Il caso degli aiuti-Covid: oltre 2 milioni di euro per i carri raccolta delle mele. Manica: “Un approccio clientelare”
Tanti dubbi sulla spesa da oltre 2 milioni di euro, avvallata dalla Giunta Fugatti, per finanziare i carri raccolta della frutta che sono finiti quasi tutti in Val di Non. L’affondo di Manica: : “Da parte della Giunta provinciale un approccio alla gestione della cosa pubblica di tipo clientelare e un utilizzo distorto e poco trasparente delle risorse pubbliche”
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TRENTO. “Nessun chiarimento anche dalla Giunta provinciale”. Ad affermarlo è il consigliere provinciale del Partito Democratico, Alessio Manica, in merito alla vicenda della concessione di contributi per l’acquisto di carri per la raccolta delle mele in Trentino.
La vicenda è quella che riguarda alcuni agricoltori (soprattutto della Val di Non) che hanno potuto acquistare grazie ai contributi erogati dalla Provincia di Trento dei nuovi carri-raccolta. Durante la pandemia infatti, la Giunta Fugatti, all’interno del provvedimento “Riparti Trentino” con gli aiuti per affrontare il Covid, aveva stanziato circa 3 milioni di euro destinati al comparto agricolo. Fra questi 2.168.000 euro sono stati spesi per l’acquisto di carri-raccolta per le mele.
Con diverse interrogazioni il consigliere Alessio manica aveva chiesto dei chiarimenti sulle procedure seguite. “Con due interrogazioni – spiega Manica – avevo interrogato la Giunta in merito a questa vicenda. In quelle interrogazioni si metteva in luce un iter di tali finanziamenti tutt’altro che lineare e trasparente, ma nessun dubbio rilevato è ancora stato chiarito dalla Giunta provinciale”.
Per questo oggi il consigliere provinciale Manica ha deciso di depositare una nuova interrogazione con la quale chiede alla Giunta risposte chiare e puntuali in merito ai quesiti già posti a cominciare dal riconoscimento postumo dell’ammissibilità delle domande per carri raccolta ma anche in merito a nuovi elementi recentemente emersi.
“In particolare – viene spiegato dal consigliere – in seguito a specifiche segnalazioni e a nuovi approfondimenti, è emerso che il bando non prevedeva alcun vincolo di mantenimento a patrimonio aziendale del bene finanziato, come invece appare sempre nei bandi, tanto che qualche macchinario potrebbe essere già stato ceduto liberamente; che il bando non ha escluso la cumulabilità del contributo in conto capitale con la possibilità di detrazione fiscale del bene aziendale per la parte non coperta da contributo, permettendo quindi un ulteriore guadagno da parte dei beneficiari; e che gli uffici provinciali hanno provveduto alla proroga dei termini per la rendicontazione di 46 domande di contributo a causa pare dei ritardi di fornitura dei carri stessi da parte delle aziende produttrici. Il tutto a controprova del fatto che nulla centrava il finanziamento dei carri raccolta con l’emergenza Covid e con i contributi previsti per il contrasto alla diffusione della pandemia”.
Una situazione, ha concluso Manica, che fa emergere ancora una volta “da parte della Giunta provinciale un approccio alla gestione della cosa pubblica di tipo clientelare e un utilizzo distorto e poco trasparente delle risorse pubbliche”.

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