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| 24 feb 2023 | 09:42

Crisi della zootecnia, Dallapiccola: ''La Provincia si è dimenticata nuovamente del settore e c'è il rischio di ulteriore chiusure di stalle nei prossimi mesi''

Il settore lattiero-caseario è ancora stretto tra caro energia, siccità e aumento dei costi. L'ex assessore Michele Dallapiccola (Casa Autonomia.eu): "La Provincia dovrebbe incentivare il passaggio alla sostenibilità energetica degli stabilimenti e investire sulle campagne promozionali"

Crisi della zootecnia, Dallapiccola: La Provincia si è dimenticata nuovamente del settore e c'è il rischio di ulteriore

TRENTO. "La Provincia si è nuovamente dimenticata dei caseifici". A dirlo l'ex assessore Michele Dallapiccola (Casa Autonomia.eu). "Questo accade perché la Provincia si occupa delle questioni in maniera estemporanea seguendo gli allarmi del momento ma senza davvero essere legato agli operatori di settore. E così a luglio, in Aula, alcuni consiglieri di maggioranza si battevano a suon di emendamenti milionari da dedicare al comparto mentre una decina di stalle è stata costretta chiudere".

 

Nelle scorse ore il Concast è tornato a far presente una situazione complessa per il settore lattiero-caseario, stretto tra caro energiasiccità e aumento dei costi. Criticità che il comparto zootecnico si trova a dover fronteggiare da almeno un anno a questa parte e che sembra non essere migliorata.

 

I vertici del Consorzio dei caseifici sociali trentini (Trentingrana Concast) evidenziano che, sebbene non abbiano ancora in mano numeri certi, "sono diversi gli allevatori che nel corso del 2022 hanno chiuso i battenti".  Il trend relativo alla produzione è sempre stato in crescita, anche con ritmi anche abbastanza importanti, soprattutto negli ultimi anni e fino al 2021: l'anno scorso, invece, c'è stato un calo che si attesta al 7% (Qui articolo).

 

"Adesso - prosegue Dallapiccola - son passati alcuni mesi e di soldi promessi ne sono arrivati davvero pochi. Questa maggioranza di governo provinciale non parla più dei costi alle stelle in zootecnia. Neppure gli aggravi economici sono stati contrastati in maniera adeguata dai risicati ristori provinciali. E infatti i bilanci dei consorzi cooperativi e di conseguenza delle relative aziende bovinicole, tornano a destare preoccupazione. Complice anche la riduzione dei 'contributi settoriali' da parte della Provincia e l’aumento spropositato dei costi".

 

E si prospetta un altro periodo difficile, la siccità è forte e questo si potrebbe riflettere sulla produzione. "Non ci sono ancora campanelli d'allarme - hanno spiegato a Il Dolomiti realtà quali LatteTrento e Federallevatori - ma monitoriamo la situazione" (Qui articolo).

 

Ma nei prossimi mesi si rischiano ulteriori chiusure di stalle e caseifici. "Strutture quest’ultime che non navigano di certo in buone acque. Pare siano quattro ma forse anche cinque i Caseifici Sociali che nei prossimi mesi potrebbero definitivamente abbassare la serranda. In comune hanno il fatto di trovarsi tutti in Val di Non e di aderire al consorzio di secondo livello Concast", spiega Dallapiccola. Gli interessati ne parlano poco e pure malvolentieri. Una voce forte da parte degli allevatori, se c’è stata, non è certo passata dalle piazze. Anzi, in piazza Dante molto probabilmente sono arrivati più che altro sussurri di corridoio. E' il prezzo che pagano gli allevatori nell'avere dei rappresentanti particolarmente allineati, come da tradizione, con la politica governativa. In passato poteva andare bene, anche come metodo. Oggi però trovo è necessario che qualcuno alzi la mano e confermi ai trentini che in effetti l’inarrestabile crisi della loro zootecnia sta per affrontare un ulteriore drammatico passaggio".

 

Come uscirne? "Non ci sono ricette magiche", commenta il consigliere provinciale di Casa Autonomia.eu. "Ma la Provincia dovrebbe incentivare, con forme di sostegno ad hoc, il passaggio alla sostenibilità energetica degli stabilimenti lattiero caseario. Almeno quelli più grandi. E' stato promesso, ma non è stato fatto nulla e sarebbe il primo aspetto da sbloccare. Alla fine della legislatura dopo aver tanto parlato chissà che finalmente non si riesca a uscire dall’ordinario e alla zootecnia si riservino quegli investimenti straordinari dei quali ha particolarmente bisogno".

 

Misure che dovrebbero coinvolgere anche il sistema di funzionamento del Consorzio di secondo livello. "Potrebbe cominciare dal suo approccio alla gestione della stagionatura e della commercializzazione del prodotto caseario più quotato: il Trentingrana. Dal basso, dai soci, arrivano richieste di incentivare la qualità del prodotto. Andrebbero distinte le classi qualitative post battitura per avere la possibilità di una corresponsione economica, funzione anche del merito qualitativo di ogni singolo caseificio".

 

E ritornare a organizzare alcuni appuntamenti per valorizzare il prodotto del territorio. "E' da cinque anni che evidenziamo come cancellare manifestazioni quali 'Latte in festa' e ridurre l’investimento anziché attivare pesanti campagne di marketing riferito al prodotto lattiero caseario locale, altro non sono state che ulteriori batoste che si sono abbattute sul settore. Se sommiamo i mancati aiuti all’aumento dei costi delle materie prime, comprendiamo perché la riduzione del numero delle partite Iva che si dedicano alla bovinicoltura in Trentino, non trova soltanto ragioni sociologiche ma gravi responsabilità politiche", conclude Dallapiccola.

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