Crisi agricoltura e zootecnia: la Provincia stanzia altri 7 milioni. Prandini: "Quando chiude una stalla si perde la battaglia contro spopolamento e degrado dei territori"
La crisi dei settori agricolo, ittico e zootecnico sta mettendo in ginocchio numerosi agricoltori e allevatori (anche trentini). A lanciare l'allarme, più volte, Coldiretti che dichiara che il 30% delle aziende agricole lavora in una condizione di reddito negativo mentre l'8% delle stalle rischiano di chiudere presto i battenti

TRENTO. Una manovra d’urgente necessità, quella proposta da Giulia Zanotelli, assessora all’Agricoltura, foreste, caccia e pesca, approvata pochi giorni fa dalla Giunta provinciale e che punta all’incremento di quei fondi recentemente attivati per garantire un aiuto ai settori agricolo, zootecnico e ittico, attualmente in difficoltà.
Fra le varie emergenze, non sono mancati negli ultimi tempi infatti esorbitanti aumenti dei prezzi relativi a materie prime, mangimi e energia elettrica, costi che hanno messo in ginocchio numerosi imprenditori, agricoltori e allevatori.
Un allarme lanciato più volte anche da Coldiretti, che ad aprile raccontava un decremento del -4,8% di campi coltivati a mais, causato da condizioni climatiche avverse e dall'emergenza siccità (con conseguente sos allevamenti), soprattutto dopo lo sconvolgimento dei mercati mondiali determinato dalla guerra in Ucraina. “Una situazione preoccupante con più di 1 azienda agricola su 10 (11%) - si legge sul sito Coldiretti - in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività. Circa 1/3 del totale nazionale delle aziende agricole (30%) è costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi".
Due mesi fa, la stessa associazione rendeva noti invece dati relativi agli allevamenti italiani, dei quali “uno su dieci (l'8%) rischia di chiudere presto i battenti - spiegava Ettore Prandini, presidente della Coldiretti - la stabilità della rete zootecnica italiana ha un’importanza che non riguarda solo l’economia nazionale ma ha una rilevanza sociale e ambientale perché quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado dei territori”, sottolineava.
Problemi di rilevante importanza e urgenza, che hanno condotto la Provincia di Trento a aggiungere 2 milioni di euro a quei fondi straordinari (pari a 4 milioni di euro) già stanziati e dedicati al comparto zootecnico e ittico, permettendo così di fare fronte a costi divenuti per molti ormai insostenibili. Questa, la proposta dell’assessora Zanotelli alla Giunta e approvata venerdì 29 luglio.
Un’ulteriore dotazione che andrà ora a sommarsi ai 4 milioni stanziati attraverso la delibera della settimana scorsa e che, insieme, si aggiungono alle misure tempestivamente attivate nel corso del tempo (in particolare degli ultimi mesi) per garantire supporto a un settore considerato strategico per il mantenimento del territorio alpino.
Insieme a ciò, e sempre su proposta dell’assessora all’Agricoltura, foreste, caccia e pesca, è stata prevista inoltre l’istituzione di un fondo di 5 milioni di euro (nell’ambito della manovra di assestamento di bilancio 2022), dedicati agli altri settori del comparto agricolo e che sarà attivato qualora ricorressero situazioni di criticità legate alle difficoltà che l’agricoltura trentina si trova a affrontare per l’andamento dei mercati e delle condizioni meteorologiche attuali.

Accanto a questi interventi di natura straordinaria, non mancherà tuttavia un costante e continuo lavoro (già da tempo avviato) che coinvolge e coinvolgerà tutti i portatori di interesse del settore agricolo provinciale col fine di strutturare progettualità per promuovere l’innovazione, incrementando competitività e sostenibilità dei sistemi produttivi (anche guardando alle opportunità offerte dal Pnrr e dalla Politica agricola comune 2023-2027).












