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| 23 feb 2023 | 13:23

"Diversi allevatori persi e produzione del latte calata del 7%", l'allarme del Concast: "Per fare fronte alla crisi abbiamo dovuto accorpare alcuni caseifici"

Sebbene la perdita degli allevatori risulti allarmante, "a preoccuparci molto è l'inversione di tendenza relativa alla produzione di latte, un trend che è sempre stato in crescita, con ritmi anche abbastanza importanti, soprattutto negli ultimi anni e fino al 2021: nel 2022, invece, abbiamo registrato un calo pari a circa il 7%"

"Diversi allevatori persi e produzione del latte calata del 7%"

TRENTO. Caro energia, siccità e aumento dei costi in ogni dove. La situazione (connotata da difficoltà) che il comparto zootecnico si trova a dover fronteggiare da almeno un anno a questa parte pare non essere migliorata. Lo rivelano i rappresentanti ai vertici del Consorzio dei caseifici sociali trentini (Trentingrana Concast) che, sebbene non abbiano ancora in mano numeri certi, assicurano: "Sono diversi gli allevatori che nel corso del 2022 hanno chiuso i battenti". 

 

"La chiusura di alcune aziende agricole è di per sé un fatto fisiologico, soggetto a ricambi generazionali, difficoltà date da un lavoro non semplice, soprattutto per chi alleva in montagna e molti altri fattori - precisano -. Nel corso del 2022, come avevamo previsto, questa tendenza è stata accelerata dalla crisi e dall'aumento dei costi". 

 

Sebbene la perdita degli allevatori risulti allarmante, "a preoccuparci molto è l'inversione di tendenza relativa invece alla produzione di latte - sottolineano dal Trentingrana Concast -. Il trend relativo alla produzione è infatti sempre stato in crescita anche con ritmi anche abbastanza importanti, soprattutto negli ultimi anni e fino al 2021: lo scorso anno, invece, abbiamo registrato un calo pari a circa il 7%".

 

Una cifra che potrebbe apparire 'bassa' ma che in realtà "racchiude tutta la preoccupazione del comparto: una controtendenza che stiamo tentando di 'combattere' adottando stratagemmi per fare fronte a quelle difficoltà che tutt'oggi colpiscono il settore". 

 

Oltre ai costi relativi a energia e gas, per gli allevatori trentini si sono aggiunti alle spese "anche i foraggi, con prezzi cresciuti in maniera importante e non ancora calati - precisano ancora -. Fortunatamente, sembrerebbe invece che i 'packaging' (solo per quanto concerne le scatole ndr) stiano rientrando a livello di costi, cosa che per i mangimi (e la plastica ndr) tuttavia non è ancora accaduto", costituendo ulteriore problema da affrontare. 

 

"Un momento drammatico per la zootecnia, mai visto prima d'ora - dichiarava a Il Dolomiti ormai sei mesi fa Stefano Albasini, presidente del Consorzio dei caseifici sociali trentini -. Siamo attaccati su tutti i fronti: partendo da materie prime quasi introvabili o reperibili a prezzi esorbitanti, arrivando ai costi delle utenze". 

 

Il rischio maggiore dato dalla crisi, aveva anticipato con lungimiranza Albasini, "è che se fra qualche mese la situazione non dovesse cambiare perderemo l'anima dei nostri caseifici, che sono gli allevatori. Alcune aziende daranno fondo ai propri risparmi, altre invece aumenteranno i propri debiti. Altre ancora, infine, purtroppo chiuderanno i battenti".

 

"Mentre i caseifici, se in difficoltà, possono fondersi, attività come stalle e allevamenti potrebbero essere costrette invece a chiudere", aveva dichiarato, anticipando non soltanto una perdita effettivamente avvenuta ma anche una strategia, infine, messa in pratica: "All'inizio di questo 2023 - raccontano oggi dal Concast - abbiamo dovuto provvedere a razionalizzare la raccolta e lavorazione latte e la conseguente produzione di formaggi. Come? Prevedendo, ove necessario, degli accorpamenti fra caseifici".

 

"Qualche settimana fa i soci del caseificio Cavareno sono entrati a far parte di quello di Romeno: oggi sono 22 soci in totale e insieme costituiscono il Caseificio Sociale Alta Val di Non Romeno Cavareno - concludono -.  Per fare fronte a crisi e costi, prevediamo altri 'accorpamenti' anche nei prossimi mesi".

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