, si è pure fatto rimborsare il taglio dell’erba”.

 

Analizzando i documenti si possono vedere i vari costi a cui fa riferimento il consigliere Zanoni. Non tutte le spese, fortunatamente, sono state rimborsate anche se, dagli scontrini presentati,  l'Associazione Cacciatori lo sperava. Per combattere il bracconaggio, infatti, sono stati acquistati pizzette e salatini per 150 costati 67,50 euro rimborsati con i soldi della Regione, lo stesso importo per dei salatini in occasione della mostra “Bracconiere di Mostro” a Venezia. Ci sono poi bottiglie di prosecco per oltre 200 euro, in parte rimborsate.

 

Non si è risparmiata nemmeno l'Associazione nazionale libera caccia che si è fatta rimborsare con i soldi arrivati dai contributi regionali colazioni, pranzi e cene. Tra questi anche 20 menù in un ristorante di Castelfranco Veneto per un totale di 700 euro che sono stati anche in questo caso ripagati con i soldi dei contribuenti.

 

Federcaccia Veneto ha chiesto poi rimborsi di quasi 40 euro per merendine (plumcake e di altro genere), ma anche per pranzi con spaghetti allo scoglio, 200 euro per un coffe break e un buffet per una trentina di persone per circa 400 euro. Rimborsato anche un pranzo per una persona da 121 euro. 

 

A parlare di “realtà travisata” è Sergio Berlato, presidente dell'Associazione Cacciatori Veneti che ha voluto ricordare come “ogni anno i cacciatori del Veneto, oltre alle tasse dovute come semplici cittadini o imprenditori, versano oltre sette milioni di euro in tasse di concessione governativa e quasi quattro milioni di euro in tasse di concessione regionale, soldi con i quali vengono erogati servizi indispensabili alla collettività come scuole, viabilità, sanita', aiuti alle famiglie ed alle imprese”. Per Berlato, quindi, “è falso quindi affermare che si tolgono soldi alle imprese ed ai cittadini per darli ai cacciatori. È vero l'esatto contrario e cioè che ogni anno, con i soldi pagati dai cacciatori, si erogano servizi indispensabili a tutti i cittadini”.

A rispondergli è stato ancora il consigliere del Pd Andrea Zanoni. “I conti vanno fatti in modo accurato senza omettere quello che non ci piace – spiega - i rinfreschi e i buffet sono solo la punta dell’iceberg, ai contribuenti la caccia costa davvero troppo. Altro che soldi delle associazioni venatorie, sono soldi di tutti i contribuenti veneti”.

 

Zanini spiega che: “È sufficiente un semplice elenco per capire quanto questa attività, mal sopportata da gran parte della popolazione, pesi sulle tasche dei contribuenti. Assessorato alla caccia e relativo personale, stampa e distribuzione dei tesserini venatori, uffici di caccia provinciali con i relativi addetti, guardie provinciali con autoveicoli e mezzi indispensabili per svolgere l’attività e, ancora, uffici dedicati da ogni questura per il rilascio delle licenze, le commissioni esaminatrici degli aspiranti cacciatori, gli interventi di carabinieri, vigili del fuoco e personale del pronto soccorso per incidenti, abusi, dispersi, ferimenti di caccia. Bisogna poi aggiungere che con le tasse dei cacciatori vengono spese valangate di euro per i ripopolamenti di lepri, fagiani, starne”. Già così, spiega il consigliere del Pd, la somma sarebbe superiore a quella esibita da Berlato, ma non basta.

Adesso dobbiamo pagar loro anche buffet e rinfreschi col pretesto di combattere il bracconaggio: è intollerabile. Trovo risibili le argomentazioni del capogruppo di Fratelli d’Italia su quanto versano le doppiette a Stato e Regione in tasse di concessione: è come se gli automobilisti pretendessero indietro una parte dei soldi del bollo auto” ha concluso il consigliere provinciale in quota Pd.

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