Crisi zootecnia tra costi e siccità, ma per la Pat non ci sono condizioni per chiedere stato di calamità. Bocciata la proposta del Patt: ''Così a rischio anche i fondi europei''
L'ordine del giorno del Patt per dichiarare lo stato di calamità naturale è stato bocciato in Consiglio provinciale. Zanotelli: "Non ci sono le condizioni per chiedere attivare questa misura, anche se si sta monitorando la situazione delle malghe maggiormente in sofferenza". Dallapiccola: "Sarebbe stata una misura pragmatica. Anche la Coldiretti nazionale pensa a questo provvedimento"

TRENTO. Niente stato di calamità naturale per cercare di tamponare i grandissimi problemi che si sono abbattuti sulla zootecnica e sugli istituti di malga e di alpeggio in Trentino. L'ordine del giorno targato Patt con Michele Dallapiccola e Paola Demagri è stato bocciato: 14 no e 11 sì. La Provincia, però, monitora la situazione.
E' un momento estremamente complesso per gli allevatori. L'emergenza Covid ha assestato un duro colpo al settore, poi la salita dei costi dell'energia e i prezzi del fieno altissimi. Ora la siccità. E' l'intera filiera agricola a essere messa a dura prova in questi mesi. Anche a livello nazionale sono risuonati più di un campanello d'allarme mentre la fotografia in Trentino è difficile: 15 le realtà che hanno chiuso l'attività in soli 7 mesi (Qui articolo).
Indubbiamente la Provincia non ha esitato a manifestare, più di una volta, vicinanza al settore della zootecnia. Ma a Bolzano sono stati stanziati 15 milioni, mentre a Trento sono arrivati 4 milioni in sede di assestamento di bilancio. "E' da oltre un anno - commenta l'ex assessore Dallapiccola - che chiediamo degli interventi a favore di questo comparto. Le risorse stanziate da piazza Dante sono tardive e, soprattutto, poche perché nel frattempo sono subentrate molte altre situazioni di difficoltà".
E per questo le Stelle alpine hanno presentato una mozione per chiedere lo stato di calamità naturale per la zootecnia dovuto, anche, alla siccità: un provvedimento respinto in Consiglio provinciale. L’assessora Giulia Zanotelli in Aula ha spiegato che non ci sono le condizioni per chiedere attivare questa misura, anche se si sta monitorando la situazione delle malghe maggiormente in sofferenza.
Una situazione drammatica, ha dichiarato Ettore Prandini (presidente di Coldiretti), potrebbero chiudere una azienda agricola su dieci per i costi energetici ma soprattutto per la siccità. Chiesti a Draghi investimenti di carattere strutturale (Qui articolo). "E non esclude il ricorso allo stato di calamità naturale - aggiunge l'autonomista - che è un atto amministrativo pragmatico, come la Provincia ha giustamente fatto per l'olivicoltura, che consente di intervenire in deroga per gestire molti problemi. Basti pensare che in quota non c'è erba e in valle non c'è fieno. A rischio anche le scorte per l'inverno".
Un altro allarme è legato ai fondi europei previsti per il quinquennio 2023/2027. L'Italia potrebbe "perdere 35 miliardi di fondi europei per l'agricoltura italiana nei prossimi cinque anni". Naturalmente anche il Trentino, come tutte le altre regioni italiane, ha bisogno di queste risorse in questa fase di pesantissima crisi.
"La dichiarazione di stato di calamità naturale consente di derogare anche ai de minimis di Bruxelles. La Provincia, però, ha deciso di attendere e si rischia un'altra beffa: non poter accedere ai finanziamenti europei della Pac perché gli allevatori, alla luce della carenza di erba e fieno, potrebbero scendere dai pascoli prima dei 70 giorni, requisito minimo per accedere a questi fondi".
Insomma, la zootecnia è un osservato speciale ma per le Stelle Alpine la Pat fatica a trovare soluzioni. "Dicono che lavorano e che monitorano, speriamo sia vero e si facciano trovare pronti per ogni necessità del settore", conclude Dallapiccola.


















