I fondi anti-bracconaggio alle associazioni cacciatori? “Spesi anche per buffet, pranzi di pesce e rinfreschi”, le opposizioni puntano il dito contro al Giunta leghista
Le associazioni venatorie nel mirino di Corte dei Conti e guardia di finanza, avrebbero utilizzato fondi pubblici (destinati al contrasto del bracconaggio) per pagare pranzi e cene. Pd e Verdi: “La lobby della caccia detta le delibere alla Giunta”

VERONA. Dopo l’intervento di alcuni consiglieri di opposizione ora anche la Corte dei Conti e la guardia di finanza si starebbero interessando a proposito della gestione dei fondi da parte delle principali associazioni venatorie del Veneto. Questo almeno è quanto scoperto dai consiglieri regionali Cristina Guarda (Europa Verde) e Andrea Zanoni (Partito Democratico) che spiegano: “Come è stato confermato in Commissione a Venezia nei giorni scorsi questi fondi, destinati alle Associazioni Venatorie, sembrano essere oggetto di indagini e controlli da parte della Corte dei Conti e della guardia di finanza”.
A quanto pare, nel 2018, parte dei fondi pubblici destinati a contrastare il fenomeno del bracconaggio sarebbero stati spesi dalle associazioni per pagare pranzi e cene ai cacciatori. Come sottolinea Zanoni: “Dopo i 900.000 euro del 2018, 2019 e 2020 ora la Regione dà ai cacciatori ben 218.000 euro. Questo malgrado ci siano in corso indagini della Corte dei Conti e della Guardia di Finanza su come sono stati usati i fondi negli anni scorsi spesi anche per buffet, pranzi di pesce, rinfreschi”.
In tutto questo ai Centri di Recupero degli Animali Selvatici (Cras) restano sole le briciole: “Solo poche decine di migliaia di euro – precisano Zanoni e Guarda che aggiungono – chi promuove o esercita la caccia trova accesso alle casse regionali, mentre i Cras hanno scarso riconoscimento per l’enorme lavoro di presidio e salvaguardia che svolgono nei confronti della fauna costantemente messa a rischio dalle stesse pratiche venatorie”.
“Addirittura – proseguono i consiglieri – le province di Venezia, Padova e Belluno non dispongono nemmeno di Cras, mentre i centri presenti nelle altre province boccheggiano per insufficienza di risorse. Tutto questo è ridicolo considerando che il Veneto, secondo quanto messo in evidenza dal Piano nazionale di contrasto al bracconaggio, risulta posizionarsi al quinto posto in Italia, con le zone del Delta, della Laguna e delle Prealpi definite aree calde a causa di pratiche illegali più intense”.
Non è la prima volta che l’associazione cacciatori finisce al centro delle polemiche. Sergio Berlato infatti era stato chiamato in causa perché l’Associazione Veneta dei Cacciatori (da lui presieduta) nel 2018 aveva versato sul conto di Fratelli d’Italia 70mila euro, quando la stessa ne aveva 64mila come finanziamenti regionali. Senza dimenticare che Berlato è stato eletto nel Parlamento Europeo proprio con il partito di Giorgia Meloni. In un’altra occasione il presidente dell’Associazione Veneta dei Cacciatori aveva pubblicato una vignetta sessista dedicata a “tutte le signorine animaliste e vegane”. Insomma le polemiche non mancano. “La lobby della caccia in Veneto detta le delibere alla giunta Zaia – conclude Zanoni sui social – il parere positivo della Commissione Agricoltura e Caccia a questo provvedimento, nonostante le indagini in corso, la dice lunga”.




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