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Aiuti Covid per comprare i carri raccolta delle mele? Per la Pat c’era: “Urgenza e necessità”

Secondo la Provincia, i carri-raccolta per le mele finanziati per oltre 2 milioni di euro con i soldi dei contribuenti, servivano “urgentemente” e possono “concorrere al contenimento della diffusione del Covid-19”. Così 197 agricoltori (quasi tutti della Val di Non) hanno beneficiato delle sovvenzioni provinciali

Di Tiziano Grottolo - 21 luglio 2021 - 16:57

TRENTO. In attesa che le mele trentine maturino e siano pronte per la raccolta, alcuni fortunati agricoltori (soprattutto della Val di Non) possono iniziare a scaldare i motori dei loro nuovi carri-raccolta, li stessi che hanno potuto acquistare grazie ai contributi erogati dalla Provincia di Trento.

 

Durante la pandemia infatti, la Giunta Fugatti, all’interno del provvedimento “Riparti Trentino” con gli aiuti per affrontare il Covid, aveva stanziato circa 3 milioni di euro destinati al comparto agricolo. Fra questi 2.168.000 euro sono stati spesi per l’acquisto di carri-raccolta per le mele. Peccato però, come aveva fatto notare il consigliere Dem Alessio Manica (articoli QUI e QUI), che tutta la procedura sia stata gravata da diverse anomalie.

 

In particolare il bando della Provincia per l’assegnazione dei contributi era stato aperto e chiuso più volte, inoltre delle 197 richieste che sono state accettate ben 154 (88% circa) erano arrivate in un finestra di soli nove giorni a novembre, mentre 173 di queste provenivano dalla Val di Non. A destare perplessità il fatto che gli agricoltori avrebbero presentato la domanda praticamente al buio visto che al tempo ancora non era chiaro se questi carri-raccolta potessero rientrare fra gli “aiuti Covid”.

 

Ora, a distanza di alcuni mesi, sono arrivate le risposte dell’assessora all’agricoltura, Giulia Zanotelli, ad alcune interrogazioni presentate dallo stesso Manica. Alla domanda del consigliere Pd che chiedeva come mai il parere dei funzionari sull’ammissibilità della spesa sia arrivato successivamente alla pubblicazione del bando, Zanotelli replica che ciò sarebbe consentitoin casi di effettiva urgenza e necessità”, pertanto la proposta di deliberazione può essere sottoposta alla Giunta provinciale fuori ordine del giorno. Eppure non si capisce a cosa possa essere ricondotta “l’urgenza” visto che la maggior parte delle domande di finanziamento è stata presentata a novembre ed i criteri “allargati” sono stati deliberati a dicembre, quindi con la stagione della raccolta delle mele già terminata.

 

Secondo Zanotelli, dal momento che la riapertura del bando (dal 7 novembre al 16 novembre) non poneva limiti né al numero delle domande né vincoli territoriali la Giunta non può aver “in alcun modo” inciso rispetto alla provenienza delle domande. Il fatto dunque che circa l’88% delle domande siano arrivate dalla Val di Non, e che si siano concentrate in appena nove giorni, e ancora, che siano arrivate “al buio”, resta un mistero inspiegabile.

 

A questo punto è doveroso citare il passaggio della delibera della Giunta Fugatti tramite la quale si giustifica lo stanziamento dei fondi per i carri raccolti: “[…] per il contrasto alla diffusione del Covid-19 e per la promozione della competitività del sistema agricolo, l’acquisto, il noleggio e l’affitto di carri raccolta e di pedane semoventi possono costituire misure in grado di garantire una migliore organizzazione delle operazioni di campagna nell’ambito dell’azienda e, in particolare, di assicurare più elevati livelli di sicurezza sul luogo di lavoro, un maggiore distanziamento tra gli addetti e concorrere al contenimento della diffusione del Covid-19”. Da ultimo, va ricordato che il bando è stato interamente finanziato con risorse del bilancio provinciale, senza la partecipazione di fondi nazionali o comunitari, ergo con i soldi dei contribuenti.

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