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Crisi Covid, contributi a fondo perduto 2,3 milioni dalla Pat per i carri raccolta ma la stagione ha tenuto. Coppola: ''Tutto per oltre 200 contadini quasi tutti della Val di Non''

Il tema è quello dei contributi assegnati per l'acquisto di carri-raccolta. Un intervento per sostenere il comparto agricolo, anche se è riuscito a reggere meglio la crisi rispetto agli altri settori. Buoni i dati di vendita del melicolo per Assomela: "A dicembre giacenze più basse degli ultimi anni"

Di L.A. - 18 aprile 2021 - 21:43

TRENTO. "Non si spiega l'elargizione a oltre 200 contadini di quasi 2,3 milioni di euro tra la seconda metà del 2020 e la prima metà del 2021 con la causale di misure straordinarie per il contrasto alla diffusione di Covid-19", questo il commento di Lucia Coppola, consigliera provinciale di Europa Verde. Anche Futura con Paolo Zanella è intervenuta nel dibattito per depositare un'interrogazione e chiedere conto dell'assegnazione di queste risorse: "Strumentalizzare l'epidemia per concedere questi contributi è uno smacco per tutti quei lavoratori e lavoratrici e quelle imprese che stanno vivendo una situazione drammatica".

 

Il tema è quello dei contributi assegnati per l'acquisto di carri-raccolta. Nella delibera di Giunta del 29 maggio scorso, due settimane dopo la pubblicazione della legge "Riparti Trentino", i criteri di accessi ai contributi prevedevano acquisto, noleggio e affitto di attrezzature per la sicurezza sul luogo di lavoro, iniziative per contrastare la diffusione del coronavirus, realizzazione di progetti di digitalizzazione delle imprese agricole, per lo sviluppo del commercio online e per la fornitura da remoto dei prodotti, per favorire il lavoro agile.

 

In totale sono stati 211 i contadini che sono riusciti a inoltrare domanda, 185 dei quali residenti in val di Non. Nonostante le difficoltà, qualche problema causato dalle gelate e l'emergenza Covid, il settore dell'agricoltura sembra però essere riuscito a reggere più di altri comparti economici, messi in ginocchio dalle limitazioni imposte per fronteggiare l'epidemia.

 

"In Italia, l’atteggiamento del consumatore appare più prudente rispetto a quello registrato durante il primo lockdown, quando le mele erano state tra i prodotti preferiti nelle scelte di acquisto. Anche la richiesta di mele confezionate sembra essere rientrata a livelli ordinari", si legge nel report di dicembre di Assomela, mentre in quello di gennaio si evidenzia che: "Per quanto riguarda il mercato, in Italia, le vendite nel mese di dicembre hanno fatto segnare un andamento positivo per tutte le varietà, con 157.663 tons vendute con una buona reattività sia del mercato interno che di quello estero. Le giacenze al primo gennaio di mele da tavola si riducono a quota 1.206.472 tons., tra le più basse registrate negli ultimi anni. La campagna di commercializzazione appare ben orientata, con flussi regolari sia verso il mercato interno che all’export, nel rispetto dei programmi di vendita impostati per garantire la copertura dell’intera stagione e soddisfare la richiesta della clientela".

 

Insomma, la stagione 2020 si è rivelata piuttosto positiva e anche quella attuale sembra essere partita nel migliore dei modi "con quotazioni giudicate al momento buone dagli operatori. La campagna di vendita, tuttavia, è appena iniziata e andrà analizzata con cautela, considerando lo scenario internazionale e la straordinarietà del momento che si sta vivendo". Buoni anche i dati di Assomela registrati nel bollettino di aprile con prospettive positive anche per il prossimo futuro: "Le vendite di marzo – a 224.111 tons - sono state certamente buone, superiori a quelle dello stesso mese dello scorso anno, in pieno lockdown. Allo stato attuale, l’andamento del mercato, le prospettive produttive per la prossima stagione, la minore disponibilità di frutta estiva – colpita duramente dalle gelate visto lo stadio fenologico avanzato – potrebbero sostenere le vendite nel prossimo periodo".

 

In questo caso i contributi a fondo perduto e senza vincolo di destinazione (il mezzo potrebbe essere venduto all'arrivo delle risorse sul conto corrente) sono andati ai carri-raccolta. Il provvedimento non conteneva esplicitamente le indicazioni di validità per i carri-raccolta, ma gli acquisti sono avvenuti con la seconda apertura dei termini, quando sono giunte sul tavolo del Servizio agricoltura oltre 200 domande.

 

A quel punto la Giunta è stata interessata sul da farsi e la Pat ha deliberato che l'acquisto, il noleggio e l'affitto dei carri-raccolta e pesane smoventi possono rientrare tra le misure in grado di assicurare un maggiore distanziamento tra gli addetti. Approvate 211 domande (senza vincolo) e così ogni realtà si è assicurata 12 mila euro, il 60% della spesa ammissibile quantificata in 20 mila euro.

 

"I contadini possono aver risentito della crisi dovuta a Covid, così come dei recenti danni provocati dalle gelate di aprile, ma non si spiega comunque questo intervento. La Pat avrebbe potuto respingere le domande oppure sarebbe dovuta intervenire per differenziare meglio questi contributi. Non si capisce perché non si sia tenuto conto del parere del Servizio agricoltura che aveva manifestato dubbi circa la finanziabilità di queste richieste e perché non si è venuti incontro alle altre necessità legate al mondo agricolo, e in particolare ai piccoli produttori, consentendo un'equa distribuzione dei contributi anche dal punto di vista geografico, oltre che economico, magari a favore dell'incentivazione del biologico", conclude Coppola.

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