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| 29 lug 2022 | 06:01

Agricoltura in crisi, i costi lievitano e c'è un nuovo allarme di Coldiretti: "A rischio i fondi europei". La Cia: ''Ci mancano anche lavoratori nei campi. Siamo allo stremo''

Non solo la crisi dovuta all'aumento dei costi delle materie prime. Da Coldiretti arriva un altro allarme: "Rischiamo di perdere 35 miliardi di fondi europei per l'agricoltura italiana nei prossimi cinque anni". Ma non solo, Cia del Trentino: "Nel decreto flussi tagliati circa 800 lavoratori''

TRENTO. I costi dell'energia che continuano a salire, prezzi del fieno mai visti prima, la siccità che sta colpendo duramente non solo le coltivazioni ma anche i pascoli. E' l'intera filiera agricola ad essere messa a dura prova in questi mesi. Lo abbiamo descritto in queste settimane sentendo malghe, aziende agricole, allevamenti. Ma a tutto questo si aggiunge anche un altro elemento. “Abbiamo un altro problema grosso accanto a quelli legati alla siccità e all'aumento dei costi delle materie prime” dice a il Dolomiti, Paolo Calovi, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Trentino. “Non abbiamo forza lavoro e in queste settimane si sta facendo sentire moltissimo”. 

 

Tutto è legato, spiega Calovi, al decreto flussi. Per il Trentino la richiesta era quello di circa 2000 – 2200 lavoratori provenienti da altri paesi extra Ue. “Questo è un numero che avevamo richiesto – ci spiega – ma con la ripartizione fatta con le altre regioni, purtroppo, è arrivata una sforbiciata di circa 800 lavoratori extra Ue. Così è una situazione difficile per le aziende, basti pensare a quelle che si occupano della raccolta dei piccoli frutti che sono in pieno lavoro”. 

 

Tante aziende stanno già portando avanti il proprio impegno in perdita e questa carenza di lavoratori sta mettendo in ulteriore difficoltà le attività già allo stremo. “E' una situazione difficile che stanno vivendo in tanti, si cerca di andare avanti, certamente, ma davvero tante aziende sono in una situazione con bilanci al limite” continua il presidente di Cia. "I fondi europei significano per il Trentino milioni di euro e se non arrivano è un guaio" spiega anche il direttore Massimo Tomasi

 

Le stalle trentine, come già raccontato negli scorsi giorni sono nella stessa situazione. Sono molte quelle che stanno chiudendo perché non riescono più a lavorare in perdita e l'aumento dei costi peggiorerà anche nei prossimi mesi (QUI L'ARTICOLO). “I costi per la produzione del latte sono aumentati di circa 9 centesimi al litro – spiega Calovi – e ad aumentare non solo solo quelli del mantenimento degli animali ma anche quelli che si devono sostenere per il trasporto e la trasformazione del latte”. 

 

E ci sono poi i pascoli dove la siccità ha bruciato l'erba, dove il fieno costa sempre di più e le riserve che dovrebbero essere usate d'inverno, sono state intaccate. Mancano le pozze d'acqua dove gli animali vanno a bere perché prosciugate da questa ondata di caldo. E tutto questo pesa nei bilanci delle aziende agricole.  (QUI L'ARTICOLO)

 

Un puzzle, quello dell'agricoltura trentina, che con il passare dei giorni si sta un po' alla volta sgretolando. “Dobbiamo essere però ottimisti- continua il presidente degli Agricoltori Trentini – perché lo sforzo di tutto è immenso per andare avanti”. 

 

E' purtroppo c'è anche un'altra spada di Damocle che pende sulla testa delle aziende agricole trentine. Quella dei fondi europei previsti per il quinquennio 2023 – 2027. E' delle scorse ore, infatti, l'allarme lanciato dalla Coldiretti nazionale, ripreso poi da tutte le regioni, sul rischio che sta correndo l'Italia di  “perdere 35 miliardi di fondi europei per l'agricoltura italiana nei prossimi cinque anni”. Soldi che anche il Trentino, come tutte le altre regioni italiane, ne ha bisogno soprattutto dopo una crisi come quella che sta attraversando. 

 

Sulla Politica agricola comune occorre superare le osservazioni di Bruxelles e approvare in tempi stretti il Piano strategico nazionale – spiega Prandini - senza il quale non sarà possibile far partire la nuova programmazione dal 1° gennaio 2023”. Stiamo parlando , ha spiegato il presidente di Coldiretti, di una dotazione finanziaria di 35 miliardi “per sostenere l’impegno degli agricoltori italiani verso l’innovazione, la sostenibilità e il miglioramento delle rese produttive, tanto più vitali in un momento dove la guerra in Ucraina ha mostrato tutta la strategicità del cibo e la necessità per il Paese di assicurarsi la sovranità alimentare”.

 

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