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Siccità e crisi economica, tempesta perfetta per la zootecnia: ''Gli aiuti della Pat sono pochi e arrivano tardi: il Trentino chieda lo stato di calamità naturale''

Gli esponenti del Patt, Michele Dallapiccola e Paola Demagri, presentano una mozione per impegnare la Provincia a chiedere lo stato di calamità naturale: ''I danni a bestiame e produzione rischiano di essere irreversibili. E' da un anno che chiediamo alla Giunta di intervenire seriamente, ma l'assessorato non ha fatto nulla e ora si è aggiunto l'enorme problema della siccità"

Di Luca Andreazza - 24 luglio 2022 - 20:21

TRENTO. "Alla zootecnia tocca, purtroppo, il triste primato di osservato speciale tra i settori più colpiti dalla crisi generalizzata". Questo il commento dell'ex assessore Michele Dallapiccola. "Un insieme di aziende dalla grandissima delicatezza, la cui marginalità negli anni si è via via sempre più ristretta. Sono tanti i problemi per il settore e la siccità è solo l'ultima criticità. La Provincia deve chiedere lo stato di calamità naturale per aiutare il comparto".

 

E' un momento estremamente complicato per gli allevatori: prima il lockdown e le restrizioni per fronteggiare Covid ha assestato un duro colpo con la chiusura dei servizi di ristorazione e dei pubblici esercizi, poi l'economia è ripartita ma l'inflazione e la crescita dei prezzi hanno creato ulteriori incertezze nella gestione dei bilanci. La siccità è l'ultimo tassello di quella che sembra una tempesta perfetta (Qui articolo).  

 

Gli allevatori in grande difficoltà, con l'orgoglio di chi vive la montagna da generazioni, cercano di andare avanti e di tenere duro. Ma la crisi delle stalle è evidente: in Trentino in soli 7 mesi 15 le realtà che hanno chiuso l'attività (Qui articolo).

 

"Non mancano altri problemi di natura sociale - dice Dallapiccola - quale il forte invecchiamento medio degli imprenditori con conseguente riduzione del numero delle aziende. Con ogni probabilità questo è anche legato al modello di vita che si abbina a chi alleva vacche. Assolutamente fuori paragone a quello di altre professioni. Eppure tutti raccontano dei custodi del paesaggio: gli allevatori, secondo tutti, andrebbero premiati in ogni modo e in ogni misura. Ma non è così, almeno non più. Questo nonostante fosse assolutamente prevedibile l’arrivo di momenti molto difficili".

 

Recentemente la Provincia ha stanziato circa 4 milioni di euro per la zootecnia. "Poche risorse e messe sul tavolo molto tardi: un provvedimento annunciato ormai almeno 3 mesi fa. E' da oltre un anno - ricorda Dallapiccola - che proviamo a stimolare la Giunta provinciale a prendere in considerazione azioni straordinarie di sostegno al settore. Eppure abbiamo ricevuto sempre un caparbio 'No', l’esecutivo non ha voluto intervenire fin da subito per assistere il settore nell’ambito della promozione. Si sarebbero potuti portare a casa dei risultati da capitalizzare nel momento della crisi. E non si è voluto intervenire nemmeno a inizio anno, quando sono arrivati ulteriori campanelli d'allarme". 

 

Indubbiamente piazza Dante non ha esitato a manifestare vicinanza al settore della zootecnia. E mentre a Bolzano sono stati stanziati 15 milioni, Trento interviene con 4 milioni in sede di assestamento di bilancio. "Saranno almeno una decina i comunicati stampa che raccontano di queste risorse dedicate all'agricoltura. Se - prosegue Dallapiccola - osservati attraverso l’ottica di un privato cittadino possono sembrare tanti, va invece preso atto che dal punto di vista di impatto sul settore si tratta di una cifra al limite del risibile. I ristori, di media, si collocheranno intorno ai 100 euro a capo. E tra scadenze, istruttorie e iter amministrativi gli allevatori non se li ritroveranno sul conto prima della fine dell’anno".

 

Nel frattempo è arrivata la siccità, una situazione particolarmente grave per il comparto (Qui articolo). "Scene che non si ricordano a memoria d'uomo. Possono avere problemi anche imprese industriali o artigianali - evidenzia - ma i danni agli animali e alla produzione per il settore della zootecnia possono essere devastanti e irreversibili. Se finalmente arrivano le precipitazioni previste, ci possono essere ripercussioni sul cotico erboso: la poca erba di rispunta che dovesse repentinamente crescere potrebbe risultare ancor più compromissiva della corretta qualità nell'alimentazione del bestiame".

 

Le Stelle alpine chiedono alla Pat di attivarsi con maggiore solerzia nel risolvere i problemi del settore. "Certo - continua Dallapiccola - in questo periodo di crisi generalizzata, sarebbe ingiusto stilare una graduatoria per stabilire a quale settore economico è andata peggio ma ci sono sostanziali differenze tra un comparto e l’altro, soprattutto se vengono presi in considerazione gli effetti della crisi dentro e fuori al sistema nel quale operano le aziende monitorate. E’ questo il motivo che può riservare alla zootecnia il triste primato di osservato speciale tra i settori più colpiti. Poi chi investe e fa impresa mette in conto qualsiasi forma di rischio e sono sicuro che i nostri contadini sapranno rialzarsi anche da questo annus horribilis. Lascia perplessi la politica ipocrita che pretende di avere ragione e di raccontare se stessa come capace di aver risolto i problemi del sistema. Anziché annunciare bandi come quello visto in questi giorni, dovrebbe soltanto stare zitta e chiedere scusa".

 

Da qui la mozione ad hoc del Patt, firmata anche da Paola Demagri. "La Pat dovrebbe attivarsi come parte fortemente interessata dal problema. Abbiamo una componente della Giunta provinciale che ha assunto il ruolo di Coordinatrice della commissione protezione civile della Conferenza delle Regioni. I contatti dovrebbero esserci e ci attiviamo per impegnare la Provincia leghista a chiedere lo stato di calamità naturale per implementare e sviluppare soluzione per dare risposte alla zootecnia e agli istituti di malga e di alpeggio a causa della drammatica condizione di siccità", conclude Dallapiccola.

 

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